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Pasquetta 2024 a Casa San Francesco: parla padre Giorgio Noè

Abbiamo condiviso la gioia
della fede e dello stare insieme

Padre Giorgio, la Pasquetta del 1° aprile a Casa San Francesco è stata un po’ “particolare”… Com’è andata?

­«Non è stata un pesce d’aprile (sorride) ma un momento bello di fraternità, un’esperienza di Chiesa in cui abbiamo condiviso la gioia della fede e dello stare insieme… ed eravamo in tanti! Abbiamo messo in comune le nostre storie, in modo particolare nel pomeriggio, con le testimonianze che si sono succedute. Credo sia importante per una comunità cristiana che ci si ritrovi a celebrare non solo durante le occasioni liturgiche, ma anche con la vita, nelle sue dimensioni più semplici e quotidiane. La resurrezione del Signore è qualcosa che deve toccarci personalmente e in tutte le dimensioni della nostra esistenza. E, come abbiamo visto nella giornata trascorsa a Pasquetta, ci tocca anche nella semplicità dello stare insieme, nel condividere i momenti più semplici, come un pranzo o il giocare insieme. Ci riguarda, perché in queste cose possiamo renderci conto che il Signore sta passando nella nostra vita facendo nuove tutte le cose. E noi abbiamo bisogno di vederlo».

Tu che cosa hai visto?

«Una giornata come quella del 1° aprile mi fa venire in mente quello che dice il profeta Isaia: “Sta germogliando qualcosa di nuovo, proprio ora germoglia, non ve ne accorgete?” E questi germogli di vita nuova, germogli di grazia, sono davvero un dono di Dio. Abbiamo bisogno di occhi per poterli vedere e mani per poterli coltivare, perché crescano».

Chi vi ha aiutato a organizzare questa giornata?

«Ci ha dato una grossa mano l’associazione “San Francesco”, che ringrazio, e il Rinnovamento nello Spirito Santo, che ci ha supportato anche nell’animazione. Questi fratelli hanno dato un contributo importante per l’andamento della giornata».

Che cosa ti ha colpito di più?

«Devo essere sincero, non c’è un momento particolare. Ripenso alla giornata e la trovo un’esperienza bella nella sua complessità e nella sua interezza. È stato un momento di gioia, un momento di fraternità. Uno stare insieme non solo per divertirsi, ma che ha avuto come anima, come motore, questa presenza del Signore. Io l’ho colta in tutti i momenti della giornata».

I tuoi confratelli, padre Daniele e padre Lorenzo, che cosa hanno detto?

«Lorenzo si è sfogato alla griglia… (ride). A parte gli scherzi, ci siamo brevemente raccontati quello che ci era appena capitato. C’è stata la soddisfazione di aver vissuto un bel momento di crescita: quello che cogliamo è che Casa San Francesco sta diventando una casa capace di accogliere fratelli e sorelle che sono nella difficoltà, alla ricerca di un’esperienza condivisa. Sono sicuro che questo luogo diventerà un punto d’incontro per tante persone».

Avete intenzione di ripetere la “formula” in altre occasioni?

«Certamente, la formula può essere riproposta, magari anche con modalità diverse. Stiamo considerando la possibilità, nell’arco dell’anno, di trovare qualche altro momento in cui proporre questo tipo di esperienza: una vita cristiana a tutto tondo».

E chi non è venuto da voi a Pasquetta che cosa si è perso? Vuoi dirgli qualcosa?

«Vorrei dirgli che momenti come questo ci aprono a uno sguardo diverso sulla vita della Chiesa. Forse siamo abituati a vedere e considerare la presenza del Signore soltanto nell’ambito liturgico. Invece la Sua presenza si manifesta nella vita di una comunità: non solo pregare, ma anche mangiare insieme, ascoltarsi e imparare qualcosa di vero che passa dalla vita dei fratelli… tutto questo è un modo nuovo di fare un’esperienza di Chiesa e di fede, anche se in fondo è quello che ci viene proposto dagli Atti degli Apostoli: è un po’ più vivace, un po’ più aperto rispetto a quello che normalmente siamo abituati a vedere. Nel contesto in cui viviamo, credo che Gesù chieda alla sua Chiesa, cioè a ciascuno di noi, di essere testimone di una novità, di una risurrezione nella vita di tutti i giorni. Personalmente, sento come una “spinta” interiore a raccontare quello che il Signore ha fatto per me».

Andrea Antonuccio

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