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«Sta succedendo l’inferno. Ma non è un film, è la realtà»

La testimonianza di Kristina Velidova

Kristina Velidova (nella foto) ha 23 anni, è ucraina e parla molto bene l’italiano. È nata e vissuta a Leopoli, nell’Ucraina occidentale, dove ha studiato ed è cresciuta. Poi, dal febbraio 2020, ha conosciuto e sposato un ragazzo italiano ed è venuta ad abitare a San Salvatore, in provincia di Alessandria. «In Ucraina ho ancora tutti: parenti, familiari, amici e ragazzi con cui facevo l’università. La situazione è veramente brutta e assurda. Il 24 febbraio mi sono svegliata con la chiamata di mia sorella: “Stamattina è iniziata la guerra, per ora non sappiamo nulla. Magari sparisce Internet e non ci possiamo più sentire. Se succede qualcosa, pregate per tutti noi”. Da quella mattina è cominciato un incubo». Pur lontana, Kristina ha deciso di aiutare la sua terra, in un momento così drammatico, organizzando una raccolta beni di prima necessità. Il primo pulmino è partito da San Salvatore martedì 1° marzo ma, come lei stessa ci racconta, sta già organizzando altre “spedizioni“. Perché in questo assurdo e violento conflitto anche i piccoli gesti diventano di vitale importanza.

Kristina, prima cosa: come sta la tua famiglia?

«Per fortuna sta bene. Loro sono rimasti lì e rimarranno lì. Sono a casa loro, non vogliono andare via. Hanno fatto una vita di sacrifici, di lavoro, per avere una casa e un futuro. Non è semplice scappare in un altro Paese senza sapere la lingua, avere lavoro e familiari. Per fortuna i miei parenti riesco ancora a sentirli. Gli amici poco, non mi rispondono per diverse ore, e io vado nel panico. Alcuni vivono a Mariupol e Odessa… posti in cui sta succedendo un inferno».

I tuoi familiari come vivono questi giorni?

«Mia sorella, che stava studiando per diventare infermiera, appena iniziata la guerra ha deciso di fare la volontaria in ospedale. Mia mamma e mia nonna fanno da mangiare per bambini e famiglie. Mentre gli uomini sono tutti iscritti alla difesa territoriale. Io, dopo l’invasione di Putin, ho avuto una giornata di paura: volevo partire, andare là a tutti costi. Poi, grazie alle parole della mia famiglia, ho pensato che anche stando qui potevo aiutarli».

E così è partita la tua iniziativa.

«Ho organizzato una raccolta di beni primari. Mi sono rivolta al sindaco di San Salvatore, Corrado Tagliabue, e alle poche persone che conosco. In due giorni abbiamo raccolto medicinali, cibo e vestiti. Mi hanno aiutato tanti paesani di San Salvatore, e devo ringraziare la famiglia di mio marito che mi ha aiutato a spargere la voce. Molti mi stanno ancora scrivendo e chiamando. Abbiamo poi trovato un volontario che ha pagato gasolio e autostrada, e ha viaggiato fino alla dogana polacca. Da lì, le associazioni di difesa territoriali hanno preso tutti i materiali e li distribuiranno a chi ne ha più bisogno».

La rifarai?

«Ho intenzione di riproporla in modo più organizzato. Questa volta vorrei prepararla meglio, il problema maggiore è trovare un luogo grande per raccogliere il materiale e un volontario che è disposto a partire con un pulmino. Se qualcuno volesse aiutarci, può contattarmi e trovare informazioni sui miei profili social: Kri Sten (Facebook), @Kri_Sten_13 (Telegram) e kri.sten.13 (Instagram)».

Torniamo alla guerra. Anche da Leopoli, la tua città, arrivano immagini drammatiche…

«Il mondo saprà la verità su ciò che sta succedendo. Stanno morendo tanti civili ma nessuno ne parla. Sono andata anche a manifestare, ad Alessandria, perché è giusto farlo. L’Europa non ci vuole sentire, e in Italia ci sono tante notizie pro-Russia: le verità che sappiamo noi e le cose che sentiamo in tv non combaciano per niente».

Ti aspettavi, nel 2022, di vedere scene di questo tipo?

«Da piccoli siamo cresciuti avendo dei “vicini” di questo genere. A scuola abbiamo una materia che ci prepara a situazioni di questo tipo: smontare e montare armi, come comportarsi per catastrofi chimiche o guerre. Per gli uomini dopo i 18 anni è obbligatorio fare almeno un anno di militare, sono esenti solo se non studiano in università. Capite che crescere con questo pensiero è inevitabile. Tutti ci aspettavamo delle tensioni, ma non così, non in questo periodo… queste sono scene da film. Ma è la realtà».

Alessandro Venticinque

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