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San Giacomo della Vittoria

Tutela e conservazione dei beni culturali ecclesiastici 

Proseguono con ampio riscontro di pubblico gli incontri settimanali dedicati alla tutela e alla conservazione dei Beni Culturali ecclesiastici, tenuti dal professor Luciano Orsini presso la chiesa di via San Giacomo della Vittoria, in collaborazione con la Fondazione Cassa di Risparmio di Alessandria e la Direzione per i Beni culturali della Diocesi.

La lezione, tenutasi il 23 novembre, ha preso le mosse proprio da una breve ricognizione dei lavori in facciata dell’antico tempio, ormai in fase di prossima ultimazione. L’intervento di restauro ridonerà a breve l’aspetto cromatico e strutturale di primo Novecento, celato da interventi successivi. Grande attenzione è stata anche riservata ai due pregevoli bassorilievi ai lati del portale in facciata, sulla cui matericità e cromatismo originario si è ancora incerti, per una successiva fase di consolidamento e restauro. Le due sculture, molto antiche, appartengono probabilmente alla primigenia struttura medievale, di cui rimane traccia solo per il frammento ad affresco della Madonna del latte, attribuito a un anonimo artista denominato dagli studiosi “Maestro di AdaNegri” e restaurato dal maestro Federico Orsini pochi anni or sono.

L’incontro è poi stato l’occasione per il professor Orsini per introdurre il vasto e complesso tema dell’agiografia, così come codificata dalla celebre Bibliotheca Sanctorum Vaticana. La vita dei primi Santi martiri e dei successivi canonizzati si rivela difatti un tema centrale ed imprescindibile per quel che riguarda una corretta lettura della maggior parte dei beni in ambito ecclesiastico, incentrati per l’appunto su queste cruciali tematiche di fede. In quest’ottica il Bene culturale, nell’accezione iconografica e narrativa, può trovare una più corretta lettura grazie ad una conoscenza compiuta degli attributi delle singole figure, spesso simboli essi stessi del sacrificio di fede nel martirio.

È in questa dimensione che il docente ha collocato le celeberrime vicende di Pietro, principe degli Apostoli, advocato da Gesù durante la quotidiana pesca, in seguito Vicario del Cristo nei cieli, rappresentati dalla chiave dorata, e sulla terra, rappresentata dalla chiave argentea. La stessa croce, simbolo atroce e umiliante di pena ma al contempo strumento di redenzione umana per il Cristo, è capovolta. Pietro infatti abbracciò il martirio ma, per umiltà nei confronti del Redentore, chiese di essere crocifisso con la testa all’ingiù.

La presenza del corpo capovolto di Pietro è però fondamentale per una simbologia che secondo la consuetudine rimanderebbe, in sua assenza, alla presenza del male. Meno umiliante in senso simbolico può leggersi la sorte di Santo Stefano, condannato per lapidazione secondo una prassi in voga tra le sentenze del Sinedrio, tollerate dalla giurisdizione romana vigente negli anni della vita terrena di Cristo. La dalmatica rossa, insieme alla palma del martirio e il sasso del supplizio, sono per l’appunto gli attributi iconografici del Santo protomartire. Come ha ben illustrato il professor Orsini, anche con approfondimenti di carattere storico, il cromatismo delle vesti costituisce anch’esso un importante portatore di significato, partendo dal colore bianco simbolo di candore e immacolatezza, per arrivare al rosso del sangue, simbolo di immolazione nel martirio e sacrificio.

Andrea Fogli
con la collaborazione dell’Ufficio diocesano Beni culturali

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