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San Massimo: fede, tradizione e bellezza

Valenza

Domenica 30 gennaio, alle 10, nel Duomo di Valenza “rifioriscono” i ceri in occasione della Festa di san Massimo. La memoria liturgica cade l’8 gennaio ma, essendo a ridosso delle Festività del tempo di Natale, a Valenza i festeggiamenti si posticipano all’ultima domenica del mese.

La celebrazione è il momento in cui tutte le aggregazioni ecclesiali e civili si ritrovano nel Duomo dedicato a Santa Maria Maggiore per un momento di preghiera e ringraziamento. Questo, appunto, attraverso il rito di accessione dei “ceri fioriti“, tradizione di antichissima memoria, che ancora oggi si ripete, anno dopo anno.

In tempi pre-Covid il punto di incontro era la sala del Consiglio comunale in Palazzo Pellizzari, e processionalmente ci si spostava in Duomo portando i ceri. In questa situazione pandemica i rappresentanti delle diverse realtà cittadine, con il sindaco e il parroco, si ritrovano in Duomo per la celebrazione dell’Eucaristia e per l’accensione dei ceri da parte dei rappresentanti delle diverse associazioni.

«Quest’anno la celebrazione è idealmente l’inizio del cammino che porterà la città di Valenza a celebrare il 4° centenario dell’inizio delle celebrazioni in Duomo» spiega don Giuseppe Bodrati (in foto qui sopra), parroco della comunità di Valenza.

«Era il 9 dicembre 1622 quando fu celebrata per la prima volta l’Eucaristia in Duomo. Sempre il Duomo di Valenza è oggetto di alcuni restauri che speriamo di poter completare nel corso dell’anno. Nell’ambito delle celebrazioni per il 4° centenario, vorremmo accompagnare le nostre comunità sulla via della bellezza. In tutte le nostre chiese sono stati posizionati dei pannelli avvolgibili che invitano a riflettere sulla bellezza della nostra fede, che si esprime anche nella bellezza dell’arte e della liturgia» commenta don Beppe.

Ma non c’è il rischio di “rievocare” troppo il passato? Il presente non piace più? «A me il presente piace. Ma come ci suggerisce il Libro del Deuteronomio, ricordare il tempo antico, interrogare i propri padri sul senso della Storia significa non smarrire la relazione felice tra l’uomo e Dio, che in quella storia di quella comunità diventa significativa. Noi ricordiamo per andare avanti, senza nostalgie, consapevoli che la Chiesa di prima non c’è più, e non ci sarà più» conclude don Bodrati.

Andrea Antonuccio

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