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Il punto di vista – Comunità e umiltà a San Michele

Senz’altro è un evento interessante e proficuo il Cammino diocesano di “Discernimento comunitario” proposto e guidato dal Vescovo, mons. Guido Gallese, in quattro incontri a San Michele, comprensivi delle comunità della Zona Fiumi, due dei quali già avvenuti e due nei prossimi mercoledì (24/10 e 07/11). Attraverso la lettura della Lettera Pastorale 2018-2019 “Un solo corpo” i partecipanti sono invitati a riflettere, a comunicare le loro considerazioni e ad agire per il bene comune. Io sono rimasta colpita particolarmente dal capitolo che riguarda la Comunità, “La Parola di Dio è vocante”, al paragrafo “Non distruggere una comunità”.

Dopo aver descritto le divisioni che esistono tra le diverse Chiese e anche nella Chiesa universale, il Vescovo Guido pone la sua attenzione sulla Chiesa locale e scrive: “In una diocesi, in una parrocchia, sono fatali le divisioni. Fatali sia nel senso che difficilmente si riescono ad evitare, sia nel senso che il loro esito è mortale. Per questo sono la prima cosa da combattere. Esse trovano il loro inizio nella mormorazione del cuore.

Questa matura nella chiacchiera, nel lamento esterno. Questo malcontento, assecondato, gonfia, cresce, fino a diventare dissidio aperto… Come possiamo ridurre le divisioni?” Più volte, nei suoi incontri, ha parlato di “Comunità attrattiva”. Se la comunità riesce a ridurre e a superare le proprie divisioni diventa come un faro che dà luce e attrae chi sta fuori. “Nelle relazioni dentro la comunità occorre essere sempre sinceri, aperti, franchi… Non stare in disparte, per seminare zizzania, mormorare, ma sforzarsi di vivere da discepoli sinceri e coraggiosi in carità e verità… E quelli che vivono di chiacchiericcio, che vanno sempre mormorando uno dell’altro… sono dei terroristi… sparlare di qualcuno per distruggerlo è fare come il terrorista: va con la bomba, la butta, distrugge, e poi se ne va tranquillo…” Il Vescovo Guido nella sua Lettera Pastorale riporta i pensieri di papa Francesco che spesso ripete in diverse occasioni. “Non uccidere!”: ci sono tanti modi di uccidere, non solo fisicamente ma anche moralmente. La calunnia se c’è, è come un ignobile marchio che resta attaccato alla pelle e difficilmente si può cancellare.

C’è gente che non ha retto al dolore e si è tolta la vita. Bisogna ricordare questi fatti! Quando si è con amici e la discussione cade nella critica negativa nei confronti di un’altra persona, invece di aggiungere altro fuoco bisogna senz’altro troncare, gettare acqua e far capire che è dannoso per tutti “dire male”. Parliamo dei Santi e della loro testimonianza, cerchiamo di imitarli e crediamo alla bellezza che esiste non solo nelle persone, ma anche nel mondo che ci circonda. Nessuna persona nella comunità deve essere considerata “antipatica” e, se così è, bisogna renderla “simpatica”. Come? Le parole sono importanti, ma anche i gesti hanno valore: un sorriso, una stretta di mano, una carezza, occhi che guardano con simpatia, orecchie che ascoltano con attenzione senza distrazioni… La sapienza del cuore può suggerire diversi benefici approcci. Mai fare confronti con questa o quella persona che si presume migliore, o con altre comunità considerate quasi “perfette”.

Quando è necessario si può intervenire usando la correzione fraterna, ma non come sermone proclamato dal pulpito. Nessuno è maestro più degli altri, l’unico vero Maestro è Gesù Cristo. Ognuno di noi possiede talenti che, se sono messi a servizio della comunità, sono una ricchezza per tutti e per questo dobbiamo essere contenti. La separazione si ottiene anche nel manifestare i propri talenti come se fossero unici, quindi occorre che l’umiltà sia al centro delle relazioni umane. La superbia è frutto del demonio. Tutti siamo sorelle e fratelli nella fede e abbiamo bisogno gli uni degli altri per condurre una “buona vita”. “Comunità attrattiva”: vogliamo così diventare? Lavoriamo seriamente e appassionatamente per realizzarla e saremo felici.

Adriana Verardi Savorelli

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