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Servo della carità e dei fratelli

Nella chiesa il battesimo, la confermazione e l’eucaristia costituiscono i sacramenti dell’iniziazione cristiana, i fondamenti su cui si costruisce il cammino della vita di fede.
Due altri sacramenti, l’ordine e il matrimonio, conferiscono una missione e un servizio particolare, vivendo nella comunità da sposati – dedicandosi alla famiglia e lì vivendo il vangelo – o da consacrati, mettendosi al servizio di tutti i fratelli. In questi due sacramenti, i fedeli, già consacrati con il battesimo, ricevono così una “vocazione” particolare, per il servizio
alla comunità. Il diaconato, che Giovanni Bagnus ha ricevuto sabato scorso, costituisce il primo gradino (“grado”) del sacramento dell’ordine (diaconi-presbiteri-vescovi) e il nome stesso ci permette di comprendere a quali compiti è chiamato.
“Diacono”, termine greco, significa infatti “servitore” e sono gli Atti degli apostoli a testimoniarci gli inizi di questo particolare ministero: “In quei giorni, aumentando il numero dei discepoli, quelli di lingua greca mormorarono contro quelli di lingua ebraica perché, nell’assistenza quotidiana, venivano trascurate le loro vedove. Allora i Dodici convocarono il gruppo dei discepoli e dissero: Non è giusto che noi lasciamo da parte la parola di Dio per servire alle mense. Dunque, fratelli, cercate fra voi sette uomini di buona reputazione, pieni di Spirito e di sapienza, ai quali affideremo questo incarico. Noi, invece, ci dedicheremo alla preghiera e al servizio della Parola. Piacque questa proposta a tutto il gruppo e scelsero Stefano, uomo pieno di fede e di Spirito Santo, Filippo, Pròcoro,
Nicànore, Timone, Parmenàs e Nicola, un prosèlito di Antiòchia. Li presentarono agli apostoli e, dopo aver pregato, imposero loro le mani” (At, 6,1-6).

Come si legge, fin da subito il ministero dei diaconi è legato al servizio della carità e all’assistenza dei fratelli, simboleggiati in Atti dalla categoria delle vedove, mentre agli altri due gradini dell’ordine è riservata la preghiera e la predicazione della Parola.
Per l’ordinazione diaconale, come abbiamo visto sabato in cattedrale, soltanto il vescovo compie il gesto apostolico dell’imposizione delle mani, significando così che il diacono è legato in modo speciale a lui nei compiti della “diaconia”, del servizio. Oltre al servizio della carità, che andrebbe oggi maggiormente sottolineato, compete ai diaconi assistere il vescovo e i presbiteri nelle celebrazioni liturgiche, soprattutto l’eucaristia, distribuirla e portarla ai malati, assistere e benedire il matrimonio, proclamare il vangelo e predicare, presiedere ai funerali, animare settori della
pastorale o piccole comunità ecclesiali, gestire l’amministrazione economica ecc.
Se Giovanni Bagnus ha ricevuto il diaconato in preparazione all’essere prete, dopo il concilio Vaticano II (1962-1965) la chiesa d’occidente ha ripristinato il diaconato come un grado proprio e permanente, e non più soltanto come un gradino da percorrere verso il presbiterato. Il diaconato “permanente” così ristabilito, può essere conferito anche uomini sposati e costituisce
un importante arricchimento per la chiesa. Al di là delle attività concrete, infatti, la presenza stessa dei diaconi è un dono, in quanto ricorda la presenza nella chiesa di Cristo, che si è fatto servo e promuove la vocazione al servizio, che spetta a tutto il popolo di Dio. Essi, poi, ricordano anche agli altri due gradi dell’ordine, preti e vescovi, che la loro missione rimane per sempre un servizio al popolo di Dio e non si smette mai di essere diaconi.

 

S. T.

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