Guardare oltre la siepe: Manuale pratico di imperfezione, di Enzo Governale (quinta puntata)

Immaginare chi vogliamo diventare impedisce al cambiamento di trasformarsi in una fuga disperata

Visione [vi·sió·ne]
Dal latino visio-onis, derivato di vidēre: “vedere”.
Non è solo l’atto sico del vedere, ma l’immagine
che appare alla mente, la capacità di percepire ciò
che non è ancora presente.

Se volessimo paragonare il cambiamento a una spedizione in mare aperto, potremmo dire che la consapevolezza è la nostra bussola e la responsabilità è il timone che abbiamo finalmente deciso di impugnare con fermezza. Ma una nave con bussola e timone, se non ha una rotta è destinata a vagare senza meta finché le scorte non finiscono. Senza una visione chiara, il cambiamento rischia di essere solo una reazione allergica al presente, una fuga disperata da ciò che non ci piace che però finisce per riportarci, fatalmente, allo stesso punto di partenza.

La visione non ha nulla a che fare con le allucinazioni o con i sogni a occhi aperti fini a se stessi. Non è nemmeno un obiettivo di produttività rigido e freddo, di quelli che si scrivono sulle agende manageriali.

Avere visione significa avere la capacità di sognare con i piedi per terra. È quell’immagine che ti scalda il cuore e ti fa brillare gli occhi quando, nel silenzio della sera, provi a rispondere sinceramente alla domanda: “Se io fossi davvero felice, che faccia avrei? Come camminerei? Quale profumo avrebbe la mia giornata?”.

Spesso siamo campioni del mondo nell’elencare minuziosamente tutto ciò che vogliamo eliminare dalla nostra vita (il fumo, l’ansia, quel rapporto tossico, quel disordine) ma restiamo improvvisamente muti e smarriti quando dobbiamo descrivere cosa vogliamo costruire al loro posto. La visione è la capacità di mettere a fuoco la direzione anche quando la strada davanti a noi è ancora avvolta dalla nebbia e appare sfocata.

Significa avere il coraggio di essere “visionari” della propria quotidianità, intravedendo un noi stessi più autentico, più integro, meno affannato e usare quell’immagine come una stella polare nelle notti di tempesta.

Non è necessario che l’immagine sia perfetta fin nei minimi dettagli; all’inizio può essere solo una sensazione di leggerezza nel petto, un colore, un modo diverso di respirare. Ma quella visione è fondamentale perché il cambiamento, come abbiamo detto, è un processo goffo e faticoso, fatto di cadute e momenti di stanchezza profonda. In quei momenti, sarà solo la visione a ricordarti perché hai deciso di metterti in cammino, trasformando la fatica del rinunciare nell’entusiasmo della costruzione.

È la differenza sostanziale tra lo scappare da un incendio terrorizzati e il camminare con passo deciso verso una nuova casa che abbiamo scelto e che ci sta aspettando all’orizzonte, abbracciata dai colori del tramonto.

Enzo Governale

Crediti fotografici: Unsplash, Marek Piwnicki (@marekpiwnicki)

Le tappe del cammino

Il cambiamento in 21 parole e tutto il tempo che serve: manuale pratico di imperfezione

Consapevolezza

Accettazione

Responsabilità

Visione

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