Manuale pratico di imperfezione: una somma di piccole cose – di Enzo Governale (settima puntata)

Trasformare il grande desiderio di cambiamento in un gesto minimo e concreto

Micro-obiettivo [mì·cro-o·biet·tì·vo]
Parola composta dal greco mikrós (piccolo) e dal latino obiactum (posto davanti). Indica un tra guardo minimo, un punto di arrivo situato a brevissima distanza, immediatamente raggiungibile.

La misura della realtà. Abbiamo parlato di visione, di quel panorama lontano che ci indica la rotta e scalda il cuore. Ma la visione, per quanto luminosa, nasconde un’insidia: la sua stessa vastità può schiacciarci. Guardare la cima della montagna mentre siamo ancora a valle, stanchi e con le scarpe impolverate, genera spesso una vertigine ma al contrario. È quel senso di impotenza che ci sussurra: “Non ce la farai mai, è troppo lontano, è troppo faticoso”. Qui, nel momento della paralisi, interviene il micro-obiettivo. Il cambiamento, come scrivevo all’inizio di questo percorso, non arriva quasi mai con la colonna sonora dei grandi film eroici. È, invece, una cosa piccola, lenta e spesso goffa. Il micro-obiettivo è la traduzione pratica di questa lentezza necessaria.

Trasformare il grande desiderio in un piccolo gesto concreto è l’atto di umiltà più rivoluzionario che possiamo compiere. Significa avere il coraggio di smettere di aspettare la “grande occasione” o la “svolta epocale” per iniziare a spostarsi di quei pochi centimetri necessari a cambiare angolazione. Il micro-obiettivo non deve essere ambizioso: deve essere quasi ridicolo per quanto è semplice. Pure un po’ imbarazzante. Se il tuo sogno è recuperare la forma fisica, il micro-obiettivo non è correre una maratona ma allacciarsi le scarpe, uscire di casa e camminare per dieci minuti. Se vuoi scrivere un romanzo, è scrivere un’unica, onesta riga ogni mattina. Non importa quanto sia piccolo il passo, conta solo che sia reale e che ti porti fuori dalle sabbie mobili dell’immobilità. Scusate il gioco di parole. 

Siamo figli di una cultura che celebra solo il risultato finale, il podio, il successo eclatante. Ma la verità clinica ci dice che la mente si spaventa davanti al “troppo”, mentre si rassicura davanti al “possibile”.

Ogni micro-obiettivo raggiunto è un messaggio potente che inviamo al nostro sistema nervoso: “Vedi? Siamo capaci di agire”. È un modo per ingannare la paura del fallimento, riducendo il rischio a una dimensione minima e gestibile. A quel primo gradino se ne aggiungeranno altri, quasi per inerzia, perché la felicità non è un evento catastrofico che ci investe ma “una somma di piccole cose” che, col tempo, trovano il loro ordine. È la “somma di passi che arrivano a cento”, la costanza di chi sa che ogni minuscolo frammento di mosaico è indispensabile per l’immagine finale. Il micro-obiettivo è il punto in cui il sogno incontra la terra e inizia, finalmente, a camminare.

Enzo Governale

Le tappe del cammino

Il cambiamento in 21 parole e tutto il tempo che serve: manuale pratico di imperfezione

Consapevolezza

Accettazione

Responsabilità

Visione

Decisione

Micro – obiettivo

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