Care lettrici,
cari lettori,
apriamo questo numero con l’intervista di Alessandro Venticinque a Matteo, un ragazzo di 28 anni che domenica scorsa in Cattedrale ha ricevuto dal Vescovo il sacramento della Cresima, insieme ad altri 16 “giovani adulti” come lui. Nella sua omelia, monsignor Gallese ha detto ai cresimandi: «Non siamo cristiani per fare una vita di sana “burocrazia morale”… No, noi siamo cristiani per essere, con la nostra vita, un ripresentare Gesù nella Storia. Noi, con la nostra vita, prolunghiamo l’azione salvifica di Cristo nella Storia. Qui, oggi, ad Alessandria, nel 2026».
Mi fa una certa impressione leggere parole così liberanti. Siamo onesti: dall’ambito familiare alla parrocchia, passando per catechismo, Prima comunione e Cresima, la fede cristiana ci è stata sempre presentata (tranne rarissime eccezioni) come uno sforzo di obbedienza ad alcune regole morali(stiche) fissate da Dio per diventare suoi amici. Da bambino, soprattutto quando andavo a Messa con i miei genitori, mi chiedevo come si potesse avere un rapporto di amicizia con una entità che non si vede e non si sente. Uno sconosciuto noioso e pedante, al pari dei suoi collaboratori terreni, preti e suore, che spesso si rivelavano, anche ai miei occhi di bambino, ben poco credibili rispetto al “messaggio cristiano” che andavano predicando. M
ia nonna Gina, buonanima, usava questa formula quando si parlava di qualche sacerdote poco “coerente” (diciamo così): «Guardate a quel che dico, ma non a quel che faccio!». Formula efficace, ma che non mi convinceva del tutto.
Solo più tardi, in età adulta, ho scoperto che Cristo non era il ragioniere dei peccati o un portatore di “messaggi” da mettere in pratica (che nausea!) ma una persona realmente incontrabile anche «qui, oggi, ad Alessandria, nel 2026», per usare le parole del Vescovo.
Nel 1987 (il mio «qui, oggi, ad Alessandria») Cristo ha avuto pietà di me, non ha misurato le mie mancanze ma, in un incontro imprevisto e senza che io avessi alcuna preparazione teologica, si è fatto incontrare. A quasi quarant’anni di distanza, a quei 17 ragazzi cresimati in Cattedrale auguro di fare lo stesso incontro. Perché la vita con Cristo è un’altra cosa. «Qui, oggi, ad Alessandria, nel 2026».
Andrea Antonuccio – direttore@lavocealessandrina.it
La Voce Alessandrina Settimanale della Diocesi di Alessandria
