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Favor debitoris – Famiglie come scarti umani

Già mesi fa, a fronte del documento emesso nel marzo 2018 da Bankitalia ci eravamo chiesti: perché solo per le banche una tutela ragionevole? Perché la soluzione che potrebbe salvare il valore degli immobili delle banche non deve valere per le famiglie? Perché alle famiglie deve essere imposto l’olio di ricino previsto dalle leggi del 2015 e del 2016 con ribasso di valore del 25% a ogni asta, con un abbattimento del valore reale che ha raggiunto spesso il 90%? Quattrocentomila famiglie (secondo le previsioni dei centri di ricerca) che rischiano di perdere la casa valgono meno di 600 banche? E chiedevamo: • Anche alle famiglie devono essere concessi 4 anni per trovare un acquirente a prezzo di mercato. • Devono essere aboliti all’interno delle Leggi 132/2015 e 119/2016 gli articoli più violentemente contrari ad un’equità nel processo esecutivo. il necessario processo esecutivo deve avere una sua utilità, ossia soddisfare il creditore e liberare il debitore dai suoi debiti.

A solo titolo di esempio va abolito l’articolo che autorizza la riduzione del 25% per ogni asta • Deve esserci uno strettissimo controllo sui custodi giudiziari • Vanno ridotti radicalmente i costi del procedimento di esecuzione che oggi, secondo dati raccolti da un’organizzazione indipendente, assorbono il 33% del risultato finale dell’esecuzione sulle case
di famiglia, contribuendo fortemente a mantenere alto il debito residuo degli esecutati Come dice papa Francesco è ormai dominante “la “cultura dello scarto”, che non riguarda solo il cibo e i beni, ma prima di tutto le persone che vengono emarginate da sistemi tecno-economici dove al centro, senza accorgerci, spesso non c’è più l’uomo, ma i prodotti dell’uomo”. Gli ultimi aumentano e continuano ad aumentare. E noi zitti, in un pianeta dove in una stanza si spreca e nell’altra si crepa. Adesso le proposte sono diventate norma. Banca d’Italia ha modificato le regole sulle garanzie immobiliari con l’obiettivo di «eliminare alcuni vincoli normativi che possono ostacolare una gestione delle garanzie immobiliari efficiente e orientata alla massimizzazione dei recuperi». Nella “stanza dove si spreca” per le banche viene eliminata la regola del «pronto smobilizzo» e il requisito patrimoniale aggiuntivo richiesto quando gli immobili detenuti dalle banche superano un determinato limite (il cosiddetto «limite generale», in base al quale l’ammontare complessivo degli immobili e delle partecipazioni non deve superare quello del patrimonio di vigilanza). Bankitalia lo ha fatto perché quei vincoli non erano compatibili con l’esigenza di preservare il valore di realizzo degli immobili (per vendere bene bisogna aver pazienza e servono per lo meno quattro anni). “Nella stanza dove si crepa” per gli scarti umani continuano a valere le stesse regole: Gli immobili in asta, con un sistema giudiziario sempre più frettoloso sono venduti a circa 1/3 del normale valore di mercato, gli unici che guadagnano sono gli speculatori che sistematicamente comprano alle aste.

Nel 2017 hanno in mano (avendolo pagato 1,1 miliardi) un valore di 3 miliardi, che rivenduto al 70% del valore di mercato porta a un guadagno di un miliardo. Sul sistema delle aste gli speculatori, che spesso operano con capitali di dubbia provenienza, guadagnano il 25% in più di quello che recupera il creditore e sottraggono agli indebitati un terzo del valore dei loro immobili. Le giuste soluzioni studiate da Bankitalia non valgono per le famiglie. Le famiglie indebitate sono scarti umani. Il generoso tentativo delle associazioni, che chiedono regole per le famiglie simili a quelle formulate per le banche, si scontra con un muro di gomma. Per segnalazioni o richieste di aiuto: segreteria.favordebitoris@ gmail.com.

Giovanni Pastore

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