Rialzarsi dopo un inciampo non significa azzerare il passato, ma ripartire con
una consapevolezza più profonda che porta i segni della ferita.
RESILIENZA [re·si·lièn·za]
Dal latino resilire, composto da re (indietro) e salire (saltare, saltellare). Indica originariamente l’azione di rimbalzare, l’attitudine di un corpo a riprendere la sua forma originaria dopo aver subito un urto.
La forza del fondo. Subito dopo la caduta, la vita ci interroga sulla nostra capacità di risposta. Questo passo ci mette davanti alla resilienza, una parola oggi molto abusata ma che conserva un nucleo terapeutico fondamentale se liberata dalla retorica della performance a tutti i costi. Resilienza non significa affatto essere invulnerabili, non provare dolore o non cadere mai sotto i colpi della vita. Al contrario, è la forza specifica che nasce solo quando tocchi il fondo, quando sperimenti l’impatto con la realtà e scopri che, nonostante tutto il disorientamento, possiedi ancora le risorse interne per risalire verso la superficie.
È il dono straordinario di saper trasformare le proprie ferite in cicatrici che parlano, anziché in catene invisibili che trattengono e bloccano lo sviluppo. La resilienza è l’elasticità psicologica che ci permette di piegarci sotto il peso degli eventi avversi senza spezzarci, di cambiare temporaneamente forma per adattarci alla tempesta senza mai smarrire la nostra essenza più profonda e autentica. È la capacità di accogliere l’urto della realtà, incassare il colpo e riorganizzare le proprie difese e i propri passi senza farsi distruggere dall’amarezza o dal senso di ingiustizia.
Un elemento che spesso dimentichiamo è che ogni volta che ci rialziamo dopo un crollo, il nostro cammino non riparte mai da uno zero assoluto. Non torniamo mai al punto di partenza come se nulla fosse accaduto. Il viaggio riprende da un livello più avanzato e profondo, perché porta orgogliosamente dentro di sé la memoria della caduta e la prova tangibile del superamento. Le cicatrici che mostriamo a noi stessi non sono simboli di vergogna ma medaglie al valore del nostro percorso. Essere resilienti significa guardare al proprio passato non come a un limite che ci definisce, ma come a un magazzino di risorse ed esperienze che dimostra, oltre ogni ragionevole dubbio, quanto siamo capaci di resistere e di fiorire ancora.
Le tappe del cammino
Il cambiamento in 21 parole e tutto il tempo che serve: manuale pratico di imperfezione
Azione
Costanza
La Voce Alessandrina Settimanale della Diocesi di Alessandria
