«Luciano era un uomo di fede»

Il professor Orsini ricorda il notaio Mariano, recentemente scomparso

 

Professor Orsini, chi era Luciano Mariano per lei?

«In tantissime occasioni nelle quali ho avuto modo di confrontarmi con il carissimo amico Luciano Mariano, una delle sue frasi che più mi hanno colpito e che sicuramente conserverò nel reliquiario della memoria era questa: “Io mi chiamo Mariano per anagrafe, tu lo sei nel cuore, ma tutti e due siamo Luciano e davanti alla Madonna siamo uguali perché siamo suoi figli”. Nei vari messaggi che mi mandava sempre esordiva con una frase che si ricollegava alla Madonna. Luciano era molto devoto alla Madonna della Guardia, perché proveniente da Tortona, ma si è sempre affidato, anche per la sua attività professionale, alla Madonna della Salve. L’ultimo incarico, quello di presidente della Fondazione Cassa di Risparmio di Alessandria, lo ha ricevuto una decina di anni fa, proprio durante i festeggiamenti dell’Ottavario per la Madonna della Salve. E Maria lo ha sempre aiutato, fino al giorno in cui lo ha chiamato a incontrarLa in Cielo, proprio a distanza di poche ore dall’inizio dell’Ottavario. La nostra amicizia, che può risalire alla preistoria, è sempre stata collegata alla devozione a Maria».

Era un uomo di fede?

«Luciano era soprattutto un uomo di fede. In occasione delle ricorrenze in cui ci scambiavamo gli auguri, non dimenticava mai di essere prima di tutto un uomo di fede che aveva ricevuto il dono di poter fare qualcosa per gli altri. Un uomo di fede, che ha vissuto un’esistenza tante volte combattuta in merito a determinate scelte che purtroppo la vita gli ha sottoposto, sulle quali lui si è comportato sempre da galantuomo. Era profondamente legato al suo sapere di essere un cristiano convinto. Guarda, ti faccio leggere l’ultimo messaggio… (prende il cellulare, ndr)».

Prego.

«Gli ho scritto per Pasqua: “Dal buio del sepolcro alla radiosa luce della risurrezione. In questo è il mistero della nostra fede, del nostro credere”. Lui mi ha risposto: “Non avrebbe senso la luce se prima non ci fosse il buio. Il buio del sepolcro altro non è che l’antefatto di una gloriosa risurrezione, un momento doloroso che si trasforma nell’Incarnato umano in una grazia straordinaria. Quella della luce del Risorto che illumina e dà senso alla nostra fede, alla nostra stessa esistenza”».

Un livello di insolita profondità per un messaggio su WhatsApp…

«Un livello dal quale traspare la sua convinzione. Una cosa veramente sua».

Mariano mi ha sempre dato l’idea di una persona molto tenace. È così?

«Io l’ho conosciuto appena aveva raggiunto una delle tappe della sua esistenza professionale: si era appena laureato in giurisprudenza. Dopodiché ha avuto alcuni impieghi istituzionali presso diverse organizzazioni, ma il momento nel quale ci siamo veramente confrontati è stato quando alla Camera di Commercio di Alessandria lui era il funzionario delegato alla gestione del ruolo dei periti. In questa veste non ha mai dimenticato di dover garantire agli altri la certezza dell’onestà nei confronti di coloro i quali si sarebbero inseriti nel ruolo dei periti. Trovò nel sottoscritto, per me immeritatamente, una sponda assoluta. La Camera di Commercio di Alessandria, anche grazie a lui, ha avuto il riconoscimento nazionale di essere una delle più serie nella concessione dei ruoli. E poi è diventato notaio, dapprima a Felizzano e poi ad Alessandria, dove i rapporti sono continuati, finché è stato eletto presidente della Fondazione. Da lì è cominciata una collaborazione che potrei definire, per me nei confronti suoi, straordinaria, perché abbiamo fatto davvero tante cose».

Ce ne racconta qualcuna?

«Per esempio, l’allestimento della mostra dei paramenti sacri che io ho fatto presso le sale della Fondazione. O l’allestimento del concorso per gli 850 anni dedicati alla Diocesi: in prima persona abbiamo organizzato un concorso con i giovani dell’Istituto “Cellini” di Valenza, la cui partecipazione ha garantito che potesse essere da ultimo realizzata la corona della quale, domenica prossima, il Venerato Simulacro sarà cinto. È una corona che rappresenta l’attualità: deve essere vista come un qualcosa che continua nella tradizione, con la capacità dei giovani che hanno partecipato in un numero che non immaginavo. È stato veramente un aver toccato l’anima di questi ragazzi, ancora una volta attraverso Maria, e ancora una volta attraverso la sensibilità del Presidente. Lo dico con la lettera maiuscola, perché per me era tale: è entrato nel merito di suscitare qualcosa di interessante che potesse coinvolgere, anche professionalmente, gli studenti. Stavamo adesso studiando un progetto per la memoria degli 800 anni di San Francesco: sono sicuro che dal cielo lui continuerà ad aiutarmi e faremo anche questo. Era sempre sua la volontà assoluta di proseguire nella realizzazione dei corsi serali di gemmologia, che hanno avuto un successo straordinario: l’anno scorso su 25 posti abbiamo avuto 418 richieste, aprendo anche e soprattutto alle persone che sono in attesa di trovare un’occupazione, perché questa potrebbe essere per loro un’occasione particolare. Così come per il corso destinato alla conoscenza, tutela e conservazione dei Beni culturali di natura sacra. Poi vorrei menzionare la mostra dei presepi dello scorso anno, dove oltre ad aver portato in Alessandria dei presepi napoletani di straordinaria bellezza, abbiamo fatto il convegno “Nasce Gesù”, partecipatissimo. C’erano persone provenienti da ogni dove, e si è parlato del vero protagonista del Natale: la nascita del Bambino, di Gesù. E poi tante altre iniziative in corso d’opera, perché già ormai definite dalla Fondazione, che porteranno il suo nome. Almeno, a me piacerà dedicarle a lui: un piccolissimo riconoscimento umano, ma dovuto».

Era un uomo senza difetti?

«Aveva uno straordinario difetto (sorride), che potrebbe anche essere un peccato, secondo le logiche di certe testate giornalistiche che lo hanno infangato in questi ultimi tempi: essere troppo buono. Anche se sapeva dire “sì” al bene, e “no” al male».

Se adesso tu fossi davanti a lui, che cosa gli diresti?

«(Si commuove) Gli direi: “Caro Luciano, tu che sei adesso davanti alla Clementissima Santissima Patrona, chiediLe di stendere la sua mano e soprattutto il suo cuore allargandolo verso questa nostra realtà, non soltanto diocesana ma alessandrina, perché cambino i cuori, perché davvero si cominci a realizzare la pace nelle cose piccole”. Noi che ci preoccupiamo delle cose grandi e straordinarie che sono al di là dei nostri confini, dimentichiamo che la pace vera inizia dal cuore».

A.A.

Check Also

Negli occhi di chi resta: per non dimenticare

Presentata a Casale la docuserie sull’Eternit realizzata da LaV Comunicazione con AfeVa È stata presentata …

Sahifa Theme License is not validated, Go to the theme options page to validate the license, You need a single license for each domain name.