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Carlo Acutis sarà santo: intervista esclusiva alla mamma Antonia

«Chiediamo a Carlo di poter diventare anche noi»

«Si occupava dei clochard per strada e dei ragazzi in difficoltà. Gli dico grazie perché ha testimoniato Cristo con la sua vita, aiutando tante persone»

«Carlo mi è apparso in sogno parecchi anni fa, dicendomi che sarebbe diventato prima beato e poi santo. Sicuramente era una cosa che mi aspettavo, visto che ogni giorno riceviamo notizie di un possibile miracolo, di una grazia, tutto seguìto da documentazioni mediche. Quindi era solo una questione di tempo, perché la Chiesa sceglie un miracolo tra i tanti e fa un processo che, però, ha i suoi “ritmi”: prima c’è la commissione medica, poi quella teologica, quella cardinalizia e, infine, c’è il Papa. Tra una commissione e l’altra, passano mesi… Ma nel nostro caso, per fortuna, la causa è stata relativamente veloce». Sono trascorsi due giorni dall’ufficializzazione della notizia, quando Antonia Salzano ci risponde al telefono mentre è in viaggio verso Roma. Suo figlio, Carlo Acutis, diventerà santo: a deciderlo è stato papa Francesco, che giovedì 23 maggio ha ricevuto il cardinal Marcello Semeraro, prefetto del Dicastero per le Cause dei Santi, firmando i Decreti per la canonizzazione del giovane (insieme con Giuseppe Allamano, fondatore dei Missionari della Consolata). La storia del 15enne milanese, tornato alla Casa del Padre nel 2006 dopo una leucemia fulminante, è stata raccontata in tutto il mondo. Dopo la morte, Carlo ha continuato la sua testimonianza, donando segni e miracoli a chi ha chiesto la sua intercessione. Così il giovane “patrono di Internet” è stato beatificato il 10 ottobre 2020, e adesso diventerà santo. «Ma per me non è stata una sorpresa, mi aveva già anticipato tutto… era solo questione di tempo» racconta a Voce, sorridendo, la mamma di Carlo.

Antonia, è stato scelto il miracolo di Valeria: una giovane costaricana che nel 2022, a Firenze, dopo un incidente in bici, ha riportato un grave trauma cranico.

«Questa povera ragazza era sospesa tra la vita e la morte. Se fosse sopravvissuta, cosa che era altamente esclusa dai medici, avrebbe comunque riportato delle menomazioni gravissime. La sua mamma ha pregato Carlo, è venuta alla tomba in ginocchio, tutto il giorno: e ha ottenuto questa grazia. Il miracolo è stato analizzato da una commissione di medici, che si è espressa favorevolmente all’unanimità. Ma, ripeto, non mi ha colto di sorpresa più di tanto, perché ero già a conoscenza di tutto (sorride)».

Non è sorpresa, dunque: ma immagino sia contenta?

«Sono contenta perché tutti i fedeli di Carlo, sparsi nel mondo, aspettavano questo momento. Quando una persona viene proclamata santa, per esempio, si possono costruire delle chiese in suo onore, cosa che non è possibile fare solo con la beatificazione. E poi sono contenta perché Carlo è un modello, è un segno di speranza in questi tempi molto difficili, dove la fede è sempre più fioca e la gente è sempre più lontana da Dio, soprattutto i ragazzi. Ci sono pericoli notevoli come la pornografia, l’alcol, la droga, la spazzatura che c’è su Internet. Però, nonostante tutto, Carlo è riuscito a compiere questo cammino di santificazione, perché ha vissuto nel mondo in cui viviamo tutti e quindi è un segno di speranza. “Come ce l’ho fatta io, ce la potete fare voi” dice Carlo. Ed è un esempio, per credenti e non credenti».

Per tutti.

