«Ho trovato una Chiesa con tante capacità che può costruire bene il proprio cammino»
Giovedì 29 ottobre al Centro Don Bosco di Alessandria i nostri giovani hanno incontrato monsignor Luigi Testore, amministratore apostolico della diocesi. A scandire la serata sono state le domande che le realtà giovanili hanno posto al vescovo. «Complimenti per tutte le attività che state svolgendo in questo territorio. Ho incontrato alcuni gruppi, come il Rinnovamento nello Spirito Santo, gli scout, l’Azione Cattolica, ma anche le realtà di oratorio e di parrocchie che animano la vita della comunità cristiana: siete tutti essenziali per la trasmissione e la crescita del cammino di fede e della capacità nostra di metterci a servizio degli altri» ha spiegato monsignor Testore in apertura d’incontro, prima di rispondere alle domande dei giovani che trovate di seguito organizzate in paragrafi. Buona lettura.
CHIESA LOCALE:
PRESENTE E FUTURO
Eccellenza, perché lei è qua? Che cosa è accaduto in questi ultimi mesi?
«Il perché è molto semplice: quando il vescovo viene trasferito altrove, o gli è affidata una missione, la diocesi non può restare vacante. Quindi, nel periodo di attesa della nomina di un nuovo vescovo, ci vuole qualcuno che ne assuma la responsabilità, e normalmente è un vescovo di una diocesi vicina. Essendo io vescovo di Acqui, quindi molto vicino ad Alessandria, ho ricevuto alla fine del mese d’agosto una telefonata da parte del Prefetto dei vescovi, chiedendomi se ero disponibile a svolgere il compito di amministratore apostolico in questa diocesi».
Che cosa fa l’amministratore apostolico?
«Non è specificamente il vescovo del posto, perché lo fa soltanto per un tempo di transizione. È colui che amministra la diocesi per un certo tempo, che sarà relativamente breve. Ho anche sentito il nunzio apostolico: ritiene che entro maggio o giugno arriverà il nuovo vescovo di Alessandria. Quindi, come vedete, il mio è un compito di transizione per questo breve periodo, in cui sono molto lieto di conoscere la diocesi e le persone, per favorire il cammino di questa Chiesa locale».
Quale diocesi ha trovato al suo arrivo?
«Ho trovato un’ottima diocesi, con tante persone disponibili. Ho già fatto visita alla Caritas diocesana, che è molto ben organizzata, e ho incontrato i responsabili delle attività pastorali del territorio. Cosa ho visto? Una Chiesa che cammina con le proprie forze e le proprie possibilità, con molta serenità. La mia è un’impressione molto positiva, cosa che anche ho comunicato pochi giorni fa, con una lettera, al prefetto del Dicastero dei vescovi. Ho riportato le prime impressioni: ho trovato una comunità molto buona, che ha tanta storia e capacità di costruire il proprio cammino religioso. Quindi che non ci sono particolari problemi specifici da affrontare».
Non possiamo negare che sono stati mesi difficili, di incertezza e poca chiarezza…
«Io non ho nessuna conoscenza di questi nove mesi, sono venuto ad Alessandria dopo l’11 settembre. Ho conosciuto questa diocesi solo negli ultimi 40 giorni, non prima. Non avevo nessuna esperienza di Alessandria, precedentemente».
In che direzione va ora la diocesi?
«Intanto, non c’è alcuna prospettiva di accorpamento con Acqui. È vero che in questo momento in Italia molte diocesi vengono accorpate, però posso quasi assicurare che, come mi è stato detto a Roma, non c’è nessuna intenzione di unire le nostre diocesi: Alessandria avrà presto un nuovo vescovo, così come Acqui avrà un nuovo vescovo tra un anno, perché sto per raggiungere i limiti di età. Come accennavo prima, per quello che ho conosciuto, questa è una bella Chiesa che ha tante capacità, tante possibilità, e può quindi costruire bene il proprio cammino nel presente e nel futuro».
