Chi bisogna ringraziare? E perché?- L’editoriale di Andrea Antonuccio

Care lettrici,

cari lettori,

apriamo questo ultimo numero prima della pausa estiva con l’intervista al domenicano fra Cristoforo Maria Grassi, al secolo Stefano, che alcuni giorni fa è stato ordinato diacono dal cardinal Zuppi. Stefano è di Valenza, e io lo ricordo come insegnante di religione cattolica dei miei figli all’Angelo Custode. Poi, come lui stesso ci ha raccontato, l’incontro con padre Angelo Bellon: un avvenimento che ha cambiato la sua vita. È così: la vocazione (anche quella matrimoniale) si scopre nell’incontro con testimoni credibili, in cui davvero il Verbo si fa carne. Non si arriva a una chiarezza su di sé con un ragionamento: si viene chiamati da qualcuno. Quanto è grande la realtà che viviamo ogni giorno, anche quella che ci sembra meno interessante… è lì che scopriamo il bisogno vero, nostro e dei nostri fratelli.

Come è accaduto, per esempio, agli “iniziatori” di Portofranco (potete leggere la loro avventura sull’imperdibile Paginone curato da Zelia Pastore), un doposcuola nato a Milano nel 2000 dalla umanità dirompente di un sacerdote di Comunione e Liberazione, don Giorgio Pontiggia, appassionato al destino dei tanti giovani che incontrava sulla sua strada: «Avevo in mente una cosa, o meglio ancora avevo […] una specie di arrabbiatura, perché mi sembrava e mi sembra che i giovani di oggi non siano presi sul serio. Tutto quello che infatti si fa per i giovani di oggi, spendendo miliardi, è aiutarli nel tempo libero, nei loro passatempi. Questa constatazione mi ha fatto pensare che il vero aiuto che si deve a una persona non è ampliare il suo divertimento, ma condividere il bisogno che vive. […] Che cosa esprimono questi ragazzi? Una difficoltà nello studio, nella frequenza a scuola. Quindi, cominciamo da lì». Oggi Portofranco è presente in tutta Italia: non è un franchising educativo, ma una proposta che colpisce l’intelligenza e il cuore di tantissimi adulti che, aiutando ragazzi di qualunque provenienza e religione, sperimentano che la loro fede non è più in balia di pensieri o stati d’animo ma diventa concretamente un dono per tutti. E, dunque, una gratitudine: «Qui chi viene aiutato ringrazia, ma anche chi viene ad aiutare ringrazia. Allora chi bisogna ringraziare?» si chiede a pagina 8 il presidente di Portofranco, Alberto Bonfanti. Lasciamoci colpire da questa domanda. Ma prima chiediamoci se la nostra fede ci porta a dire “grazie” a qualcuno: siamo contenti della vita (cristiana) che facciamo?

Andrea Antonuccio – direttore@lavocealessandrina.it

 

 

 

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