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La Recensione – Un’obbedienza in piedi

Un carteggio tra due futuri santi: potremmo qualificare così il volume “Un’obbedienza in piedi”, appena pubblicato da Edb a cura di don Bruno Bignami (da pochi mesi vice direttore dell’Ufficio nazionale Cei per i problemi sociali e il lavoro) e Diletta Pasetti (pp 315, euro 27,50). Il libro raccoglie, infatti, le lettere che Primo Mazzolari, prima prevosto di Cicognara e poi arciprete e vicario foraneo di Bozzolo, scambia dal 1912 (anno dell’ordinazione presbiterale) al 1959 (anno della morte) con i suoi vescovi, in particolare con l’arcivescovo Giovanni Cazzani. Entrambi ora sono riconosciuti Servi di Dio, mentre procede la causa di beatificazione. Il celebre parroco della diocesi di Cremona ebbe, com’è noto, parecchi richiami dal Sant’Uffizio, vedendo talvolta ristrette le sue facoltà di predicare sia a voce sia con gli scritti. Certi detrattori lo definivano “protestante” e/o “comunista”, papa Francesco l’anno scorso si recò a pregare sulla sua tomba. L’Arcivescovo seguì sempre paternamente e affettuosamente il sacerdote, dal quale però si scostava talvolta nelle valutazioni prudenziali sulle varie situazioni. «Quello che non può far oggi, lavori a renderlo possibile e a prepararlo per domani» (p. 89), esortava nel 1929 monsignor Cazzani che nel 1936 aggiungeva: «quando si parla in pubblico, specialmente se lo si fa in una forma un po’ originale, non bisogna allarmarsi delle critiche, ma far tacere le proteste del nostro amor proprio ed esaminare serenamente le critiche, e trarne insegnamento per l’avvenire, se possono avere qualche fondamento o apparenza di fondamento, e passarci sopra con noncuranza se non meritano considerazione» (p. 138). Non mancarono talvolta le incomprensioni con le autorità civili e persino con il metropolita di Milano, il cardinale Schuster, ora beato: «so di avere un cuore incontinente, e la voce spesso gli va dietro» (p. 274), ammetteva don Primo nel 1954 che tuttavia nel 1958 aggiungeva con fierezza: «Eccellenza, non mi vedete spesso in Vescovado né alle cerimonie, ma quando c’è da tirare e da perdere salute e reputazione sono presente: come sono pronto, passata la prova, a rientrare nel silenzio del mio presbiterio senza nulla chiedere» (p. 301). Sempre Edb ha appena dato alle stampe, a cura del canonico Pier Luigi Ferrari, La Parola che non passa (pp 312, euro 24), una raccolta di omelie del parroco cremonese in cui traspare tutta la sua passione sia per l’annuncio del vangelo sia per le persone nella loro concretezza esistenziale. Consolante sapere che una Chiesa stancamente appiattita e silenziosamente uniforme non la vuole la Chiesa stessa, che innalza o sta per innalzare agli onori degli altari persone che vivevano la comunione nella fede con sincerità e carità… e qualche litigata.

Fabrizio Casazza

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