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Amare è dare all’altro quello che non si ha

Il #granellodisenape di Enzo Governale

Qui in redazione si parla di molti argomenti, spesso ci sono dei “quarti d’ora” nei quali si discute di temi importanti per la nostra vita, di eventi che ci sono capitati e che sono diventati significativi per noi. Ieri mattina il direttore ha lanciato un tema veramente tosto, al quale sono molto legato. Ci ha chiesto: che cos’è l’amore? Sono legato a questo tema perché la mia vita e le mie esperienze mi hanno portato spesso a farmi questa domanda.

Come moltissimi, pensavo di essere consapevole di cosa fosse nel momento in cui ho fatto alcune scelte importanti. Ma la vita è così, colpisce forte dove sei più scoperto, credendo di essere protetto. Per questo fa male. Insomma, il direttore risponde alla domanda dicendo: “L’amore è il riconoscimento che l’altro è un dono per te, molto spesso immeritato. L’essere commossi per il fatto che l’altro esiste”. Dopo i “fantozziani” 92 minuti di applausi, abbiamo iniziato a discutere, ciascuno dicendo la sua.

Ho pensato tutto il giorno a quale fosse la mia visione dell’amore. Per quanto condivida questa definizione, sento che la mia è diversa, non nella sostanza ma nel punto di vista. L’angolo dal quale guardiamo l’amore (e lo viviamo) è diverso per tutti, è diversa l’esperienza stessa dell’amore perché i dolori e le gioie di ciascuno arrivano da persone e modi diversi, obbligandoci a guardare la vita da angoli diversi, a volte nascosti.

La mia definizione di amore assomiglia a quella di Jacques Lacan, che descrive questo sentimento così: “Amare è dare all’altro quello che non si ha”. Sembra paradossale, ma dipende dal valore che diamo alla mancanza. E poi, in fondo, dare quello che si ha è più facile.

Amare è certamente donare all’altro: ma cosa possiamo offrire? Qual è il “bene” che non possediamo ma che nello stesso tempo possiamo mettere a disposizione dell’altro? La nostra presenza, l’esserci in quanto “mancanti dell’altro”. Allora doniamo la nostra mancanza, il fatto stesso di non essere completi senza l’altro, o meglio, di non conoscersi completamente senza l’altro che è l’elemento “mancante” del puzzle.

Penso a ciò che Matilde, mia figlia, mi dice quando ci rivediamo dopo qualche giorno: “Ti sono mancata?”. In sostanza, mi sta chiedendo se fosse presente nella mia vita anche quando non era fisicamente con me. Amare è quindi una questione di “presenza”, una presenza che risponde a una mancanza: se ci pensiamo bene, è quell’equilibrio sul quale si determinano tutte le relazioni amorose, non solo la relazione di coppia. Padre e figlio, nonno e nipote, ma non solo: anche l’amicizia ha questo fondamento. Allora sì che posso dire che l’altro è un dono per me. Incontrare una persona che attraverso la sua presenza riesce a mostrarti una parte della tua vita a te sconosciuta è davvero un dono.

Dire “ti amo” è anche dire che senza questo amore la vita che vivo è una vita che manca. Senza questa presenza non posso trovare la consapevolezza di ciò che sono, perché una parte di me rimane velata, ma viene svelata da questo amore. Anche per Dio è stato così: ci ha amato donandoci ciò che non aveva, diventando Carne e diventando presenza. Ecco perché l’amore di Dio può svelare la nostra vita e renderla finalmente “completa”.

Il personaggio – Jacques Lacan

Jacques Lacan (Parigi, 13 aprile 1901 – Parigi, 9 settembre 1981)
è stato uno psicoanalista, psichiatra e filosofo francese

Personalità importante e controversa all’interno del movimento psicanalitico, Lacan fu una delle personalità di spicco della corrente filosofico-antropologica strutturalista e post-strutturalista tra la fine degli Anni 50 e i primissimi Anni 80, assieme ad altri pensatori. Le sue idee innovative e non sempre condivise hanno esercitato una considerevole influenza sul successivo sviluppo della clinica psicoanalitica, della linguistica, della teoria critica, della critica cinematografica e, più in generale, della filosofia europea del XX secolo.

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