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Detti popolari ormai dimenticati

“Collezionare per credere” di Mara Ferrari

Proverbi e detti popolari sono avvertiti, da sempre, come qualcosa del passato, o comunque di un’epoca lontana, segnata dall’agricoltura e dal ritmo delle stagioni. Spesso proverbi come “un pom mars a guasta na sësta” (una mela marcia guasta tutta la cesta) affondano le proprie radici in un contesto prettamente bucolico, ma hanno dichiarati intenti allegorici, implementando quella “cassetta degli attrezzi esistenziale” che serve anche e soprattutto nei tempi odierni.

Come si ascolta in “Nonno Hollywood” (Sanremo 2019), «si parla più l’inglese che i dialetti nostri»; un ghiotto assist per non interrompere la tradizione dialettale dei detti (“manere ‘d dì”) popolari è offerto dal volume “Suma bin ciapà”. Altri detti che fra un po’ non saranno più detti” (nella foto la copertina del libro), di Ugo Revello.

Nella sinossi l’autore ci confida: «Da qualche tempo ho ripreso a frequentare il vecchio e un po’ trascurato solaio dei ricordi, e con una certa sorpresa, da ogni armadio, ogni cassapanca, ogni stipetto che ho aperto, sono uscite tante piccole cose forse non preziose, che però mi è sembrato doveroso riportare dal dimenticatoio alla luce del sole».

Il volume fa da sequel al testo “A va bin parei” in cui l’autore ci diceva: «… Da un po’ di tempo in qua, sentendo ogni tanto da amici e parenti (quei pochissimi che parlano ancora piemontese) espressioni dialettali desuete o anche detti simpatici, ho deciso di raccoglierli ed annotarli, prima che si fossero del tutto perduti nelle nebbie del modernismo galoppante». Lo scrittore tenta, con queste opere, di salvare dall’oblio dialettale tutta una serie di modi di dire familiari che rischiano l’estinzione.

Oppure l’altra “bibbia” del collezionista in vernacolo è “Spùn River Munfrìn”, del professor Gian Luigi Ferraris e il concorso letterario cittadino “Fozzi Locardi”, che per diversi anni ha proclamato vincitore il poeta Luciano Olivieri, da poco scomparso. Le sue liriche dialettali (“El gat lisandren”, “U re dla Pista”, “La scricia”) sono backup della tradizione locale a imperitura memoria. Pure le sue composizioni in prosa hanno suggellato la rassegna. Invito a rileggere, per esempio, il commovente “L’Angelo” (L’Angel”), contenuto nella raccolta del 2018.

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