«Certo, perché veicola valori che si stanno perdendo: il rispetto per le persone e l’amore per il prossimo, soprattutto per i meno abbienti. Carlo si occupava dei clochard per strada, portava loro sacchi a pelo, coperte e da mangiare. Era molto attivo contro il bullismo e aiutava i ragazzi portatori di handicap. Poi ha fatto il catechista, realizzando un sacco di materiale per evangelizzare attraverso Internet… sta evangelizzando tutto il mondo con la sua mostra sui Miracoli eucaristici. Pensa che gli Stati Uniti hanno 18 mila parrocchie in tutto. Ecco, la mostra di Carlo è andata in quasi 10 mila parrocchie, e infatti Carlo è stato scelto dalla Conferenza episcopale statunitense come testimonial del “revival eucaristico” che si vive adesso negli Stati Uniti. Quello che ha fatto sta portando frutto adesso, toccando tutti i continenti».

Il suo rapporto con Carlo com’è cambiato in questi anni?

«Il rapporto è sempre uguale. Certo, non può essere come prima, quando ci si parlava “de visu”, ma spiritualmente Carlo si fa sentire. Mi sembra un po’ il paradigma di come dovrebbe essere il nostro rapporto con Gesù e con i santi: noi dovremmo parlare come se fossero amici, perché sono presenti, ma noi non li percepiamo. Allora, a volte, pensiamo quasi che siano astratti… Invece loro sono presenti, anche più di noi, solo che noi non li possiamo vedere. Io, quando parlo ai ragazzi, per scherzare dico: “È un po’ come nel film di Harry Potter, in cui entrano in una dimensione speciale”. Non li vediamo, ma sappiamo che sono vicinissimi. E a noi tocca far crescere questa consapevolezza».

Carlo ci è riuscito in soli 15 anni.

«Sì, ha vissuto incentrando la sua vita su Cristo. Da quando aveva 7 anni, tutti i giorni andava a Messa, faceva l’Adorazione eucaristica, pregava il Rosario, leggeva la Parola di Dio. Quando sei abituato a pregare, e soprattutto vivi quello che fai in unione con Cristo, anche le cose più banali, come lo studio, diventano una preghiera. E così cresce anche il rapporto con Lui. E gli altri, naturalmente, se ne accorgono, lo vedono. Perché per essere testimoni bisogna innanzitutto vivere quello che si testimonia. Se lo viviamo solo a parole, poi diventiamo degli strumenti non accordati, che fanno un suono poco bello. Papa Francesco dice sempre che il mondo ha bisogno di testimoni, testimoni veraci. Carlo viveva veramente ciò che testimoniava; e noi, oggi, se non viviamo tutto ciò nella nostra vita, come facciamo a testimoniare?».

Che cosa possiamo chiedere a Carlo?

«Chiediamo la grazia di mettere al centro della nostra vita Dio, di vivere sempre in comunione rispettando i Suoi comandamenti. Il Signore ci ha fatti in un certo modo e noi vogliamo andare contro corrente, contro questa natura che Lui ci ha dato. E ci facciamo del male da soli. Però, siccome l’uomo è superbo e pensa di saperne più di Dio, chiediamo la grazia dell’umiltà e della carità, che sono le virtù più importanti. Chiediamo a Carlo di far crescere la nostra fede, perché questo è quello che poi ci farà santi e ci darà la beatitudine eterna che vivremo accanto a Dio, dopo la morte. Che non è la fine di tutto ma, come diceva Carlo, è il passaggio alla vera vita. A questo siamo chiamati».

Cosa vuol dire essere la mamma di Carlo? Tutta questa attenzione non la mette a disagio?

