Intervista ad Aldo Alpa,
presidente della Lilt Alessandria
La prevenzione è il primo strumento per combattere il cancro. È da questa convinzione che nasce l’impegno della Lilt – Lega italiana per la lotta contro i tumori – che da anni opera anche ad Alessandria promuovendo corretti stili di vita, campagne di sensibilizzazione, visite specialistiche e percorsi di accompagnamento per le persone che affrontano una malattia oncologica. Accanto alle attività di informazione e diagnosi precoce, l’associazione sostiene anche progetti a favore dell’Ospedale, contribuendo a rendere gli spazi di cura più accoglienti e vicini ai bisogni dei pazienti e delle loro famiglie. A raccontare questa esperienza è Aldo Alpa (nel tondo), medico di medicina generale e presidente della Lilt di Alessandria. La sua testimonianza si inserisce nel progetto promosso dall’Azienda Ospedaliero-Universitaria SS. Antonio e Biagio e Cesare Arrigo di Alessandria, dalla Diocesi di Alessandria e dalla Fondazione Solidal, dedicato alle realtà di volontariato che ogni giorno collaborano con l’ospedale, contribuendo a renderlo un luogo sempre più umano, accogliente e vicino alle persone.
Di che cosa si occupa la Lilt ad Alessandria?
«La Lilt è un ente pubblico su base associativa, posto sotto la vigilanza del Ministero della Salute e della Presidenza del Consiglio dei Ministri. A livello nazionale è presente con 106 associazioni provinciali coordinate dalla sede centrale di Roma. Ad Alessandria il nostro compito principale è promuovere la prevenzione oncologica, perché siamo convinti che rappresenti l’arma più efficace nella lotta contro i tumori. Il nostro lavoro si sviluppa su tre livelli: prevenzione primaria, secondaria e terziaria. La prevenzione primaria significa innanzitutto creare una vera cultura della salute. Promuoviamo corretti stili di vita, contrastiamo il fumo, l’abuso di alcol, la sedentarietà e una cattiva alimentazione. Oggi sappiamo che eliminando questi fattori di rischio è possibile prevenire circa quattro tumori su dieci. Per questo organizziamo banchetti informativi, distribuiamo materiale divulgativo e incontriamo la popolazione per spiegare quanto sia importante prendersi cura della propria salute prima ancora che insorga la malattia».
Oltre alla sensibilizzazione, quali altri servizi offre la Lilt sul territorio?
«Il secondo ambito è quello della prevenzione secondaria, cioè della diagnosi precoce. Lavoriamo in stretta collaborazione con la sanità pubblica, incoraggiando le persone ad aderire agli screening previsti dal Servizio sanitario nazionale, come la mammografia, la colonscopia e il test Hpv. Accanto a questo, attraverso i nostri ambulatori specialistici, offriamo visite dedicate a quelle patologie per cui non esistono ancora programmi di screening organizzati. Ogni anno effettuiamo circa quattromila mappature dei nei per favorire la diagnosi precoce del melanoma e organizziamo anche visite specialistiche in altri ambiti della prevenzione oncologica. Uno dei progetti a cui teniamo maggiormente è “Battilo sul tempo”, dedicato alla prevenzione del tumore del polmone. Grazie a una raccolta fondi offriamo gratuitamente a mille fumatori ed ex fumatori della provincia di Alessandria, tra i 50 e gli 80 anni, una Tac spirale a basso dosaggio: individuare un tumore nelle sue fasi iniziali significa poter intervenire tempestivamente con trattamenti meno invasivi e aumentare in modo significativo le possibilità di guarigione».
La vostra attività continua anche dopo la diagnosi di malattia?
«Certamente. È quella che chiamiamo prevenzione terziaria. La Lilt accompagna il paziente oncologico lungo il percorso successivo alla diagnosi, offrendo servizi di fisioterapia, sostegno psicologico e attività che aiutano la persona a ritrovare un equilibrio nella vita familiare, sociale e lavorativa. Oggi, fortunatamente, sempre più pazienti riescono a guarire o convivono a lungo con la malattia: per questo è fondamentale accompagnarli anche nel percorso di rinascita, aiutandoli a recuperare la migliore qualità di vita possibile».
Qual è il rapporto della Lilt con l’Azienda Ospedaliero-Universitaria di Alessandria?
«La collaborazione con l’ospedale è molto stretta e si concretizza anche attraverso il sostegno a progetti e all’acquisto di attrezzature. Negli ultimi anni abbiamo donato un ecografo fisso al reparto di Oncologia e successivamente un ecografo portatile, che permette di eseguire gli esami direttamente nella stanza del paziente, evitando spostamenti spesso faticosi».
C’è un progetto che sente particolarmente significativo?
