«Stiamo cercando di creare degli spazi in cui è possibile riflettere, farsi domande e trovare indicazioni»
“Non di solo pane” è il titolo dell’incontro, organizzato dal Progetto Policoro, tenutosi sabato 25 aprile al Collegio Santa Chiara. Un momento di riflessione aperto ai giovani, per riflettere sulle scelte di vita quotidiane tra affetti, lavoro e denaro. Si tratta del secondo appuntamento, dopo il primo evento di febbraio: «Quello di qualche mese fa è stato un momento di condivisione, rispetto alla percezione dei giovani sul tema del lavoro. Abbiamo chiesto a loro quali fossero le loro fatiche, perplessità e dubbi. Ma è stato approfondito anche il tema dei soldi: scelgo un lavoro perché mi dà una retribuzione elevata, anche se non mi piace, oppure prediligo un lavoro che dia senso alla mia vita? Abbiamo utilizzato qualche spunto dall’enciclica “Fratelli tutti” dove si tocca il tema lavoro, e abbiamo lasciato che i partecipanti, divisi in gruppi, potessero riflettere tra loro. C’erano ragazzi che frequentano la pastorale giovanile, alcuni scout e universitari: il target è dai 18 ai 35 anni. È stata un’occasione preziosa per capire in quale direzione andare» spiega Gloria La Barbera (nel tondo), animatrice di comunità del Progetto Policoro della nostra Diocesi.
Gloria, il passo successivo è stato l’incontro di sabato scorso?
«Sì, siamo ancora in fase di “semina” e di ascolto. Abbiamo deciso di portare tre testimonianze che ci raccontassero la loro formazione, come hanno scelto la loro vocazione lavorativa e in che modo ci sono arrivati, e poi come si integra il lavoro all’interno della loro vita. Sono stati con noi il professor Leonardo Macrobio; Erika Venezia, che oggi cura alcuni progetti di Enaip e Cnos Fap; e una giovanissima coppia di sposi Francesco Moiso e Mariam Quagliotto, entrambi psicologi. Abbiamo chiesto di raccontare la loro storia, mettendo un accento particolare sul tema del lavoro e come si integra con tutto il resto. Dopodiché abbiamo chiesto loro di lasciare una domanda ai presenti, per stimolare la riflessione individuale. E, infine, abbiamo fatto un momento finale di domande».
Fai un esempio di domanda dei relatori?
«Erika, per esempio, ha fatto una domanda sul successo. Non come lo intendiamo noi, cioè avere un’affermata carriera lavorativa. Ma cosa ti “è” successo nella vita? Corrisponde o non corrisponde a ciò che ti aspettavi o desideravi? Ridimensionando il successo, puoi concentrarti solo su quello che è successo, per leggere la tua vita con uno sguardo diverso».
Chi collabora con te in questo progetto?
«Con me, nell’équipe del progetto Policoro collaborano il direttore di pastorale giovanile don Mauro Mergola; il mio tutor Andrea Mandrino; il direttore di Caritas, Giampaolo Mortara; poi ci sono anche Giorgio Ferrazzi, animatore di comunità senior e formatore nazionale; e Marta Tinelli, animatrice senior del progetto».
Dove vuole andare Policoro ad Alessandria?
«Nell’ultima formazione regionale a Torino abbiamo spesso riflettuto sulla parola partecipazione, che in molti casi è intesa come partecipazione politica. A me ha colpito molto come, invece, ciascuno di noi l’ha reinterpretata parlando di relazioni: partecipazione, ovvero sentirmi parte della mia comunità, delle mie amicizie, della mia famiglia. Per cui credo che il tipo di formazione che stiamo dando, non è tanto una formazione di contenuti, ma stiamo cercando di creare degli spazi in cui le persone possano riflettere, farsi domande, e trovare qualche indicazione. Ed è quello che abbiamo fatto in questi due incontri».
A te aiuta partecipare a questo progetto?
«All’inizio ho avuto dei momenti in cui mi sono trovata anche un pochino in difficoltà (sorride). Durante la formazione del primo anno, l’indicazione è di partire dai bisogni del territorio: ma è difficile capire quali sono i bisogni del nostro territorio. Abbiamo scelto di partire osservando il nostro mondo giovanile, quindi quei ragazzi che sono all’interno della diocesi o fanno parte di un’associazione. Abbiamo sentito la necessità di creare questi spazi di confronto. Personalmente, organizzo insieme agli altri questi incontri, però poi, essendo una giovane di 24 anni, li vivo come partecipante. E mi sembra molto utile: noi giovani siamo costantemente impegnati in qualcosa, c’è questa frenesia di passare da un impegno all’altro, senza mai avere un momento di riflessione e rielaborazione di ciò che ti accade e di ciò che desideri per il tuo futuro. Avere questi spazi, in cui puoi pensare e confrontarti, diventa centrale».
Che differenza c’è tra Policoro e pastorale giovanile?
«Una volta Giampaolo Mortara ha usato questa espressione: “Il Progetto Policoro andrebbe vissuto come un esperimento di pastorale integrata”. Vuol dire provare a tenere insieme la dimensione di pastorale giovanile con la pastorale sociale del lavoro, la dimensione lavorativa e l’attenzione ai più fragili. In questa direzione, negli ultimi mesi, sono andata ad incontrare tutti gli enti della filiera, ovvero tutti gli enti che collaborano con Policoro: dagli scout, agli enti di formazione professionale, passando per i sindacati e le Acli. Un giro conoscitivo che apre a nuovi spunti e mette in luce nuove esigenze».
Un giovane fuori da questi “giri” come può avvicinarsi?
«Abbiamo una pagina Instagram del Progetto Policoro: oggi è soltanto una pagina di rilancio degli eventi organizzati, ma vorremmo creare contenuti e “pillole” legati al tema del lavoro. Chi è interessato può anche contattarci alla mail progettopolicoro@diocesialessandria.it».
A.A.
La Voce Alessandrina Settimanale della Diocesi di Alessandria
