Fraternità, vita, comunità e preti: qualcuno ascolta?- L’editoriale di Andrea Antonuccio

Care lettrici,

cari lettori,

apriamo questo numero di Voce con il discorso di papa Leone XIV al clero e ai consacrati, durante la sua recente visita pastorale dell’8 maggio a Pompei e Napoli.

Abbiamo pensato di riservare la prima pagina a questo incontro, avvenuto nella Cattedrale del capoluogo campano, perché ci è sembrato utile mettere in evidenza alcune affermazioni del Santo Padre che proprio l’8 maggio ha festeggiato il primo anniversario dell’elezione al Soglio petrino. In particolare, desidero soffermarmi su un tema che il Pontefice ha trattato in maniera approfondita: «C’è una parola che risuona nel mio cuore ascoltando il racconto evangelico dei due discepoli di Emmaus: la parola cura».

Ma che cos’è la “cura”, e perché dovremmo occuparcene? Leone ha risposto così: «Gesù […] si affianca e cammina con noi, ci accompagna per aprirci a una nuova luce: il suo è l’atteggiamento di chi si prende cura» ha detto il Papa, che poi ha aggiunto: «Il contrario della cura è la trascuratezza». Fermiamoci un attimo. Come trattiamo la vita, gli affetti, il lavoro e gli altri? Come “curiamo” noi stessi? Andiamo in palestra, mangiamo sano, ci tingiamo i capelli? E che cosa, invece, trascuriamo più o meno consapevolmente? A me questo affondo sulla cura pare molto originale: mi sarei aspettato qualcosa di diverso da un Papa, e invece… e invece mi ha sorpreso, e ha sicuramente spiazzato il clero e i consacrati che erano lì ad ascoltarlo. Soprattutto quando, a un certo punto, ha fatto un collegamento ardito: «La cura del nostro ministero, però, passa anche attraverso la fraternità e la comunione».

Non ci si “cura” da soli, insomma… e poi, con un affondo coraggioso, Leone XIV ha osato dare un suggerimento che ad alcuni sarà risultato sicuramente fastidioso: «La fraternità chiede di essere coltivata e promossa, magari anche con nuove forme possibili di vita comune, in cui i presbiteri possano aiutarsi a vicenda ed elaborare insieme l’azione pastorale». Sacerdoti che fanno vita in comune? Qui da noi? Prosegue il Papa: «Si tratta non solo di partecipare a qualche incontro o evento, ma di lavorare per vincere la tentazione dell’individualismo». Vita comune, aiutarsi a vicenda, elaborare insieme: non qualche incontro “fraterno” (certo, come no) a cui partecipare ogni tanto. Chissà se il clero di Napoli (di Alessandria, di Canicattì, di dove vi pare) prenderà sul serio queste parole… Chissà.

Andrea Antonuccio – direttore@lavocealessandrina.it

 

 

 

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