10 anni di Amoris Laetitia: in Diocesi un percorso di approfondimento sull’esortazione apostolica di papa Francesco

«Oggi serve ricostruire un’amicizia autentica tra famiglie per condividere il Vangelo e la vita»

A dieci anni dall’esortazione apostolica “Amoris Laetitia” di papa Francesco, nel mese di ottobre il Santo Padre Leone XIV incontrerà i capi delle Chiese orientali e i presidenti delle Conferenze episcopali mondiali con l’intento di procedere, nell’ascolto reciproco, a un discernimento sinodale sui passi da compiere per annunciare il Vangelo alle famiglie oggi, alla luce di “Amoris Laetitia” e tenendo conto di quanto si sta realizzando nelle Chiese locali. Qui ad Alessandria c’è chi ha pensato di fare questo stesso percorso, coinvolgendo gli uffici pastorali diocesani. Stiamo parlando di Diego Lumia e Larives Bellora, responsabili dell’ufficio per la famiglia.

Diego, che cosa accadrà nell’incontro di ottobre, a Roma?

Diego: «È un incontro che vuole riattualizzare e rilanciare il messaggio di “Amoris Laetitia”. Papa Leone non chiede una revisione del testo, ma ha convocato questo incontro sinodale per capire quanto abbiamo iniziato ad ascoltarla e a metterla in pratica, soprattutto nel tempo di trasformazione che viviamo oggi. Cerca un confronto ampio per leggere la realtà, perché per lui, come per papa Francesco, essa è superiore all’idea. Non un appuntamento con decisioni calate dall’alto: tutti i presenti cercheranno di raccogliere le esperienze positive e le difficoltà già presenti nei propri territori per rileggere i bisogni delle famiglie e capire dov’è lo Spirito Santo».

Larives, come si sta muovendo la nostra diocesi rispetto a questo stimolo della Chiesa universale?

Larives: «Ci siamo chiesti: se la Chiesa si riunisce per riflettere e discernere, perché non fare la stessa cosa anche noi in diocesi? Su iniziativa di don Mauro Mergola, responsabile della pastorale giovanile e vocazionale, ci siamo trovati per proporre a tutti gli uffici della pastorale diocesana e alle associazioni partner, come il Consultorio per la persona e la famiglia, di affrontare insieme le stesse domande proposte dal Papa, allargando lo sguardo al tema vocazionale, che è un tema trasversale. Lo scopo è leggere la nostra realtà locale, far emergere il positivo ed evitare di lavorare divisi per singoli uffici, muovendoci invece come un unico corpo».

Entriamo nei punti della scheda di lavoro (la trovate nel paginone). Il primo recita: “Le famiglie oggi: realtà, bellezza e sfide”. Tra le domande proposte ce n’è una sul “dialogo tra esperienza vissuta, discernimento, ricerca teologica e scienze umane”. Non vi sembra una formulazione un po’ astratta?

D: «Per comprendere la vita di una coppia o di una famiglia ci sono aspetti che cogli con la fede, ma altri per i quali le scienze umane sono fondamentali. Nei percorsi come quelli di Betania, che abbiamo già raccontato qui su Voce, o nei corsi di alta formazione mettiamo insieme la Parola di Dio e l’indagine sulla propria interiorità relazionale. In un mondo pieno di ferite, depressioni e fragilità, questo approccio integrato ci aiuta enormemente».

L: «Come ha scritto papa Francesco in “Amoris Laetitia”, in passato la teologia del matrimonio è stata analizzata da un punto di vista troppo teorico, senza guardare in faccia la realtà delle famiglie. Ricordo quando padre Marco Vianelli (già direttore dell’Ufficio nazionale per la pastorale della famiglia, ndr) venne ad Alessandria e sottolineò un passaggio chiave sulla ricchezza e la preziosità della famiglia cristiana: “Se vai a prendere un caffè a casa di una coppia unita nel sacramento, anche se fosse la famiglia più scalcinata o disastrata del mondo, lì incontri il Signore come in un tabernacolo, perché lì c’è la Sua presenza reale”».

Altro tema: “I giovani e la scoperta della vocazione matrimoniale”. Oggi in chiesa si sposano in pochi: in che cosa consiste allora la bellezza del matrimonio consacrato?

