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La sottile differenza tra volere e fare

“La testa e la pancia” di Silvio Bolloli

L’Italia è un Paese fantastico e lo è anche nella capacità, di taluni suoi illustri esponenti, di dire tante cose per poi, alla fin fine, non dire proprio nulla magari riuscendo perfino a far bella figura. E il calcio, ancora una volta, non fa eccezione, anzi si conferma specchio conforme dei pregi e dei peggiori difetti del Bel Paese.

Ne abbiamo avuto una riprova martedì, in occasione dell’Assemblea di Lega di Serie A, che, con toni trionfalistici quasi descrivesse un atto di eroismo collettivo, ha comunicato all’orbe terracqueo la volontà unanime «di tutte le venti società» di portare a termine la stagione 2019/2020 (leggi anche Calciatori e sindacato tra privilegi e “lagne”).

Sì, ma con una piccola, apparentemente trascurabile e quasi profferita sottovoce, postilla: che la bramata ripresa sarà vincolata alla decisione del governo in merito ai protocolli proposti per la tutela della salute. Fantastico. In altre parole, la Lega ha sbandierato ai quattro venti l’intento di tutte le società di terminare la stagione comunicando che però la decisione non potrà essere competenza delle società sportive bensì dell’autorità governativa.

È un po’ come se un ristoratore, che è stato costretto a chiudere l’attività a seguito delle restrizioni di questo periodo, senza sapere se, quando e come la potrà riaprire, facesse un bel comunicato stampa dichiarando ai quattro venti che intende quanto prima riaprire e offrire il miglior servizio ai propri clienti ma che tale riapertura dipenderà dalle decisioni di qualcun altro. E allora, sia pur con la continenza che si deve alle espressioni da utilizzare sulle pagine del settimanale diocesano, non posso fare a meno di osservare che mi sono trovato combattuto tra il ridere e il piangere.

Dal calcio si aspettava un segnale di coraggio, una presa d’atto delle difficoltà del periodo con la volontà di non aggravare la situazione sanitaria e di operare in piena sicurezza, magari senza sottrarre tamponi alla società civile e impegnandosi, perché no, a contenere le spese in un periodo di crisi e di drammatica recessione e invece l’Assemblea di Lega non ha fatto altro che esibirsi in una roboante manifestazione di volontà che sembra dire tutto ma in realtà non vuol dire nulla perché la palla, ancora una volta, (e la similitudine non è casuale), saranno altri a giocarla.

Nel frattempo, a noi spettatori, non resta che seguitare a sognare di rivedere al più presto in campo i nostri idoli pallonari che, loro sì, sono talvolta capaci di gesti di eroismo sportivo ben lontani dai tatticismi e dai bizantinismi dei propri organismi rappresentativi.

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