Sarà il nuovo Segretario generale della Pontificia Università Lateranense
«Sto per ricevere la nomina a Segretario generale della Pontificia Università Lateranense a Roma, che si trova dietro la Basilica di San Giovanni in Laterano. Dal 1° settembre, per un mandato di cinque anni, assumerò questo incarico che per me è ancora difficile da inquadrare».
Don Giovanni Bagnus sorride ed è pronto ad affrontare questa nuova responsabilità: classe 1984, il sacerdote originario di Castellazzo Bormida è vicario giudiziale del Tribunale ecclesiastico diocesano di Alessandria e (ormai ex) moderatore dell’unità pastorale Orba.
Don Giovanni, hai parlato di un incarico «difficile da inquadrare». Perché?
«Praticamente il Segretario generale è un officiale dell’università che gestisce l’aspetto amministrativo. Quindi aiuta il Rettore nella gestione pratica amministrativa: i dipendenti, le relazioni con gli organi della Santa Sede, per esempio il Dicastero della cultura e dell’educazione; e poi ciò che ruota attorno all’università, come i vari eventi, i corsi e il piano di studi».
Svolgerai questo compito pur mantenendo l’incarico in Diocesi?
«Il Vescovo ha accettato le mie dimissioni da moderatore dell’unità pastorale Orba e da parroco legale rappresentante, perché è impossibile gestire le otto parrocchie da Roma. Però manterrò l’incarico di Vicario giudiziale al Tribunale diocesano: non cambia nulla, proseguiamo con il nostro lavoro, perché il Tribunale ha una struttura amministrativa-organizzativa in grado di andare avanti anche con il sottoscritto a distanza. Io tornerò… non tutte le settimane, certo, ma ogni due o tre per firmare decreti e valutare alcune questioni che per privacy non si possono trattare al telefono o via email. Ribadisco: la gestione ordinaria del Tribunale va avanti».
State comunque pensando a un sostituto a tempo pieno, o basterà il tuo apporto a distanza?
«No, basterò io. Per il numero di cause che il Tribunale sta affrontando non c’è bisogno di qualcuno a tempo pieno: già adesso non ero a tempo pieno, onestamente, perché avendo otto parrocchie non mi era possibile. Con i mezzi di comunicazione moderni non ci saranno problemi, andremo avanti normalmente e serenamente».
Sei contento di questo nuovo incarico? Quali strade si possono aprire, non soltanto “professionalmente”, ma anche umanamente e per la tua vocazione?
«Per noi preti non si tratta di una professione (sorride) e quindi credo poco in questo “cursus honorum”. Noi andiamo dove c’è bisogno, dove ci mandano e ci chiamano. Ed è con questo spirito di servizio che ho accettato quando mi hanno comunicato che avevano pensato a me per questo ruolo; così come in passato ho accettato di diventare moderatore di otto parrocchie appena tornato da Roma, perché credo sempre che nella volontà dei superiori ci sia anche la volontà di Dio. Lo spirito è sempre lo stesso: vivere nel servizio. Certamente è una sfida, perché per me è qualcosa di totalmente nuovo, non so esattamente cosa mi succederà. Umanamente sono di nuovo davanti a una sfida, e devo giocarmela».
Ne approfitterai per approfondire i tuoi studi?
«Non credo che avrò molto tempo libero (sorride). Inizialmente era una cosa a cui avevo pensato, a dire il vero: poi, parlando con il Rettore e con l’attuale Segretario generale in uscita, mi sono reso conto che il tempo libero a disposizione sarà relativamente poco. Quindi, almeno il primo anno, non riuscirò ad approfondire questo aspetto. Ma, se ne avrò la possibilità, sfrutterò la biblioteca: è ben fornita e molto, molto bella».
C’è qualcuno che vuoi ringraziare o salutare prima di questa partenza?
«Ringrazio tutti i miei parrocchiani che, in questi tre anni, mi hanno aiutato anche per cambiare alcune dinamiche, per crescere e camminare insieme come Chiesa. È stata un’esperienza che mi ha fatto crescere, mi ha dato molti strumenti, umani e di ministero. Ringrazio il Rettore della Pontificia Università per aver pensato a me e ringrazio anche il nostro Vescovo che ha dato il nullaosta».
Cosa ti mancherà della vita parrocchiale?
«La relazione con i giovani, certamente. È la cosa che porto avanti sin da quando ero responsabile dell’oratorio di Castellazzo. Mi mancherà molto anche la relazione con il popolo di Dio. A Roma sarà una relazione più circoscritta, con dipendenti e studenti… una porzione del popolo di Dio diversa da quella che ho conosciuto finora. Vedremo».
A.V.
La Voce Alessandrina Settimanale della Diocesi di Alessandria