D: «Noi viviamo il matrimonio come una chiamata del Signore, che si è incarnato in una famiglia e ha fatto il suo primo miracolo proprio alle nozze di Cana. La bellezza sta nell’incontrare la persona che Lui ti mette accanto, sperimentando una gioia profonda e la Sua presenza costante. Con il matrimonio cristiano hai la possibilità di invitare Gesù ad abitare a casa tua, con la grazia del sacramento che ti accompagna sia nei momenti buoni sia nelle difficoltà della vita».

L: «La differenza sta nel sentirsi parte di qualcosa di più grande. Nella promessa che ci siamo fatti ci siamo impegnati per l’eternità sapendo di poter contare non solo sulle nostre forze umane, ma anche sulla grazia di Cristo. Nella vita di ogni giorno questo cambia tutto. Quando Diego non mi ascolta o non riesco a fargli capire quello che sento, io prego il Signore: “Io mi sono impegnata, ma tu Signore devi aiutarmi perché da sola non ci riesco”. E il Signore spesso mi risponde e opera donandomi lo sguardo per vedere la Sua azione nella vita di tutti i giorni e la consapevolezza che è Lui che sta agendo».

Ci raccontate qualche episodio?

L: «C’è stato un momento in cui Diego era travolto da mille impegni e attività, e io non mi sentivo abbastanza considerata. Pregando, ho sentito dentro di me questo pensiero: “Guarda che tuo marito non è il tuo nemico”. Ho capito che dovevo non tanto fare una guerra contro di lui, ma affrontare il momento insieme. Così ne abbiamo parlato e abbiamo sentito la necessità di farci accompagnare periodicamente da una persona cara di Torino che per anni si è dedicata all’ascolto di giovani e famiglie come noi: e Diego ha ridimensionato alcuni servizi per dedicare più tempo alla nostra coppia. Ma penso anche a quando mi sono rotta un braccio e lui è stato costretto per 15 giorni a fermarsi e accudirmi (sorride). Altre volte, nelle situazioni importanti, preghiamo con i nostri figli per chiedere al Signore discernimento e luce nelle decisioni da prendere».

Come si aiuta una coppia a non chiudersi in sé stessa?

L: «Uno dei punti del documento affronta proprio il tema della creazione di reti tra famiglie, specialmente nei primi anni di matrimonio. Nei percorsi di Betania utilizziamo i “laboratori di coppia” condotti con consulenti familiari, nei quali ciascun coniuge assume un “impegno smart”: un obiettivo molto concreto che ci si sforza di mantenere per superare una specifica criticità relazionale emersa nel confronto».

D: «Oggi serve ricostruire un senso comunitario e un’amicizia autentica tra famiglie per condividere il Vangelo e la semplicità della vita quotidiana, sapendo di poter contare gli uni sugli altri. Questa amicizia tra famiglie la viviamo anche nel Rinnovamento: ci troviamo semplicemente per stare insieme, pregare o condividere tappe importanti della vita».

La scheda parla di un accompagnamento dei giovani nella “crescita emotiva, relazionale e sessuale”. In una cultura della gratificazione immediata, cosa possiamo dire sui rapporti prematrimoniali e sul valore della castità?

D: «La teologia del corpo promossa da san Giovanni Paolo II ha riscoperto il valore profondo della sessualità, che non è puramente funzionale alla procreazione ma ha un valore unitivo e sacramentale: è il dono totale di sé e del proprio corpo all’altro, che richiama la stessa dinamica dell’Eucaristia. Per questo la castità durante il fidanzamento è un percorso pedagogico: ti insegna a vedere l’altro come un dono, a rispettarne i tempi e a prepararti al dono di sé per sempre».

L: «È un cammino di scoperta reciproca: imparare la continenza e l’attesa nel fidanzamento ti allena al rispetto dell’altro ed è un grande alleato per il futuro. Nella vita matrimoniale ci saranno inevitabilmente momenti di difficoltà, malattia o lontananza in cui non tutto è subito possibile: aver imparato ad attendere e a rispettarsi rende l’attesa un atto d’amore maturo e consapevole».

Andrea Antonuccio

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