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«Santo è colui che risponde alla chiamata del Signore»

“Il punto di vista”

Fra Dario Vermi è il Postulatore Generale delle cause dei Santi e dei Beati dell’Ordine Ospedaliero di San Giovanni di Dio Fatebenefratelli al quale appartiene. Dal 4 dicembre 2022 in poi ha compiuto un viaggio con varie tappe: Bogotà (Colombia), Quito (Ecuador), Lima (Perù) per fare luce su alcuni Confratelli candidati alla beatificazione e canonizzazione. Un percorso impegnativo, ma necessario. È rientrato a Roma il 19 dicembre scorso, dopo una sosta a Còrdoba (Spagna) dove il 18 dicembre è stata aperta l’inchiesta diocesana di beatificazione e canonizzazione di fra Bonifacio Bonillo religioso dell’Ordine. Il racconto della sua esperienza può interessare i lettori, per riflettere sulla santità, argomento di cui si parla e si scrive poco nel mondo attuale.

Fra Dario, quali sono i valori essenziali di una persona per essere giudicata santa?

«Santa non è una persona che fa i miracoli. I miracoli li fa solo il Signore. I Santi intercedono. Santo è colui che per grazia, impegno e maturità umana, risponde alla chiamata del Signore attraverso l’esercizio fondamentale delle virtù teologali della Fede, della Speranza e della Carità e delle virtù cardinali, forse poco conosciute in questi tempi anche per molti cristiani, che sono: la prudenza, la giustizia, la fortezza, la temperanza e delle altre importanti virtù annesse, soprattutto per i religiosi, come la povertà, la castità e l’obbedienza. Virtù sovrana, regina di tutti i cristiani, è l’umiltà che nei Santi eccelle sempre. La virtù della Carità è donare tutta la propria vita in qualsiasi luogo, in ogni momento, senza misura, dimenticando se stessi. Un Santo, quindi, è colui che vive l’esperienza delle virtù in modo naturale, vero, spontaneo e le esercita in forma eroica, s’intende oltre il modo comune di ogni fedele».

Quali motivi ti hanno portato così lontano per cercare buone testimonianze di vita dei tuoi Confratelli?

«Sono i Confratelli morti in fama di santità che mi hanno chiamato, come compito di Postulatore Generale di fare indagini per verificare se abbiano vissuto con coerenza la loro vita di religiosi consacrati. Nell’Ordine, essendo esteso in cinque Continenti, è facile, per grazia di Dio, trovare religiosi che abbiano dato la loro vita e si siano distinti per le loro virtù vissute fino all’eroismo. Di questi Confratelli ve ne sono alcuni in America latina e per questo motivo sono andato nelle grandi capitali di Quito, Bogotà e Lima. Altri sono morti martiri nel 1936 durante la persecuzione in Spagna e sono stati canonizzati dal papa Giovanni Paolo II nel 1992. Sette Confratelli, fra i 95 morti martiri, sono colombiani e purtroppo non si trovano le loro reliquie perché sepolti nelle fosse comuni in Spagna. Grande è la devozione nei villaggi e nelle zone dove hanno vissuto. Alcuni di questi sono stati invocati per varie necessità e si sono annunciati miracoli di guarigione. Il mio compito è stato di ascoltare le testimonianze di chi dichiarava di aver ricevuto presunti miracoli o favori e raccogliere tutta la documentazione medica da studiare e approfondire attraverso medici competenti e specialisti sul caso preso in esame. A Quito ho fatto un’indagine approfondita sul Confratello fra Antonio Rangel Macias che ha fondato un Centro per le persone senza fissa dimora e per le famiglie povere. Era considerato un San Giovanni di Dio moderno».

Hai avuto difficoltà per realizzare il tuo progetto?

«Più che difficoltà io penso al notevole impegno che occorre mettere in pratica perché non è facile verificare la santità del candidato. Bisogna vedere dove ha vissuto, parlare con le persone che lo hanno conosciuto, ricercare tutte le versioni, anche di coloro che, pure apprezzandolo, non lo considerano Santo. È necessario approfondire attentamente, fare una analisi molto rigorosa nella ricerca, documentarsi e ascoltare tutto, trarre profitto, per quanto possibile, di tutto ciò che viene detto di lui».

Quale emozione provi di fronte a questi religiosi dei Fatebenefratelli?

«Mi colpisce il carisma dell’ospitalità che lo Spirito Santo ha dato a San Giovanni di Dio. Questi Confratelli sono presenti in Italia, Spagna, Columbia, Ecuador, Perù, dovunque. Un carisma che, se vissuto integralmente come loro hanno saputo dimostrare, è la via maestra per arrivare alla santità. È bello ed emozionante conoscere come lo Spirito Santo sia entrato nella vita di questi religiosi e come loro stessi abbiano saputo aprirsi a questo dono e consegnarsi totalmente ai disegni di Dio. Tutto ciò infonde tanta speranza non solo ai cristiani, ma soprattutto a noi religiosi dei Fatebenefratelli che siamo chiamati a vivere l’esempio di San Giovanni di Dio. Prevalgono sempre stupore, gioia, meraviglia nel constatare come questi religiosi, conquistati dall’amore di Dio, abbiano vissuto non solo per sé stessi, ma soprattutto per gli altri. L’esperienza concreta della Carità: farsi tutto a tutti. È questo l’insegnamento divino che ancora oggi conquista chi vuole mettersi al servizio del Vangelo».

Adriana Verardi Savorelli

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