La nostra Chiesa in festa per la Madonna del Carmine: intervista a don Gian Paolo Orsini

Con i Vespri solenni e la tradizionale processione per le vie del quartiere, giovedì 16 luglio anche Alessandria ha celebrato la solennità della Madonna del Carmine. Molti fedeli hanno preso parte alle funzioni nella chiesa di via Guasco, partecipando al triduo di preparazione e agli eventi in programma. «Maria, nei vari titoli con cui la onoriamo, ha sempre qualcosa di affascinante, di bello. Non attira a sé, ma ci conduce a Gesù. Mi colpisce sempre la devozione alla Madonna del Carmine. Una devozione che, anche quest’anno, non è mancata» spiega don Gian Paolo Orsini, sacerdote della parrocchia del Carmine.

Don Gian Paolo, come avete celebrato questa festa di fede e devozione?

«Quest’anno ci siamo orientati sul triduo, perché il giorno della festa della Madonna era di giovedì e anticipare troppo diventava problematico; ma non credo che la buona riuscita dipenda dalla durata. Peraltro sabato pomeriggio abbiamo avuto un anticipo con la Messa animata dal coro degli Alpini Valtanaro; in passato avevano già fatto concerti nella nostra parrocchia, ma desideravano cantare in una celebrazione. È stato un bel momento, in cui tra l’altro gli Alpini hanno voluto ricordare ancora il mio 30° anniversario di ordinazione donandomi il logo del Coro con una dedica speciale per l’occasione. Domenica mattina alle 11.30 c’è stata la celebrazione eucaristica, presieduta da don Gianni Toriggia, vicario generale, con l’esposizione della statua della Madonna. Poi lunedì, martedì e mercoledì erano in programma la preghiera del triduo e il rosario, seguiti dalla Messa, quest’anno senza predicatori esterni, ma ho giocato in casa (sorride). Mercoledì sera abbiamo ospitato il concerto che ha aperto la 47ª Stagione Internazionale di Concerti sugli Organi Storici della provincia, organizzata dalla professoressa Romiti; purtroppo l’allerta meteo diramata nel pomeriggio forse ha dissuaso un po’ a partecipare, ma la presenza è stata comunque discreta. All’organo si è esibito il Maestro Luciano Zecca con un interessante repertorio prevalentemente mariano. Un bel concerto! Poi, il giorno della festa, giovedì 16: prima la Messa alle 11, concelebrata con don Domenico Dell’Omo, con la benedizione degli scapolari e la supplica; alle 18 la Messa solenne, presieduta da don Giuseppe Bodrati e concelebrata da padre Lorenzo Tarletti; infine, alle 21, i Vespri e la processione guidati da padre Lorenzo, con il diacono Alejandro Suarez Correa. Tra i fedeli erano presenti anche padre Roberto Viglino, padre Giorgio e padre Daniele Noè e don Mauro Mergola. Indispensabile e fondamentale per lo svolgimento della processione è stata la presenza del Nucleo Provinciale di Protezione Civile dell’Associazione Nazionale Carabinieri, che hanno svolto un perfetto servizio d’ordine».

Spunti e riflessioni, dopo questo momento di festa?

«Gli spunti e gli stimoli ci sono stati e rimangono, nonostante la concentrazione delle funzioni. Celebrando la Madonna del Carmine, e pensando quindi al Monte Carmelo, dico sempre che salire un monte richiede un po’ di sforzo. Come ricordavano anche don Bodrati e padre Lorenzo, il senso è quello di una comunità che festeggia la Patrona, camminando insieme e rispettando il passo, le necessità, i tempi e le fatiche di tutti. Se la meta è chiara, la cima è chiara, allora non temiamo. Il nostro canto, infatti, è: “Madre del Monte Carmelo, noi veniamo a te per trovare Gesù”. Maria non manca di aiutarci a trovare e raggiungere Cristo».

Cosa ti colpisce di questa devozione?

«Mi colpisce, per esempio, il richiamo dello scapolare, quei pezzettini di stoffa su cui sono raffigurati la Madonna e il Sacro Cuore, uniti da cordoncini per essere indossati: molti lo portano come un impegno a vivere sull’esempio e l’intercessione di Maria, non qualcosa di superstizioso, ma un atto di fede, di devozione. Mi colpisce come ci siano fedeli che vengono dai paesi attorno, alcuni mi hanno ringraziato perché è un appuntamento molto atteso e sentito. Maria, nei vari titoli con cui la onoriamo, ha sempre qualcosa di affascinante, di bello. Non attira a sé, ma ci conduce a Gesù. Abbiamo bisogno della Mamma, come Lei saggiamente ha detto a Cana: “Qualsiasi cosa vi dica, fatela”. Sono grato anche ai collaboratori che si sono dati da fare, a vario titolo. Il senso della festa sta anche nel preparare, sistemare, addobbare: un’attenzione, un decoro, per il gusto e la bellezza profondi».

Cosa hai chiesto alla Madonna?

«A causa di un problema familiare, quest’anno non sono riuscito ad andare a Lourdes: ho dovuto rivedere i miei piani, e forse ho sentito maggiormente questa festa del Carmine. Ho chiesto di riconoscere e fare la volontà del Signore. Non soltanto per me, ma anche come comunità: sentire quel senso di impegno comune. Ci sono tante doti, preziose, e serve collaborare, imparare a farlo con attenzione e rispetto reciproco. Queste occasioni tirano fuori il meglio di noi, ma devono essere un insegnamento e un’occasione per migliorarci nella quotidianità».

Alessandro Venticinque

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