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La Fraschetta non vuole La Filippa 2.0

Venerdì scorso il Comitato “Torrente Orba” ha organizzato un’assemblea pubblica nel salone comunale in via Verde a Bosco Marengo, per informare sulla discarica La Filippa 2.0. E qui sono stati illustrati i dati dello studio epidemiologico, divulgati dall’Arpa e dall’Asl, sullo stato di salute della popolazione nella zona della Fraschetta.

Rispetto alla media regionale, in quest’area, che va dai sobborghi di Alessandria fino a Pozzolo Formigaro, toccando Frugarolo e Bosco Marengo, l’incidenza di malattie croniche e tumori è superiore alla media. In particolare nei maschi, colpiti da melanoma con un picco del 95,8 % rispetto al resto della provincia di Alessandria, e del 119,9 % rispetto al resto del Piemonte. Sale del 124,2 % il tumore al testicolo, +99,7 % per le malattie reumatiche; l’ipertensione arteriosa colpisce il 50,6 % in più dei residenti, +174,5 % di casi d’asma. Si rileva un eccesso di mortalità anche nelle donne con +71,3 % di tumore all’ovaio, cresce del 161,5 % il tumore del rene, la cirrosi epatica fa un balzo del 46,1%, +60% di sclerosi multipla. Lo studio epidemiologico sullo stato di salute della popolazione della Fraschetta è stato condotto da gennaio 1996 a dicembre 2014 su circa 16.500 persone abitanti in 8 frazioni di Alessandria. «Un’altra discarica e quindi un’altra fonte di contaminazione ambientale non farà altro che aumentare il rischio di ammalarsi. È inaccettabile, il territorio ha già dato». Questo il commento preoccupato dei relatori, che hanno mostrato le statistiche divulgate da Arpa e Asl per sensibilizzare la popolazione in difesa della falda idrica, contro il progetto di discarica sostenibile e parco turistico La Filippa 2.0 prevista nella ex cava in località Pitocca su 34 ettari a Frugarolo e Casal Cermelli.

Anche i Comuni confinanti esprimono preoccupazione per il deposito di rifiuti su terreno permeabile nella zona del torrente Orba più esposta alle alluvioni. «Alla conferenza dei servizi, a giugno, diremo no, nominerò esperti per valutare tutti i rischi per l’ambiente e la salute. Inoltre la viabilità è già al collasso», ribadisce il sindaco di Bosco Marengo Gianfranco Gazzaniga. Da subito contrario al disegno di “tombare” vicino ai tre centri abitati quasi un milione di rifiuti urbani, Gazzaniga ha proposto la mozione anti-discarica, già approvata all’unanimità dal consiglio comunale. Sono rifiuti «selezionati» per l’azienda, «inquinanti e di incerta provenienza» per i Comitati, che a Bosco hanno portato tre medici. Vale a dire il vice presidente del Comitato “Torrente Orba” Pier Giorgio Baldini, il presidente del Comitato “Vivere a Predosa” Lelio Morricone, e Moreno Bertoni, medico legale dell’Azienda ospedaliera universitaria Città della salute e delle scienze di Torino. «Un’altra discarica (oltre al polo chimico di Spinetta, all’area industriale D5, discariche Aral e di Novi, rio Lovassina, smarino del Terzo Valico e sei centrali a biomasse) non farà che peggiorare la situazione. Un’attività a norma non significa che è a impatto zero per l’aria e per l’acqua, cioè per la salute» hanno spiegato i medici. «Per respingere l’autorizzazione basterebbe il buonsenso» sottolineano i Comitati, fra cui Legambiente e Medicina Democratica.

«Al contrario – spiegano il presidente del Comitato Giancarlo Porrati e il fondatore Simone Bellingeri – il Pai, Piano Alluvioni del Bacino del Po svincolerà i terreni di fascia C, permettendo insediamenti anche alla Pitocca, che è la naturale golena dell’Orba e che nel disastro del 1977 rimase coperta da 2 metri d’acqua». «La memoria storica vale, si può ancora intervenire e si deve fare per le generazioni future» ha detto l’ex assessore regionale Ugo Cavallera. Fra i boschesi c’erano tanti abitanti dei paesi limitrofi: «Respiriamo la stessa aria, beviamo la stessa acqua».

Daniela Terragni

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