Lourdes, il miracolo della conversione

«Quanti cambiamenti grazie al passaggio alla Grotta e al lasciarsi guardare dalla Madonna»

«Quest’anno ho vissuto una grande gioia, non so spiegarlo a parole. Ma è così». È ancora tanta l’emozione di Andrea Serra, presidente dell’Oftal di Alessandria, a diversi giorni di distanza dalla chiusura del pellegrinaggio diocesano a Lourdes. Erano 250 i pellegrini che dal 29 giugno al 4 luglio hanno portato le proprie sofferenze, speranze e intenzioni di preghiera sotto la Grotta. Pellegrini, persone ammalate e giovani hanno trascorso questi giorni insieme, accompagnati dal personale dell’Oftal, da alcuni sacerdoti della nostra Diocesi e dal Vescovo monsignor Guido Gallese.

Andrea, cosa porti a casa da questo pellegrinaggio?

«Una gioia, una grande gioia. È stato uno dei pellegrinaggi più belli che abbia mai fatto. Non lo so perché, ma ho visto la gente contenta, il personale unito, tutti volevano il bene delle persone che abbiamo accompagnato. Poi c’è stata una concomitanza di cose che non sai nemmeno come succedono. Eppure succedono».

Puoi spiegare?

«Da diverso tempo cerchiamo di coinvolgere sempre di più i pellegrini, e quest’anno abbiamo trovato anche da parte loro una disponibilità e una presenza alle iniziative proposte. Questo vuol dire fare un pellegrinaggio: muoversi e partecipare tutti assieme, ognuno alla propria maniera e con la propria sensibilità. Sicuramente di errori ne avremo commessi, siamo umani per fortuna, ma sono stati tutti in buona fede. Pensando sempre di fare il meglio».

Il tuo rapporto con le persone malate com’è cambiato negli anni?

«È stata una crescita. Ho avuto la fortuna di conoscere molte di queste persone… grandissime persone che magari non possono muovere nessun muscolo, neanche grattarsi il naso, ma hanno una forza e una fede da sollevare una casa. Gente piena di creatività, di idee, di amore verso gli altri: mi insegnano sempre tantissimo. Ho sempre cercato di avere un rapporto paritario con le persone malate: so che tu hai dei problemi e io cerco di aiutarti, ma tu sei uguale a me. Il rapporto deve essere paritario sempre, sempre, sempre. E senza pietismi, cercando di non ripetere “poverino”, pur pensandolo. In questi anni ho imparato anche a pretendere qualcosa da loro, proprio perché siamo in un rapporto paritario: io provo a fare tutto quello di cui tu hai bisogno, ma tu non devi approfittarne. E ti dico: ho sempre trovato delle persone che rispondevano in maniera stupenda a questo mio modo di fare, anche grazie all’aiuto del nostro personale che mi ha insegnato a vivere così il rapporto con i malati».

In una delle interviste qui su Voce, ci avevi detto che a volte ti chiedi: “Ma quello lì cosa viene a fare a Lourdes?”.

«Mi ricordo (sorride). E mi sono dato una risposta: non sono io che devo giudicare perché questa persona venga a Lourdes. Anzi, devo pensare a me stesso. Devo chiedermi perché io vengo a Lourdes».

E perché tu vai a Lourdes?

«Perché sto bene. Perché è un mondo diverso. In quei cinque giorni “stacco” completamente da quello che ho lasciato qui. A Lourdes si vive una realtà diversa, in cui incontri le persone per strada e, anche se non le conosci, loro ti salutano e ti sorridono. Chiaro, non puoi stare 365 giorni a Lourdes perché poi diventerebbe un’abitudine, ed è così anche per il servizio. Per fortuna questo non succede, perché tutte le volte che vieni in pellegrinaggio c’è sempre qualcosa che ti rimane impresso, che ti riaccende e ti fa dire: “Che bello, meno male che sono venuto!”. Sta a te cercarlo, essere aperto a questo incontro e accoglierlo».

Cosa ti ha colpito di questo pellegrinaggio?

