Care lettrici,
cari lettori,
apriamo questo numero di Voce con il resoconto dell’incontro che monsignor Luigi Testore, amministratore apostolico della diocesi di Alessandria, ha avuto giovedì scorso con le realtà della nostra pastorale giovanile.
Al centro del dialogo sono emersi alcuni temi espressi nelle domande, schiette e a volte un po’ “ruvide”, dei ragazzi: i cambiamenti in diocesi, il rapporto tra giovani e fede, il metodo pastorale più efficace per ritrovare l’unità e camminare insieme. A mio avviso sono emersi alcuni spunti interessanti, non solo per i giovani o per i loro educatori. Ve ne segnalo uno che mi sembra indice di una intelligenza pastorale non comune. Ai ragazzi, ma soprattutto agli adulti, monsignor Testore ha fatto presente un aspetto basilare dell’educazione, quello della libertà suscitata dallo Spirito.
Ecco le sue parole: «È fondamentale camminare insieme, ma non bisogna mai pensare di voler organizzare e unificare troppo il cammino della Chiesa. Fortunatamente, il cammino della Chiesa è sempre qualcosa di molto più grande: raccoglie le istanze e le esigenze delle persone che vanno ben oltre la nostra organizzazione». E ancora: «È molto importante che ci sia una pastorale giovanile unitaria nell’ambito della diocesi, con qualcuno che la coordini e cerchi di mettere insieme le risorse e le forze. Ma bisogna lasciare anche molto spazio alla fantasia di ciascuno». La fantasia di ciascuno è un bene grande che non va soffocato. Anzi, è un segno dello Spirito che soffia, ha concluso monsignor Testore: «Non dobbiamo pretendere di dire: “Il nostro sistema è talmente perfetto che tutti devono rientrare in questo schema”. La Chiesa non starà mai dentro a uno schema, perché lo Spirito soffia dove vuole e ci conduce a inventare sempre modi nuovi di essere Chiesa e di costruire in mezzo agli altri». La Chiesa, quando è giovane, si rigenera sempre con grande fantasia e costruisce «in mezzo agli altri», come ha detto il nostro amministratore apostolico. Chi pretende di ingabbiare i giovani in uno schema (il proprio, o quello di un altro) impedisce alla Chiesa di vivere e rinnovarsi. Non c’è peggior educatore di chi porta gli altri a sé (e non a Cristo) e dai ragazzi, oltretutto, non impara nulla. Credo sia questo il motivo per cui certe realtà diocesane sono aride e deserte, mentre altre fioriscono: i giovani hanno fiuto per la vita.
Andrea Antonuccio – direttore@lavocealessandrina.it
La Voce Alessandrina Settimanale della Diocesi di Alessandria
