Il coraggio della risposta: riprendere il timone. Manuale pratico di imperfezione, di Enzo Governale

Quando smettiamo di cercare colpevoli fuori di noi, ritroviamo il potere di agire sulla nostra vita

 

Responsabilità [re·spon·sa·bi·li·tà]

Etimologia: dal latino responsus, participio passato di respondēre: “rispondere”. È l’abilità di dare una risposta (dall’inglese response-ability), l’impegno di farsi garante delle proprie azioni.

Il peso che rende liberi. C’è una parola che spesso ci fa paura, perché la sentiamo carica di un peso “burocratico”, quasi giudiziario. Profuma di dovere, di tribunale, di colpe da espiare. 

Nel nostro viaggio di cambiamento, però, la parola responsabilità deve cambiare pelle e significato. Dobbiamo spogliarla della sua armatura punitiva per riscoprire la sua radice più vitale: “re-spondere”, ovvero la capacità di dare una risposta consapevole agli eventi che la vita ci mette davanti. Per troppo tempo, forse per anni, siamo stati spettatori passivi della nostra stessa esistenza, convinti che le chiavi della nostra felicità o del nostro malessere fossero custodite altrove: nelle mani di un partner difficile, di un capo poco illuminato, della sfortuna o di un passato traumatico che ci tiene in ostaggio.

Dare la colpa all’esterno è una strategia di difesa straordinaria: è rassicurante, ci solleva dal fardello del fallimento e ci permette di restare immobili lamentandoci del vento. Ma questa sicurezza ha un prezzo che non possiamo più permetterci di pagare: ci toglie ogni potere d’azione. Smettere di puntare il dito è un momento di vertigine pura. È come quel secondo esatto in cui, da bambini, sentivamo che le mani dei nostri genitori lasciavano il sellino della bicicletta e le rotelle non toccavano più terra. Improvvisamente, senti tutto il peso dell’equilibrio sulle tue spalle. Fa paura, fa tremare le gambe, ma è in quel preciso istante di solitudine che inizi a guidare davvero.

Essere responsabili non significa affatto essere “colpevoli” di tutto ciò che ci accade. Non abbiamo scelto noi la famiglia in cui nascere, non possiamo controllare il meteo, né le crisi economiche o le decisioni imprevedibili degli altri.
La responsabilità non riguarda ciò che ci succede ma ciò che decidiamo di fare con quello che ci succede. È la fine definitiva dell’alibi. È il coraggio di guardarsi alle spalle, osservare il sentiero percorso e decidere di non restare più fermi a subire le circostanze. Quando smetti di dire “non posso cambiare perché la società/il mio ex/il destino non me lo permette”, e inizi a dire “posso agire perché io scelgo di dare una risposta diversa”, l’aria intorno a te si trasforma. Diventa più densa, richiede polmoni più forti per essere respirata ma è l’unica aria capace di gonfiare davvero le tue vele. La responsabilità è il passaggio eroico e faticoso dall’essere una conseguenza degli eventi all’esserne la causa primaria. È la chiave che apre la porta della cella in cui noi stessi ci eravamo rinchiusi, convinti che fosse chiusa dall’esterno.

Enzo Governale

Le tappe del cammino

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