«Io la vivo bene, perché so che il Signore, attraverso Carlo, sta operando una Misericordia. Sono momenti di Misericordia da parte di Dio, come quando a Fatima la Madonna disse ai pastorelli: “Il Signore ha su di voi disegni di Misericordia”. Fatima è stata uno strumento importantissimo per aiutare tante persone a rafforzare la fede, perché la Madonna quando appare, riconosciuta dalla Chiesa, sempre ci invita a seguire ciò che Gesù dice nel Vangelo. Ci rafforza, nella fede. Perché uno, magari, dice: “Ma esisterà la vita eterna? Ma c’è veramente Dio?”. Allora succede che il Signore manda santi importanti, come Padre Pio, per darci forza. Quindi penso che Carlo sia uno strumento di Misericordia scelto da Dio per operare delle grazie, per richiamarci all’essenziale, che poi sono i suoi Sacramenti, i segni della sua Misericordia per noi. Segni efficaci, attraverso i quali ci dona la grazia per santificarci e per poter fare quel cammino di santità a cui siamo tutti vocati. Quindi l’eucaristia è veramente la presenza viva e reale di Cristo in mezzo a noi. Come diceva Carlo: “La mia autostrada per il Cielo”. Essendo quell’ostia la presenza viva e reale di Cristo, quando la mangiamo non siamo più la stessa persona, anche se non ce ne rendiamo conto. Il Signore opera sempre delle cose straordinarie dentro di noi: ci purifica, ci trasfigura. Non per niente Sant’Ignazio di Antiochia, grande padre della Chiesa, definiva l’eucaristia come “farmaco di immortalità”. Una vera medicina dell’anima».

Che sorprese si aspetta da Carlo?

«Speriamo anche noi di farci santi: di andare dritti in Paradiso, come ha fatto lui, senza passare per il Purgatorio (sorride). Chiediamo questo, che è la cosa più importante. Il resto passa».

Quale “grazie” vuole dire a Carlo?

«Un grazie perché è stato coerente tutta la sua vita. Ha saputo testimoniare Cristo. Perché anche Carlo avrà avuto le tentazioni, e poteva anche dire di no a Dio, era libero di scegliere come tutti noi. Quindi, grazie perché, attraverso il suo sacrificio e la sua vita, adesso sta aiutando tante persone. In primis, i suoi familiari».

Vi sentite persone diverse?

«Sicuramente ogni giorno cambiamo, ma il problema non è tanto cambiare, quanto santificarsi. In questo cammino, negli anni, l’obiettivo è percorrere la strada per la santità. Quindi sì, forse, in questo senso siamo persone diverse. Grazie a Carlo».

Alessandro Venticinque

Due nuovi santi che ci aiutano a crescere nella fede

Il miracolo per intercessione del giovane 15enne.

E la storia del fondatore dei missionari della Consolata 

Il giovane Carlo Acutis (1991-2006) e don Giuseppe Allamano (1851-1926), quest’ultimo fondatore dei due Istituti dei missionari e delle missionarie della Consolata, verranno proclamati santi. Durante l’udienza di giovedì 23 maggio concessa al cardinale Marcello Semeraro, Prefetto del Dicastero delle Cause dei Santi, papa Francesco ha autorizzato a promulgare i Decreti riguardanti i miracoli attribuiti all’intercessione dei due beati.

CARLO ACUTIS

Carlo Acutis, beatificato nel 2020, un ragazzo di 15 anni stroncato dalla leucemia fulminante nel 2006, considerato il “patrono di Internet”, diventa santo dopo il riconoscimento del miracolo avvenuto a una giovane del Costa Rica, studentessa a Firenze, che cade dalla bicicletta e va in coma irreversibile. «È Valeria la destinataria del miracolo riconosciuto grazie all’intercessione del Beato Carlo Acutis. Tutto accadde il 2 luglio del 2022 quando la ragazza ha avuto un incidente nel centro storico di Firenze e cade. Trasferita all’ospedale di Careggi le diagnosticano un trauma cranico molto grave, per il quale deve essere effettuato un intervento di craniotomia, l’asportazione dell’osso occipitale destro per diminuire la pressione. Le speranze di vita sono azzerate» come riporta il sito assisisantuariospogliazione.it. «La mamma Liliana, sei giorni dopo, viene in Assisi, per raccomandare la figlia al Beato Carlo e passa tutta la giornata inginocchiata davanti alla sua tomba. In serata riceve una telefonata dall’ospedale che la informa del miglioramento improvviso e inspiegabile della figlia: Valeria ha ripreso a respirare spontaneamente, il giorno dopo riprende a muoversi e parzialmente a parlare. Di lì a poco la Tac evidenzia la scomparsa dell’emorragia e, nonostante la terapia riabilitativa prevista, Valeria si riprende in poco tempo. A settembre, insieme alla mamma, vengono ad Assisi per pregare sulla tomba di Carlo e ringraziare per il miracolo ricevuto».