«Mi ha colpito tantissimo il gesto dell’acqua (gesto in cui i pellegrini bevono e si bagnano il viso con l’acqua della sorgente, ndr). Abbiamo respirato un’atmosfera, una partecipazione e una commozione indescrivibili. Sono rimasto anche impressionato dal momento delle confessioni nell’accueil Saint-Frai, al quale hanno partecipato anche i pellegrini: i sacerdoti non smettevano più di confessare le persone, siamo andati avanti fino a mezzanotte. Che emozione!».

Lourdes è un luogo di ascolto, accompagnamento, riconciliazione…

«Per me è prima di tutto un’occasione di ascolto dei malati. Molti di loro durante l’anno non hanno possibilità di parlare, di raccontare… Lo dicevo ai ragazzi della Green Car: “Pensate, queste persone magari a casa hanno dei nipoti della vostra età che non vedono quasi mai. Vengono qui e trovano un gruppo di 30 ragazzi che li prendono sotto braccio, li portano a spasso e li ascoltano”. È stupendo perché certe volte basta sedersi accanto e queste persone si aprono e parlano di tutto quello che gli passa per la mente. E si liberano, finalmente. Poi, è vero, a Lourdes ci sono i miracoli: chi è tornato a camminare, chi è guarito da una malattia. Ma ci sono anche tutte le conversioni, silenziose e che nessuno mai saprà. Quanti cambiamenti grazie al passaggio alla Grotta, alla preghiera e al lasciarsi guardare dalla Madonna. E Lei magari ti parla, oppure sei tu che parli con Lei. Lourdes è anche un luogo di condivisione con gli altri… ognuno vive questo posto in una maniera diversa. Se chiedi alle 250 persone del pellegrinaggio, ti daranno risposte differenti. Per fortuna, però, tutti hanno la possibilità attraverso la Madonna di mettersi in contatto con Gesù e con Dio».

Cosa ti auguri per i prossimi pellegrinaggi?

«Mi auguro che la gente torni a Lourdes per riscoprire il piacere del fermarsi, della preghiera, dello stare assieme. E che i ragazzi possano continuare a venire, come quest’anno, perché noi purtroppo stiamo diventando vecchi (sorride). Mi auguro di riuscire a portare avanti ciò che ci ha insegnato monsignor Alessandro Rastelli, il fondatore dell’Oftal: una persona di un’intelligenza e una lungimiranza che difficilmente riusciremmo a trovare oggi. Lourdes sta cambiando radicalmente, perché prima c’erano solo grandi pellegrinaggi: oggi, per motivi logistici e di costi, le persone ci vanno per pochi giorni. Nonostante questo però, è un luogo che non smette di attrarre: ogni anno circa 5 milioni di pellegrini visitano la Grotta».

Se tu dovessi dire “grazie” alla Madonna per questo pellegrinaggio?

«Direi tantissimi “grazie”. Intanto, perché mi ha permesso di tornare di nuovo: Lei continua a chiamarmi e io, per fortuna, continuo a rispondere. Devo ringraziarLa per la presenza del Vescovo, che ci ha seguiti e guidati in tutte le proposte. Naturalmente ringrazio per il personale dell’Oftal: da fuori non si può capire che cosa ci regalano dame, barellieri e chi fa servizio. Poi ringrazio per avere incontrato questi ragazzi della Green Car… lasciate stare le solite frasi sulle nuove generazioni: se tu dai qualcosa, loro te ne restituiscono il doppio. Devo rendere grazie perché ho portato a Lourdes la mia famiglia e i miei due nipotini, e questo è uno dei regali più belli. Spero anche che le persone si siano trovate bene. Di questo devo ringraziare sempre la Madonna, perché quando ci facciamo guidare da Lei non possiamo sbagliare. Certe volte però fingiamo di non sentirLa, e allora… facciamo delle cose poco giuste (sorride)».

Alessandro Venticinque

Check Also

Uno spazio solidale: il guardaroba della Caritas cambia “abito”. Ce lo racconta il direttore Giampaolo Mortara

«Non un semplice magazzino di vestiti usati, ma un luogo di incontro per le persone» …

Sahifa Theme License is not validated, Go to the theme options page to validate the license, You need a single license for each domain name.