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Non cambiare… per cambiare

“La testa e la pancia” di Silvio Bolloli

La storia del calcio insegna che quando una squadra non gira come dovrebbe si cerca di cambiare: quando il campionato è in corso, e non è possibile modificare radicalmente una rosa, si interviene, in genere, sul timoniere, cioè a dire sull’allenatore nella speranza di dare una sterzata. Talvolta ciò riesce, soprattutto quando il precedente mister non aveva creato la giusta alchimia con i suoi uomini oppure non aveva saputo utilizzarli nel modo migliore: tuttavia, se l’avvicendamento non sortisce gli esiti sperati significa che o è stata sbagliata anche la seconda scelta ovvero che il materiale tecnico di cui quella squadra disponeva era comunque di qualità men che mediocre.

Mi viene in mente una vecchia formazione del Cagliari che, inizialmente allenato da Trapattoni, al primo, clamoroso, esonero nella sua pluridecorata carriera, vide il subentro di Carletto Mazzone (nella foto in copertina), grande uomo di calcio che si vantava di non essere mai retrocesso, e che, proprio quell’anno, terminò la stagione, con una caduta nella cadetteria. Se quella squadra era riuscita a macchiare la carriera di due grandi fenomeni del calcio italiano vecchia maniera quali Giuàn da Milano e Sor Carletto da Roma, la conclusione non poteva che essere una sola: di squadra sostanzialmente scarsa si trattava. La bizzarria del mondo pallonaro ha tuttavia riservato ulteriori sorprese, allorquando, senza cambiare truppa né generale, l’andamento di una stagione va incontro ad un’improvvisa evoluzione: positiva o negativa.

Anche qui, rincorrendo la storia, mi vengono in mente due illustri esempi: il Milan di Sacchi (nella foto qui affianco) e la Juventus di Maifredi. Il primo stentò parecchio ad ingranare nei primi due mesi di campionato salvo poi ritrovarsi quale una delle squadre più forti di tutti i tempi (secondo alcuni, non il sottoscritto, addirittura la più forte). L’altra, dopo un avvio decisamente promettente (benché sporcato da una clamorosa sconfitta in Supercoppa contro il Napoli) concluse una delle peggiori stagioni di Serie A della storia juventina. Nel primo caso occorreva solo mettere a punto una macchina da guerra già vincente, nel secondo, di contro, un’assai delicata alchimica era destinata a squagliarsi come neve il sole al cospetto delle prime difficoltà.

Pensando all’Alessandria di quest’anno, le ultime due partite inducono a ritenere che solo con qualche sagace aggiustamento in campo, senza intervenire sulla truppa né sul condottiero, la stagione possa assumere un’inaspettata svolta: attenzione però. In casi del genere i nuovi, faticosamente raggiunti, equilibri possono molto facilmente venir meno se qualche prima donna si mette a fare i capricci. Sarà allora compito del mister rivelarsi capace di gestire ogni delicata situazione per non rovinare un’armonia improvvisamente, forse inaspettatamente, raggiunta.

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