Care lettrici,
cari lettori,
apriamo Voce con l’intervista al nostro seminarista Michele Martinetti che lunedì scorso, in pieno Ottavario della Salve, ha ricevuto dal Vescovo il ministero del Lettorato. La gioia di Michele traspare in maniera evidente dalle sue parole (leggete l’intervista qui a fianco): gli auguriamo di essere sempre entusiasta di Cristo e della sua Chiesa. Abbiamo bisogno di preti veri, di cuore, vicini alle persone, non di “burocrati” della fede. Caro Michele, sei su una strada buona: seguila con amore, cercando ogni giorno il volto dei santi.
Tra questi credo vi sia anche papa Francesco, che ricordiamo a un anno dalla nascita al Cielo (era il 21 aprile 2025) attraverso le parole del Santo Padre Leone XIV in prima pagina. «Bergoglio santo? Ma è matto?»: mi sembra di vedere i volti (e ascoltare le parole) di coloro che anche in Diocesi avevano da subito bollato papa Francesco come “Antipapa”, in opposizione a Benedetto XVI (un altro santo, ne sono certo). Laici e consacrati (non faccio i nomi per carità di patria), uniti dall’odio verso un Pontefice “nuovo” che ci spronava a farci uscire dalle parrocchie per incontrare le donne e gli uomini del mondo, assetati di Dio ma abbandonati dalla Chiesa: da quei sepolcri imbiancati che dettano le regole di comportamento (per gli altri) e dimenticano lo sguardo di misericordia che Cristo ha portato nella Storia. Questi nuovi farisei non hanno mai accettato certe espressioni del Papa argentino, che alla dottrina (che non salva nessuno, nemmeno chi la rispetta) aveva anteposto la persona di Cristo. Sulla scia del predecessore, Benedetto XVI, che nel prologo della sua enciclica “Deus caritas est” scriveva così: «All’inizio dell’essere cristiano non c’è una decisione etica o una grande idea, bensì l’incontro con un avvenimento, con una Persona, che dà alla vita un nuovo orizzonte e con ciò la direzione decisiva». Sono grato a papa Francesco per tanti motivi, ma forse quello più importante è che ha fatto compagnia a me, a mia madre, a mia moglie e ai miei figli nei drammatici giorni del Covid. Semplicemente con il suo esserci.
Non posso dimenticare il suo gesto di preghiera, clamoroso e commovente, del 27 marzo 2020, quando in una piazza San Pietro vuota e lucida di pioggia affidò al Signore l’umanità intera. La stessa umanità, oggi afflitta dalla guerra, a cui si rivolge papa Leone. Sulla scia di Francesco.
Andrea Antonuccio – direttore@lavocealessandrina.it
La Voce Alessandrina Settimanale della Diocesi di Alessandria
