Intervista a Mara Scagni, segretaria regionale del Piemonte
e responsabile dell’Assemblea territoriale di Alessandria di Cittadinanzattiva
Ogni giorno accanto ai cittadini che incontrano difficoltà con il sistema sanitario: è questa la missione di Cittadinanzattiva, associazione presente anche all’interno dell’Azienda Ospedaliero-Universitaria di Alessandria con uno sportello dedicato all’ascolto, all’orientamento e alla tutela dei pazienti. Ne abbiamo parlato con Mara Scagni, segretaria regionale del Piemonte e responsabile dell’Assemblea territoriale di Alessandria. L’intervista sarà disponibile prossimamente anche nel podcast “Oltre la cura” e si inserisce nel progetto congiunto dell’Ospedale, la nostra Diocesi e la fondazione Solidal per dare voce alle realtà di volontariato che ogni giorno contribuiscono a rendere l’ospedale sempre più attento ai pazienti.
Mara, aiutiamo i nostri lettori a capire dove trovarvi: dove ha sede Cittadinanzattiva?
«Premetto che siamo presenti in tutta la provincia di Alessandria. Oltre alla sede di Alessandria, infatti, siamo anche negli ospedali di Casale Monferrato, Tortona, Novi Ligure e Acqui Terme. Ad Alessandria abbiamo un ufficio all’ingresso dell’ospedale di via Venezia: entrando, si percorre il corridoio sulla destra e, a metà, si trova il nostro sportello segnalato da un cartello. Riceviamo senza appuntamento il lunedì e il martedì mattina, mentre negli altri giorni lavoriamo su appuntamento».
Ci racconti concretamente di cosa vi occupate?
«Cittadinanzattiva è nata nel 1978 insieme al Servizio sanitario nazionale, proprio per accompagnare i cittadini nelle difficoltà che possono incontrare nel rapporto con la sanità pubblica. Negli ultimi anni abbiamo ampliato il nostro impegno occupandoci anche di ambiente, tutela dei consumatori e sicurezza degli edifici scolastici, ma la sanità resta il cuore della nostra attività. Da noi possono rivolgersi tutte le persone che ritengono di aver avuto problemi nel percorso di cura. A volte si tratta di situazioni complesse, altre volte semplicemente di difficoltà di dialogo con il personale sanitario o di incomprensioni nate durante un ricovero: cerchiamo sempre di aiutare le persone a trovare una soluzione. Ci occupiamo anche di continuità assistenziale, ad esempio quando una persona anziana viene dimessa dall’ospedale e la famiglia non sa come orientarsi o quali servizi attivare. Poi ci sono i casi di presunta malasanità. In questi casi collaboriamo con medici legali e avvocati. Il primo colloquio viene sempre svolto dai nostri volontari, perché è necessario capire se esistano davvero i presupposti per intraprendere un percorso legale. Successivamente il medico legale esamina la documentazione clinica e valuta se vi siano gli elementi necessari. Solo a quel punto la persona decide liberamente come procedere: noi possiamo indicare professionisti esperti di diritto sanitario, che conoscono bene queste problematiche e hanno una competenza specifica. Ci occupiamo anche di situazioni molto più semplici, ma che possono creare grandi disagi. Penso, ad esempio, alle prenotazioni non registrate correttamente o agli addebiti ricevuti per visite che il cittadino aveva regolarmente disdetto. In questi casi cerchiamo di fare da mediatori tra il paziente e l’azienda sanitaria, verificando cosa sia realmente accaduto e cercando una soluzione condivisa. Vorrei aggiungere una cosa: il nostro servizio non è rivolto soltanto ai cittadini. A volte supportiamo anche il personale sanitario, perché anche all’interno delle strutture possono nascere incomprensioni.
Il nostro obiettivo è sempre favorire il dialogo».
La sezione di Alessandria quando è nata?
«Intorno agli Anni 2000. In quel periodo io ero impegnata come amministratrice provinciale e successivamente come sindaco, ma conoscevo già molto bene Cittadinanzattiva e ne apprezzavo il lavoro. Avevamo iniziato a collaborare quando ero assessore, soprattutto sui temi della sicurezza degli edifici scolastici. Quando ho concluso l’esperienza da sindaco mi è sembrato quasi naturale mettere la mia esperienza a disposizione dell’associazione. Sanità e sociale fanno parte della mia storia: sono sempre stati gli ambiti di cui mi sono occupata con maggiore convinzione. Dal 2014 sono responsabile dell’Assemblea territoriale di Alessandria e faccio parte anche della segreteria regionale e nazionale. Cerco semplicemente di mettere a disposizione l’esperienza maturata in tanti anni di lavoro».
Ti sei mai chiesta: «Ma chi me lo fa fare?».
«Sì, ogni tanto me lo chiedo (sorride). Oggi lavorare accanto alla sanità pubblica non è semplice. Noi continuiamo a considerarla un patrimonio fondamentale da difendere, ma è evidente che anche la sanità alessandrina vive momenti di difficoltà. Devo dire, però, che il rapporto con l’Asl e con l’Azienda ospedaliera è molto positivo. Quando segnaliamo un problema troviamo quasi sempre disponibilità all’ascolto. Noi non scegliamo mai di metterci in contrapposizione con le istituzioni: il nostro obiettivo non è fare polemica, ma contribuire a risolvere i problemi. Per questo il dialogo con le direzioni è costante e anche molto costruttivo».
Chi sono oggi i volontari di Cittadinanzattiva?
