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«Ho imparato il rispetto della persona»

I volti del Collegio

«Oltre a valori fondamentali come la dignità di ogni essere umano, nei miei anni delle medie ho imparato anche concetti semplici e concreti come “a scuola non si deve copiare” e di conseguenza “nella vita non si devono usare sotterfugi”. In prima media la professoressa di matematica mi ha scoperto con dei bigliettini nascosti sotto il sedere, scritti per farmi da guida nel compito in classe.

“Alzati, dammi subito i bigliettini e ritiriamo il compito”: mi ricordo quel momento come se fosse avvenuto ieri. Questa doccia fredda mi è servita molto da sprone positivo: sono poi diventato il più bravo della classe in matematica e ho anche portato a casa molte note di merito. La professoressa me la sono anche ritrovata come paziente (ride): l’ho rivista con gioia e abbiamo ricordato insieme gli anni della scuola. Ho incontrato di nuovo anche molti miei compagni di classe grazie alla mia professione: è sempre un piacere ricordare con loro il tempo trascorso tra le mura del Santa Chiara».

Chi parla è Luigi Di Filippo (in foto qui sotto), 41 anni, fisioterapista e osteopata, docente universitario presso l’Università Torvergata di Roma e direttore del centro medico FisioAnalysis Maedica, struttura di medicina dello sport di riferimento su tutto il territorio nazionale. Il Collegio Santa Chiara ha riaperto i suoi cancelli nel 2018 dopo un periodo di chiusura, per ospitare gli studenti universitari, ma alcuni anni fa il Complesso ospitava anche una scuola paritaria. Tra gli studenti c’era anche il giovane Luigi: ecco i suoi ricordi di quel periodo.

Luigi, quando sei arrivato in Collegio la prima volta?
«Ho frequentato la Scuola Paritaria Santa Chiara dal 1990 al ‘93 (dagli 11 ai 13 anni). Dopo l’istituto professionale odontotecnico, mi sono laureato in fisioterapia e ho conseguito la laurea magistrale in scienze della riabilitazione, con specializzazione in riabilitazione dei disordini muscolo – scheletrici. Ho anche un diploma in osteopatia».

Se ripensi agli anni delle medie, che ricordi ti riaffiorano alla mente?
«La ricordo come un’esperienza positiva: l’ambiente era tranquillo e sereno, esclusivamente maschile. Si facevano grandi partite a calcio con le porte in legno senza rete, a volte si andava anche nel campetto da basket».

Quali figure di riferimento avevi in quel periodo?
«Indubbiamente la professoressa di matematica, quella che mi ha scoperto i bigliettini (ride). Mi ricordo anche l’insegnante di musica, una ragazza giovane che mostrava una grande sensibilità nei confronti di noi ragazzi. Ci sentivamo a nostro agio con lei, seguivo volentieri le lezioni: era una materia che ci permetteva di esplorare la nostra creatività».

Che insegnamenti ricevuti negli anni al Santa Chiara ti porti ancora dentro?
«Il valore più grande che ho interiorizzato è dare valore a ogni persona, indipendentemente dal ruolo (che sia professore o compagno di classe). Se si impara a dare valore a ogni persona, di conseguenza la si rispetta: in questo circolo virtuoso bullismo e cyberbullismo vengono a depotenziarsi. Si tratta di un argomento che mi sta molto a cuore e su cui ho incominciato a riflettere in quegli anni. Rispetto, tolleranza e contrasto alle varie forme di bullismo sono battaglie che cerco di portare avanti ancora oggi, anche nella mia professione. Qualche tempo fa ho inaugurato una nuova parte del mio centro: tra i vari interventi che ho pensato per l’open day ne ho voluto organizzare uno dedicato al contrasto della violenza sulle donne, con un Dojo che ha insegnato alcune tecniche di difesa personale».

Zelia Pastore

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