DON GIUSEPPE ALLAMANO

Anche don Giuseppe Allamano (beatificato da papa Giovanni Paolo II il 7 ottobre 1990), fondatore dell’Istituto dei missionari della Consolata, verrà proclamato santo. Il miracolo per la canonizzazione del Beato Allamano riguarda la guarigione miracolosa, attribuita alla sua intercessione, del signor Sorino Yanomami, indigeno della foresta amazzonica, che il 7 febbraio 1996 fu aggredito da un giaguaro che gli fratturò la scatola cranica. Portato in ospedale in condizioni disperate, con una terribile ferita al cranio, ad assisterlo ci furono anche sei suore e un missionario della Consolata, che invocarono il beato Allamano, collocando una sua reliquia al capezzale del ferito. Yanomani si risvegliò dieci giorni dopo l’intervento, senza presentare esiti neurologici. Mesi dopo riprese la sua normale vita di abitante della foresta. «Con grande gioia vi partecipo l’annuncio dato oggi dalla Santa Sede ai cristiani di tutto il mondo: il beato Giuseppe Allamano, un caro figlio della Chiesa torinese, sarà presto proclamato Santo» sono le parole rivolte alla città e alla Chiesa torinese dall’arcivescovo Roberto Repole. «La missione partì dall’amato Santuario della Consolata e oggi è diffusa in tutto il mondo, dove i Missionari e le Missionarie della Consolata continuano a testimoniare la fede in Gesù, spesso in condizioni di grande povertà materiale e spirituale. È l’impegno missionario di tutta la Chiesa, anche di quella torinese che sull’esempio dell’Allamano e dei “santi sociali” che illuminarono la città nell’Ottocento e nel Novecento si sente chiamata a portare il Vangelo nella vita di tutti gli uomini e tutte le donne, qui ed oggi».

GLI ALTRI DECRETI

Diventerà presto santo, grazie al riconoscimento del miracolo, anche don Giovanni Merlini, moderatore generale della Congregazione dei Missionari del Preziosissimo Sangue, nato a Spoleto il 28 agosto 1795 e morto a Roma il 12 gennaio 1873. Nella stessa udienza, il Santo Padre ha autorizzato i decreti riguardanti le virtù eroiche dello scienziato e politico Enrico Medi, che diviene così Venerabile. Gli altri decreti autorizzati sono quelli relativi al martirio del Servo di Dio Stanislao Kostka Streich, sacerdote diocesano, nato il 27 agosto 1902 a Bydgoszcz (Polonia) e ucciso in odio alla fede il 27 febbraio 1938 a Luboń (Polonia); il martirio della Serva di Dio Maria Maddalena Bódi, laica, nata l’8 agosto 1921 a Szgliget (Ungheria) e uccisa in odio alla fede il 23 marzo 1945 a Litér (Ungheria); le virtù eroiche del Servo di Dio Guglielmo Gattiani (al secolo: Oscar), sacerdote professo dell’Ordine dei Frati Minori Cappuccini, nato l’11 novembre 1914 a Badi, frazione del Comune di Castel di Casio (Bologna) e morto a Faenza il 15 dicembre 1999; le virtù eroiche del Servo di Dio Ismaele Molinero Novillo, detto Ismael de Tomelloso, laico; nato il 1° maggio 1917 a Tomelloso (Spagna) e morto a Saragozza (Spagna) il 5 maggio 1938.

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