GIOVANI E FEDE
In questi mesi ho visto il volto di una Chiesa che non mi è piaciuto: litigioso, cattivo, chiacchierone. E questo non corrisponde all’incontro che ho fatto qualche anno fa. Sono in difficoltà e mi chiedo come possa stare in piedi la mia fede di fronte a tutto questo.
«Sappiamo bene che la comunità dei cristiani non è perfetta, è fatta di persone umane che vivono tutte le fatiche, le difficoltà, il rapporto con il mondo e il rapporto anche all’interno della stessa comunità. Però noi abbiamo una storia millenaria di una comunità cristiana che sa con serenità affrontare anche le fatiche che il tempo le ha dato, perché, appunto, sa di non viverle da sola. Gesù ha detto ai suoi, prima di lasciarli: “Non vi lascerò soli, vi manderò lo Spirito che vi insegnerà ogni cosa”. E la Chiesa si fonda sulla presenza costante di Gesù e quindi sulla certezza che, al di là delle fatiche e delle difficoltà, c’è tanta forza proveniente dal dono dello Spirito, fondamentale per costruire un cammino di novità, verità, speranza in mezzo alla gente di quella condizione, di quel tempo, di quella storia. Per cui penso che davvero non ci si debba preoccupare troppo. Poi, per quanto riguarda le fatiche specifiche che avete vissuto negli ultimi mesi, non so esattamente quali siano state, però non credo sia necessario spaventarsi se ci sono momenti di difficoltà nel cammino».
DIOCESI E PASTORALE GIOVANILE
La diocesi è un luogo che ha ancora possibilità di far crescere un giovane?
«La struttura della diocesi nasce con la Chiesa stessa. Come ben ricorderete, San Paolo, uno dei grandi apostoli che ha fondato le prime comunità cristiane, quando arrivava in una città e annunciava il Vangelo iniziava a raccogliere attorno a sé gruppi di persone. Successivamente nominava un vescovo e si spostava in un altro luogo per continuare la sua predicazione. L’idea era che ogni luogo in cui veniva annunciato il Vangelo diventasse una Chiesa autonoma, in grado di avere tutte le risorse per vivere appieno il proprio cammino cristiano. In seguito, Paolo scriveva le sue lettere a queste comunità: a volte si rammaricava per come si comportavano e chiedeva loro di migliorare, ma queste realtà sono nate fin dalle origini proprio perché la Chiesa ha bisogno di radicarsi in un territorio e in un luogo specifico. La diocesi ha una funzione imprescindibile: esiste certamente una Chiesa universale, ma essa può funzionare soltanto se funzionano le comunità locali, se ciascuna ha la forza di costruire il proprio cammino evangelico, annunciare il Vangelo e creare sul territorio quelle condizioni che trasformano una comunità generica in una comunità cristiana. Per questo sono convinto che anche oggi vi sia la necessità di edificare le nostre Chiese locali attraverso il servizio e i doni di ciascuno. Le piccole cose quotidiane che si realizzano all’interno delle singole parrocchie e dei gruppi sono tasselli di un cammino più grande: quello di una Chiesa locale che diventa punto di riferimento per l’irradiazione e la costruzione della vita cristiana».
Cosa serve a una pastorale giovanile per essere unita e camminare?
«È fondamentale camminare insieme, ma non bisogna mai pensare di voler organizzare e unificare troppo il cammino della Chiesa. Fortunatamente, il cammino della Chiesa è sempre qualcosa di molto più grande: raccoglie le istanze e le esigenze delle persone che vanno ben oltre la nostra organizzazione. È molto importante che ci sia una pastorale giovanile unitaria nell’ambito della diocesi, con qualcuno che la coordini e cerchi di mettere insieme le risorse e le forze. Ma bisogna lasciare anche molto spazio alla fantasia di ciascuno. Non dobbiamo pretendere di dire: “Il nostro sistema è talmente perfetto che tutti devono rientrare in questo schema”. La Chiesa non starà mai dentro a uno schema, perché lo Spirito soffia dove vuole e ci conduce a inventare sempre modi nuovi di essere Chiesa e di costruire in mezzo agli altri».
La Voce Alessandrina Settimanale della Diocesi di Alessandria
