Il seminarista Michele Martinetti ha ricevuto il ministero del Lettorato
«Sono chiamato ad annunciare la Parola di Dio e a testimoniarla con la mia vita»
Durante le celebrazioni per l’Ottavario della Madonna della Salve, lunedì 20 aprile nella Cattedrale di Alessandria il seminarista Michele Martinetti ha ricevuto il ministero del Lettorato. Valenzano, 25enne, Michele è in seminario da quattro anni: oggi studia a Genova e offre il suo servizio nell’unità pastorale Orba. Ad accompagnarlo, in questo traguardo, anche i suoi compagni di seminario Alejandro Suarez Correa, Matteo Chiriotti e Samuele Delfino.
Michele, le tue sensazioni dopo la celebrazione di lunedì sera?
«È stato molto bello ed emozionante. È un piccolo traguardo, ma molto importante, perché mi permette di gustare la bellezza della vita cristiana e apprezzare come questo cammino di formazione mi stia cambiando e trasformando».
Che cosa significa diventare Lettore?
«Molto spesso nelle nostra comunità la Parola si annuncia anche senza aver ricevuto questo ministero. Posso dirti che cosa mi è chiesto di fare in questo tempo: una maggior attenzione alla Parola di Dio. Non diventa semplicemente leggere in chiesa, ma stare con la Parola, mettersi al suo stesso passo e camminare insieme. Sono chiamato ad annunciare questa Parola e a testimoniarla con la mia vita. Quindi, in primis, a viverla su di me».
C’è un aspetto che ti sorprende della Parola di Dio?
«È sempre sorprendente, mi affascina tutte le volte. Mi capita spesso di dirlo, soprattutto ai più giovani: “In quel libro che non è un romanzo, la Bibbia, non c’è solo la storia di Gesù e di tanta gente, ma possiamo trovare la nostro storia, la storia di tutti”. La storia di ognuno di noi, che ha fatto un’esperienza di amicizia e di fede. La Parola mi affascina, perché mi rivedo in quei personaggi e in quelle dinamiche».
Che cosa ti ha fatto più riflettere dell’omelia del Vescovo?
«Mi ha colpito la parte in cui monsignor Gallese ha invitato a gustare la Parola, a stare con la Parola. Mi viene in mente il mio compito: meditare e stare con la Parola non è un obbligo, ma una scelta di ogni giorno, perché ne ho bisogno».
A che punto sei del tuo percorso in seminario?
«Sono al quarto anno di seminario, ho ancora un anno di studi prima di completare il corso universitario di Teologia. Dopo il Lettorato di ieri, davanti a me ci sono ancora Accolitato, Diaconato e Ordinazione sacerdotale».
Prima hai detto che questi anni di formazione ti hanno cambiato: come?
«È difficile da spiegare, non saprei proprio da che punto iniziare (sorride). Mi ritrovo come una persona più aperta, più attenta a quello che accade attorno a me. Ora sono più desideroso di stare insieme agli altri e insieme a Dio, perché negli altri ritrovo quel Dio che mi ha chiamato quattro anni fa e ogni giorno mi fa fare delle esperienze incredibili. Ed essere più attenti all’opera di Dio, quotidianamente, non può che farti nascere delle domande».
In che cosa pensi di dover migliorare?
«Sicuramente questi quattro anni non mi hanno fatto sentire come una persona arrivata, ma come uno che ha appena iniziato. Il tempo che passa mi rende sempre più consapevole della mia piccolezza, come uomo e come cristiano. In tutto questo, la Grazia e la compagnia del Signore non mi abbandonano».
Facendo questo percorso, che cosa hai visto nella Chiesa?
«Ho visto due realtà di Chiesa, quella di Alessandria e quella di Genova, realtà diverse tra loro. Ma ogni modo di vivere la Chiesa, nelle imperfezioni e nelle difficoltà, è espressione del cammino delle comunità. Anche con i nostri modi insufficienti e incompleti di fare le cose, ho visto realtà che si danno da fare, che vogliono mettersi in cammino. Ognuno con i suoi pro e contro».
E allora che cosa chiedi alla Chiesa, oggi?
«Anche ripensando al Giubileo che abbiamo vissuto, chiederei di non perdere la Speranza, di non smettere di avere fiducia nell’uomo e nell’opera di Dio. Anche nelle situazioni più complesse bisogna credere che il Signore non ci lascerà e farà qualcosa. Anche se c’è poca gente che viene a Messa, anche se a volte sembra che le cose non funzionino, bisogna affidarsi al Signore. Noi siamo solo suoi strumenti».
C’è qualche santo a cui sei particolarmente devoto?
«San Michele, che mi accompagna da molto tempo, mi ha fatto sentire la sua presenza nei vari momenti del mio percorso. In particolare, questo Lettorato l’ho affidato a san Giovanni Bosco e alla beata Chiara Luce Badano. Lei mi è venuta incontro, quest’anno, affinché io la conoscessi. E l’ho sentita molto, molto vicina».
Qualcuno che vuoi ringraziare?
«Ringrazio innanzitutto il Vescovo Guido: per la possibilità di mettermi in gioco in questa tappa, per la fiducia che mi dona da quattro anni e per ciò che vede in me. Voglio ringraziare anche la mia comunità di seminario, i miei formatori, la mia famiglia; i miei due parroci don Santiago Ortiz e don Gianluca Depretto. E, infine, don Giovanni Bagnus, il mio parroco “acquisito”. Da poco sto facendo servizio nell’unità pastorale Orba: vivo quella realtà portando il mio contributo nella parrocchia, seguendo le Messe e le varie attività. Questo mi sta aiutando a conoscere e servire la comunità».
La Voce Alessandrina Settimanale della Diocesi di Alessandria
