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Testimonianze di vita/ parte prima – Ricordando mons. Canestri

Lo scorso 8 maggio a Genova nella sala “Quadrivium” è stato presentato il volume di testimonianze sulla vita pastorale del cardinale alessandrino Giovanni Canestri (“Il cardinale Giovanni Canestri – Testimonianze di una vita”, Effatà editrice) edito in occasione del centesimo anniversario della sua nascita che porta testimonianze del cardinale Angelo Bagnasco successore del Porporato nel capoluogo ligure, del nostro vescovo Guido Gallese, di monsignor Guido Marini Maestro delle celebrazioni liturgiche del Sommo pontefice e di tanti altri. Di seguito pubblichiamo integralmente, il ricordo del Cardinale scritto dal Delegato vescovile peri i Beni Culturali della nostra diocesi, il diacono Luciano Orsini.

“Scrivo volentieri queste poche righe che mi permettono di ravvivare nella mente la figura dell’indimenticabile e indimenticato caro cardinale, Giovanni Canestri, meglio don Giovanni come lui voleva che lo chiamassi, rilevando alcuni tratti di cammino percorso insieme, seppur a distanza fisica, sulla strada del Signore. Il tempo corre veloce e la memoria ritorna all’ormai lontana estate del 1976 quando in viaggio di nozze fui a Roma con mia moglie per partecipare all’udienza concessa dal beato e futuro santo, Paolo VI, agli sposi novelli. In occasione del matrimonio chiesi infatti, al mio parroco don Vittorio Borsalino di poter ottenere questo privilegio unitamente alla mia sposa. Il prevosto era stato per alcuni anni, compagno di seminario di don Giovanni che poi avrebbe proseguito gli studi nell’Urbe e, nello stesso aprile del 1941, erano stati ordinati sacerdoti; l’uno all’altare della Salve in cattedrale in Alessandria, il 20 aprile per le mani del Vescovo monsignor Nicolao Milone, l’altro a Roma, nella basilica di San Giovanni, pochi giorni prima, per le mani dell’arcivescovo Luigi Traglia, allora vice gerente del Cardinale vicario del Papa. Ebbene, don Vittorio ci aveva preparato una lettera di presentazione per l’antico amico che all’epoca era lui stesso “Vice gerente” del vicariato di Roma il cardinale Ugo Poletti, affinché ci potesse far partecipare all’udienza nell’aula Nervi. Andammo a cercarlo in Vaticano dove immaginavamo si trovasse, ma al Portone di bronzo del Palazzo apostolico, la Guardia svizzera, ci disse che non era lì ma al Laterano, tuttavia parlammo con lui al telefono e subito ci fu intesa e reciproca simpatia.

Era la prima volta che conversavo con il Monsignore e fu immediatamente disponibile, invitandoci ad andare a trovarlo in nome dei rapporti stretti col vecchio compagno di seminario. Così fu. Lo trovammo al vicariato intento alle sue quotidiane mansioni di ascolto, di premure, di piccoli ma grandi gesti nei confronti di chi lo cercava, anche solo per ascoltare da lui una parola. Grande simpatia, qualche frase in dialetto mandrogno che gli sciacquava la bocca da quella cadenza romanesca che si parlava a palazzo e dalla quale non esitava a liberarsi, molta autentica cortesia. Don Giovanni aveva percorso gran parte della sua missione sacerdotale proprio nella città Eterna per poi abbandonarla per un breve periodo quale vescovo di Tortona ma non aveva e non poteva dimenticare le radici piemontesi. Ci fece accompagnare alla visita della Cattedrale di Roma, la basilica del SS. Salvatore, nota come San Giovanni e alla Scala santa. Al nostro stupore di così tanta e immediata cordialità, l’usciere al quale ci aveva affidati, ci sussurrò all’orecchio: «…Fa così con tutti…. non è solo un vescovo… è un santo!». Ce n’eravamo ben resi conto. Quella, come accennato, fu la prima volta. Ne seguirono altre. Intanto i contatti telefonici erano regolari anche solo per chiedere notizie sulla salute, o per scambiare quattro chiacchiere sulle novità alessandrine. Preferiva essere chiamato al numero telefonico privato, quello della sua residenza romana dove spesso rispondeva direttamente lui. Fu così che un giorno gli comunicai la morte di don Borsalino, del quale disse che era un sacerdote autentico ed un genuino ministro di Cristo e che non aveva fatto molta carriera umana nel contesto della Chiesa perché preferiva il Vangelo della Croce alle mille parole degli uomini. (continua/1)

diac. prof. Luciano Orsini Delegato vescovile
per i Beni Culturali
della diocesi di Alessandria

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