«Sicuramente la Pigiama Run. È una corsa non competitiva che si svolge contemporaneamente in molte città italiane per manifestare vicinanza ai bambini ricoverati nei reparti oncologici, che trascorrono gran parte delle loro giornate proprio in pigiama. A Borgoratto Alessandrino quest’anno organizzeremo la terza edizione. Grazie ai fondi raccolti nella scorsa edizione e alla collaborazione con il progetto nazionale “Ospedali dipinti”, siamo riusciti a realizzare all’Ospedale Infantile una speciale stanza della comunicazione chiamata “Oltre l’orizzonte”. È uno spazio pensato per gli incontri tra medici e famiglie nei momenti più delicati. Un ambiente accogliente, luminoso e ricco di immagini che aiuta a rendere più umano un momento che può essere difficile. Quest’anno i fondi raccolti saranno destinati alla realizzazione di una seconda stanza, “Il mare sopra le nuvole”, dedicata ai bambini che devono affrontare procedure in anestesia locale. Anche in questo caso l’obiettivo è rendere l’ospedale un luogo meno “spaventoso” e più vicino ai bisogni dei piccoli pazienti».
Facciamo un passo indietro. Quando nasce la Lilt di Alessandria?
«La Lilt nazionale ha più di cento anni. La sezione provinciale di Alessandria, invece, è nata nel 1997 grazie al dottor Betta, allora primario di Anatomia Patologica dell’Azienda Ospedaliera, che ne è stato il primo presidente. Le prime iniziative importanti sono state avviate proprio sotto la sua guida e ancora oggi rappresentano le basi del nostro lavoro. Per molti anni siamo stati ospitati all’interno dell’Azienda Ospedaliera, ma durante il periodo della pandemia abbiamo dovuto riorganizzare completamente la nostra attività: per continuare a garantire le visite dermatologiche abbiamo utilizzato un camper posizionato nel cortile del presidio Borsalino, dove effettuavamo le mappature dei nei in totale sicurezza. Oggi siamo ospiti di “Prevenzione Serena”, in Spalto Marengo, ma stiamo vivendo un momento molto importante della nostra storia: grazie a un lascito testamentario abbiamo acquistato una nuova sede in corso Cento Cannoni, che contiamo di inaugurare in autunno. Sarà molto più di un centro medico: vogliamo che diventi un vero punto di riferimento per la prevenzione oncologica ad Alessandria, con ambulatori specialistici, attività di formazione e servizi dedicati ai pazienti, compreso il supporto di una psiconcologa per accompagnare le persone nel loro percorso di cura e di rinascita».
Quanti sono oggi i volontari della Lilt e quale contributo offrono all’associazione?
«Oggi possiamo contare su poco più di cinquanta volontari e su circa cinquecento-seicento soci. I volontari rappresentano il cuore della nostra attività sul territorio: sono presenti ai banchetti informativi, partecipano alle campagne di sensibilizzazione, ci affiancano durante gli eventi e ci aiutano a portare la cultura della prevenzione direttamente tra le persone. Negli anni abbiamo organizzato visite con ambulatori mobili, mappature dei nei, controlli senologici e numerose iniziative nei comuni della provincia. Il nostro obiettivo è andare incontro ai cittadini, senza aspettare che siano loro a raggiungere noi».
Una parte importante del vostro lavoro riguarda anche i giovani: quanto conta l’attività nelle scuole?
«È fondamentale. I nostri interlocutori privilegiati sono proprio gli studenti, dalle scuole dell’infanzia fino alle superiori. Parlare di salute quando si è giovani significa costruire una cultura della prevenzione destinata a durare nel tempo. I bambini e i ragazzi sono straordinari alleati. Se imparano, per esempio, quanto il fumo sia dannoso, spesso sono proprio loro a riportare questi messaggi in famiglia, invitando i genitori a cambiare abitudini. Naturalmente i nostri volontari vengono formati prima di svolgere attività informative: non fanno diagnosi e non sostituiscono il personale sanitario. Il loro compito è diffondere informazioni corrette e indirizzare le persone verso comportamenti salutari. Quando invece si tratta di incontri di approfondimento nelle scuole o nei luoghi di lavoro, intervengono medici, biologi e nutrizionisti che collaborano con la Lilt».
C’è un motto che rappresenta la vostra associazione?
«Direi che il nostro messaggio si può riassumere in una frase semplice: “Prevenire è vivere”. Oppure, se vogliamo esprimerlo in un altro modo, potremmo dire che “la prevenzione è uno stile di vita”. È questo il concetto che cerchiamo di trasmettere ogni giorno: prendersi cura della propria salute prima che compaia la malattia».
Che cosa la spinge a dedicare tempo ed energie alla Lilt?
«Faccio il medico di medicina generale da oltre trent’anni e durante tutta la mia attività professionale ho sempre cercato di trasmettere ai miei pazienti il valore della prevenzione. Entrare nella Lilt è stato un modo naturale per continuare questo impegno anche attraverso il volontariato. Con il passare degli anni cresce il desiderio di restituire almeno una parte di ciò che si è ricevuto: credo che questo sia il motivo principale che mi ha portato a dedicare il mio tempo all’associazione. Se, grazie al nostro lavoro, riusciamo a convincere anche una sola persona a prendersi cura della propria salute o a sottoporsi a un controllo in più che può fare la differenza, allora abbiamo raggiunto il nostro obiettivo. La prevenzione può davvero salvare una vita».
La Voce Alessandrina Settimanale della Diocesi di Alessandria
