Care lettrici,
cari lettori,
apriamo questo ultimo numero prima della pausa estiva con l’intervista al domenicano fra Cristoforo Maria Grassi, al secolo Stefano, che alcuni giorni fa è stato ordinato diacono dal cardinal Zuppi. Stefano è di Valenza, e io lo ricordo come insegnante di religione cattolica dei miei figli all’Angelo Custode. Poi, come lui stesso ci ha raccontato, l’incontro con padre Angelo Bellon: un avvenimento che ha cambiato la sua vita. È così: la vocazione (anche quella matrimoniale) si scopre nell’incontro con testimoni credibili, in cui davvero il Verbo si fa carne. Non si arriva a una chiarezza su di sé con un ragionamento: si viene chiamati da qualcuno. Quanto è grande la realtà che viviamo ogni giorno, anche quella che ci sembra meno interessante… è lì che scopriamo il bisogno vero, nostro e dei nostri fratelli.
Come è accaduto, per esempio, agli “iniziatori” di Portofranco (potete leggere la loro avventura sull’imperdibile Paginone curato da Zelia Pastore), un doposcuola nato a Milano nel 2000 dalla umanità dirompente di un sacerdote di Comunione e Liberazione, don Giorgio Pontiggia, appassionato al destino dei tanti giovani che incontrava sulla sua strada: «Avevo in mente una cosa, o meglio ancora avevo […] una specie di arrabbiatura, perché mi sembrava e mi sembra che i giovani di oggi non siano presi sul serio. Tutto quello che infatti si fa per i giovani di oggi, spendendo miliardi, è aiutarli nel tempo libero, nei loro passatempi. Questa constatazione mi ha fatto pensare che il vero aiuto che si deve a una persona non è ampliare il suo divertimento, ma condividere il bisogno che vive. […] Che cosa esprimono questi ragazzi? Una difficoltà nello studio, nella frequenza a scuola. Quindi, cominciamo da lì». Oggi Portofranco è presente in tutta Italia: non è un franchising educativo, ma una proposta che colpisce l’intelligenza e il cuore di tantissimi adulti che, aiutando ragazzi di qualunque provenienza e religione, sperimentano che la loro fede non è più in balia di pensieri o stati d’animo ma diventa concretamente un dono per tutti. E, dunque, una gratitudine: «Qui chi viene aiutato ringrazia, ma anche chi viene ad aiutare ringrazia. Allora chi bisogna ringraziare?» si chiede a pagina 8 il presidente di Portofranco, Alberto Bonfanti. Lasciamoci colpire da questa domanda. Ma prima chiediamoci se la nostra fede ci porta a dire “grazie” a qualcuno: siamo contenti della vita (cristiana) che facciamo?
Andrea Antonuccio – direttore@lavocealessandrina.it
La Voce Alessandrina Settimanale della Diocesi di Alessandria