«Ogni Assemblea territoriale può esistere se conta almeno cinquanta iscritti. Naturalmente non tutti sono volontari attivi: molti sono persone che in passato hanno ricevuto il nostro aiuto e hanno deciso di sostenerci rinnovando ogni anno la tessera associativa. Ad Alessandria gli iscritti sono 182, un numero davvero importante. Tra poco entrerà a far parte del gruppo anche un medico primario dell’ospedale di Alessandria che sta andando in pensione: sarà sicuramente una presenza preziosa. I nostri volontari sono molto diversi tra loro: ci sono professionisti con grandi competenze, come un ex direttore sanitario dell’Asl a Casale o un ex dirigente dell’Azienda ospedaliera a Tortona. Ma ci sono anche cittadini che non avevano alcuna esperienza specifica e che sono diventati colonne portanti dell’associazione. Penso, ad esempio, a una nostra volontaria, ex dipendente della Provincia, che oggi coordina l’apertura dello sportello, organizza i turni ed è un punto di riferimento insostituibile per tutti noi. Questa è la cosa bella di Cittadinanzattiva: ognuno mette a disposizione quello che sa fare e cresce insieme agli altri».
Se un nostro lettore volesse unirsi a voi come volontario, deve seguire un iter particolare?
«Non è richiesto un corso per entrare in associazione. Quello che facciamo è un percorso di affiancamento. I nuovi volontari iniziano accanto alle persone più esperte, in particolare insieme a Pia, la colonna portante della nostra sede. Piano piano imparano come funziona lo sportello, condividono le attività quotidiane e, quando si sentono pronti, iniziano a gestire in autonomia le situazioni più semplici. Più che competenze particolari, serve avere voglia di mettersi a disposizione degli altri. Il resto si impara insieme».
C’è una frase che rappresenta bene lo spirito di Cittadinanzattiva?
«Il nostro motto è: “Perché non accada ad altri”.
È una frase che dice bene il senso del nostro lavoro. Quando seguiamo un caso di malasanità o una situazione particolarmente difficile, non lo facciamo soltanto per aiutare quella persona, ma anche perché errori simili non si ripetano. Un’altra parola a cui teniamo molto è “empowerment”, che potremmo tradurre con “autodeterminazione”. Significa aiutare le persone a diventare più consapevoli dei propri diritti, delle proprie possibilità e degli strumenti che hanno a disposizione. Naturalmente ci capita di assistere persone molto fragili, che hanno bisogno di essere accompagnate passo dopo passo. Ma il nostro obiettivo non è sostituirci ai cittadini. Cerchiamo piuttosto di metterli nelle condizioni di essere sempre più autonomi: il nostro desiderio è che le persone diventino più consapevoli e più forti».
C’è un episodio che racconta il bene che fate ogni giorno?
«Ce ne sarebbero davvero tanti. Ricordo una signora che si è rivolta a noi dopo la morte della madre. Era convinta che non si fosse trattato soltanto di una tragica fatalità, ma che durante il percorso di cura ci fossero stati degli errori. Abbiamo fatto insieme tutto il percorso: l’analisi della cartella clinica, la valutazione del medico legale e il confronto con gli avvocati. Alla fine è emerso che aveva ragione e le è stato riconosciuto anche un risarcimento importante, che lei ha lasciato a noi dicendoci questo: “Non mi interessava il rimborso economico, volevo solo giustizia per mia madre. Aver fatto questo percorso con voi mi ha permesso di trovare una serenità rispetto alla morte di mia mamma”».
C’è invece una vicenda che, più di tutte, ti ha lasciato un segno?
«Negli ultimi anni la nostra attività si è ampliata moltissimo e oggi ci capita anche di seguire famiglie straniere che, oltre ai problemi sanitari, devono affrontare difficoltà linguistiche e burocratiche. Una storia che non dimenticherò mai riguarda una famiglia con il marito palestinese e la moglie ucraina (già questo fa capire quanto fosse complicata la loro situazione). Abbiamo cominciato a seguirli quando la donna ha iniziato la dialisi. I medici le avevano spiegato che, senza un trapianto di rene nel giro di pochi mesi, non ce l’avrebbe fatta. La famiglia non era nelle condizioni di affrontare da sola tutte le pratiche necessarie, così li abbiamo accompagnati passo dopo passo, fino all’iscrizione nella lista trapianti del Piemonte: il problema era che il suo rene era molto particolare e in Piemonte non c’erano donatori idonei. Nel frattempo c’era anche un’altra e difficoltà: la signora non aveva ancora ottenuto il permesso di soggiorno. A un certo punto, però, è arrivata una segnalazione dalla Lombardia: c’era un rene compatibile. Bisognava portarla a Milano nel giro di pochissimi giorni e trovare rapidamente una soluzione anche per la copertura sanitaria, altrimenti l’intervento sarebbe stato impossibile. In questa circostanza, la collaborazione con l’Asl è stata fondamentale. Insieme siamo riusciti a ottenere una copertura sanitaria provvisoria. Ricordo ancora quella notte: alle due siamo partiti per Milano e lei è stata finalmente sottoposta al trapianto. È stata davvero un’avventura (sorride), ma anche una grandissima soddisfazione: senza il nostro aiuto, quella famiglia non sarebbe riuscita ad affrontare tutto quello che c’era da fare. Le difficoltà burocratiche e linguistiche erano davvero enormi. Probabilmente è il caso più complesso che abbiamo seguito fino a oggi».
Chi desidera mettersi in contatto con voi come può fare?
«La nostra sede è aperta il lunedì e il martedì senza appuntamento. Sulla porta dello sportello è sempre esposto il mio numero di cellulare. Inoltre, quando il centralino dell’ospedale o l’Ufficio Relazioni con il Pubblico intercettano situazioni che possono riguardarci, indirizzano direttamente le persone da noi. Per chi preferisce informarsi online, il nostro sito di riferimento è piemonte.cittadinanzattiva.it».
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