La testimonianza di Matteo: «La mia spiritualità non aveva una forma concreta… Ora si respira!»
Domenica 11 gennaio in Cattedrale ad Alessandria 17 adulti dai 19 ai 37 anni hanno ricevuto il sacramento della Cresima. «Sono in buona parte giovani adulti che hanno fatto coscientemente la scelta di completare la loro iniziazione cristiana. E mi colpisce molto, perché vediamo che Gesù Cristo è ancora affascinante, nonostante la povertà dei nostri mezzi; o forse proprio perché siamo poveri e scarsamente attrattivi, diventa ancora più evidente il Suo fascino. E tutto questo tocca anche me: perché, ogni volta che vengono celebrate le Cresime degli adulti, mi sento di riprendere in mano il mio sacramento, cioè la mia confermazione. Come se anch’io confermassi quello che da ragazzo ho ricevuto» spiega Leonardo Macrobio, direttore dell’ufficio catechistico della Diocesi di Alessandria.
Leonardo, qual è il valore di ricevere questo sacramento da adulti? Non lo si fa solo per potersi sposare in chiesa.
«Il valore dovresti chiederlo, tra 50 anni, a questi ragazzi che l’hanno appena fatta (sorride). Durante la celebrazione di domenica, nel presentarli al Vescovo, ho cercato di dire questo: questi ragazzi hanno intuito e intravisto qualcosa di buono nel loro cammino, breve o lungo che sia, e hanno avuto il coraggio di seguirlo. Questa è la scintilla iniziale, poi il valore lo si coglierà nel tempo. Nostro Signore non si è sottratto dal nascere in una stalla, dentro un paese microscopico, in un’epoca storica molto complicata… figurati se disdegna il passare attraverso uno che deve sposarsi. L’importante è che tu gli lasci uno spiraglio, gli permetti di entrare. E Lui entra».
Cosa ti ha colpito di più, dopo questa celebrazione?
«Mi ha colpito moltissimo lo sguardo dei ragazzi e di come siano stati dentro questa lunga giornata. Gli abbiamo chiesto di trovarsi nel pomeriggio, per un incontro con il Vescovo, seguito dalle prove e dalla celebrazione della Messa. Non era scontato, eppure sono rimasti dentro questa proposta veramente, e non “sdraiati” o passivi, come un impegno da dover sbrigare in fretta».
Se un giovane, o un adulto, desiderasse avvicinarsi al sacramento della Cresima, cosa dovrebbe fare?
«L’invito è di rivolgersi al proprio parroco o al sacerdote di riferimento. Mi viene sempre in mente una frase di San Giovanni Paolo II, che ho ascoltato quando ero giovane e mi è rimasta impressa: “Non abbiate paura di aprire le porte a Cristo”. Perché è come se l’uomo avesse una reticenza originaria: “Se gli apro la porta, poi chissà cosa succede. Non posso più fare i peccatucci che mi piacciono tanto”. Come se Cristo venisse a privarti di qualcosa… e invece arriva a dare più sapore a tutto. Tanto che ti rendi veramente conto di quello che ha gusto e per cui vale la pena continuare ad aprire le tue porte».
Tra i ragazzi adulti che domenica hanno ricevuto la Cresima in Cattedrale c’era anche Matteo Massimo Moratti (nella foto di copertina), 28enne di Masio, che lavora nella sua ditta a conduzione familiare di illuminazione e impiantistica: «Da adolescente non ero abbastanza maturo per comprendere questo dono d’amore che è la Cresima. Un dono che arriva quando lo si cerca veramente» ci ha detto. Cerchiamo di capire meglio che cosa significa.
Matteo, perché hai scelto di ricevere questo sacramento in età adulta?
«Questo è il primo passo ufficiale in una direzione che sento capace di risanare quella sensazione di vuoto che mi affliggeva. La mia vita quotidiana e le mie aspirazioni si rivelavano lacunose e ho capito che la mia spiritualità, che è sempre stata desiderosa del Signore e vicina al Suo messaggio, non aveva una forma concreta, si disperdeva, perché non ero praticante. Durante l’adolescenza ho perso l’abitudine di andare in chiesa, e anche il mio contesto non era legato a una frequentazione e una pratica più intensa del cristianesimo. Anche se, come ci diceva il Vescovo prima della celebrazione di domenica, la mia scelta netta sentivo già di averla fatta: non rimanendo nel tiepido, ma volendo avvicinarmi sempre di più al Signore. Ho compreso, giorno dopo giorno, di vivere con delusione una realtà che non poteva darmi la pienezza dell’amore di Cristo. E mi sono accorto che ogni passettino di avvicinamento verso questo stile di vita mi faceva stare bene. E questa è la mia “scintilla”, come se lo Spirito avesse iniziato a sgretolare un indurimento dell’anima in atto, picconando via un masso che mi intrappolava. Ora si respira!».
Qual è stato il punto di svolta?
«Mi sono avvicinato al Centro Don Bosco di Alessandria, perché due miei fratelli hanno iniziato a frequentare quel luogo per attività sportive. E, accompagnandoli, ho conosciuto don Mauro Mergola. Grazie a lui e ai Salesiani, con cui ho avuto dei confronti molto edificanti, ho capito che volevo iniziare a costruire qualcosa che, anche se intangibile, poteva essere il cardine di ciò che mi serviva. Ciò di cui avevo bisogno per stare bene e far stare bene gli altri con me».
Ma non è finita qui, c’è di più.
«Sì, perché c’è stata l’esperienza del Giubileo a Roma, questa estate, e la conoscenza di famiglie salesiane in Bulgaria, la mia seconda patria, e a New York, che frequento per lavoro. Un altro passaggio importante è stata la conoscenza con la pastorale giovanile, che mi ha aiutato a vivere questo periodo dopo una serie di delusioni legate ad amicizie e conoscenze. Fino a quel momento non avevo mai tenuto conto della forza che può avere un’amicizia sana: mi sono sentito capito e accompagnato da diverse personalità, ognuna delle quali mi ha fatto, e fa tuttora, del bene a modo suo. E quindi mi sembrava giusto coronare questo primo piccolo passo, che durerà tutta la vita, verso Dio».
Che cosa ti ha colpito della giornata di domenica?
«Sicuramente mi hanno colpito le tante parole pronunciate dal Vescovo. Su tutte, sottolineerei questa riflessione. Noi alla Cresima confermiamo le promesse del Battesimo: e se il Battesimo serve alla salvezza della nostra anima e ci permette di vivere in salute e aspirare alla felicità, all’amore, la Cresima è ciò che ci permetterà di esserlo per gli altri. Come i Salesiani e i ragazzi della pastorale giovanile hanno fatto tanto bene a me, tutti i giorni, ora con la Cresima sento che è il mio turno di donare questo bene e questo amore».
La Voce Alessandrina Settimanale della Diocesi di Alessandria
