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Quell’impeto che è più potente della morte

Care lettrici,

cari lettori,

dedichiamo questo numero alla Vita: quella con la V maiuscola, il cui valore reale scopriremo drammaticamente quando saremo lì lì per riconsegnarla. L’immagine di copertina è scioccante, lo so. Eppure, amici cari, è la realtà: è una foto del novembre 2023, quando 31 neonati in pericolo di vita sono stati trasferiti dall’ospedale Al-Shifa, nel nord di Gaza, all’ospedale Al-Helal Al-Emarati di Rafah, nel sud della Striscia.

“I neonati sono stati trasferiti, su richiesta delle autorità sanitarie, in incubatrici a temperatura controllata” scriveva l’Unicef “dove le loro condizioni si stanno ora stabilizzando e sono assistiti nel reparto di terapia intensiva neonatale”.

Ci auguriamo tutti che questi piccoli, nati prematuri o con problemi di salute, siano vivi e pronti all’abbraccio con i genitori. Molti loro “coetanei”, purtroppo, sono rimasti uccisi: la loro vita, agli occhi del mondo, non valeva nulla.

Attenzione, però: la tragedia di Gaza è comune a tante altre parti del mondo dove, facendo un calcolo approssimativo, possiamo contare una quarantina di conflitti. Il pianeta è in fiamme, mentre noi pensiamo a cosa fare nel weekend… La morte violenta, come quella di un neonato sotto le bombe, è l’esperienza quotidiana di milioni di persone. È ciò che le nuove generazioni, in diverse regioni della Terra, hanno davanti agli occhi ogni giorno. E

ppure… eppure, come sa bene chi ha avuto un figlio nato prematuro (e lo ha visto lottare per esistere, come è accaduto a mia moglie e a me), la Vita è più forte, non si stanca mai. Da dove viene questo impeto impressionante, in un corpicino a volte di poche centinaia di grammi, riscaldato in una incubatrice? Se non si arrende lui, perché dovremmo farlo noi? Dopo aver letto l’intervista qui a lato (con Larives e Diego) e il Paginone, chiediamoci seriamente che cos’è la Vita. 

E da dove viene la sua forza.

Andrea Antonuccio

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