«Quattro giorni ricchi di benedizioni e miracoli, specialmente il tempo trascorso a Lourdes»
«Questi quattro giorni sono stati letteralmente ricchi di tante benedizioni. Quasi dei miracoli, direi, specialmente il tempo trascorso a Lourdes, camminando e accompagnando tante persone malate e sofferenti e vedendo come la grazia della presenza di Dio, manifestatasi in tanti modi diversi, tocchi il cuore delle persone, trasformi le loro vite e restituisca dignità ai malati, agli anziani, a coloro che in alcune parti della società vengono emarginati». Papa Leone XIV commenta con entusiasmo il viaggio apostolico in Francia, sul volo di ritorno per Roma: nel suo pellegrinaggio, durato dal 25 al 28 settembre, il Santo Padre ha fatto tappa a Parigi, Lourdes e Metz. «Personalmente mi sono sentito molto benedetto per aver avuto il privilegio di visitare la Francia per incoraggiare soprattutto i giovani che, ovviamente, sono alla ricerca di qualcosa. Era evidente allo stadio, quella sera in cui si sono riuniti 80 mila giovani provenienti da tutta la Francia, con il loro entusiasmo, la loro gioia e il senso di speranza che hanno trasmesso, ma soprattutto, credo, che hanno ricevuto e che saranno in grado di condividere con gli altri» ha spiegato Leone XIV, prima di rispondere, in inglese e spagnolo, ad alcune domande dei giornalisti: tra i temi, la piaga degli abusi sessuali, il fine vita e la guerra in Europa.
Cyriac Zeller (I.Media): ieri, durante una conferenza stampa, le vittime che lei ha incontrato ci hanno detto che lei ha riconosciuto la natura sistemica degli abusi sessuali nella Chiesa. È così?
«Senza voler contraddire nessuno, poiché ritengo che sia molto importante, innanzitutto vorrei precisare che, nell’incontro con quelle sette vittime, avevo chiesto loro di aiutarmi anche a esprimere alle altre vittime la disponibilità, mia e della Chiesa, ad ascoltarle e accompagnarle nel loro cammino verso la guarigione, riconoscendo il dolore che è stato causato nelle loro vite a causa di situazioni di abuso. Molti di loro hanno parlato di abuso sistemico. Personalmente preferisco esprimerlo in modo diverso, anche se ho parlato di alcune organizzazioni all’interno della Chiesa che, a volte, per così dire, hanno agito in modo abusante come sistema. Ma penso sia importante fare questa distinzione. L’abuso sessuale è innanzitutto un problema umano, quando si verifica all’interno della Chiesa, assume in realtà un’altra dimensione, perché la vita di fede delle persone viene profondamente ferita e talvolta persino distrutta. La Chiesa ha quindi una responsabilità particolare nell’accompagnarle e nell’aiutarle a cercare la guarigione. In questi termini ho parlato con loro di come la Chiesa sia stata vista come responsabile, ma allo stesso tempo ritengo che la Chiesa abbia una parte importante nell’aiutarle a trovare la guarigione».
Xavier Le Normand (Le Pèlerin): il motto del suo viaggio apostolico è stato “Affinché il mondo abbia vita”. Il tema del fine vita è emerso ripetutamente nei suoi discorsi: ha affermato che ciò che è legale non è necessariamente morale, un chiaro riferimento alla recente legalizzazione dell’eutanasia in Francia, dove vige anche il principio della “laicità”, ovvero la separazione tra religione e politica. Ritiene che, nei momenti cruciali o quando la posta in gioco è alta, tale confine debba essere oltrepassato in nome del primato della coscienza? E, se sì, lei ha oltrepassato quel confine?
«Grazie per la domanda. Direi che, secondo la concezione che la Chiesa ha della separazione tra Chiesa e politica, o tra Chiesa e Stato, io non ho oltrepassato quel confine. Le suggerirei di leggere o rileggere “Magnifica humanitas”: nella prima parte, nei primi capitoli dedicati alla Dottrina Sociale della Chiesa, spiego che quando la Chiesa parla della difesa della vita o di questioni di Dottrina Sociale, non sta facendo politica, bensì applicando il Vangelo alla vita delle persone. E queste persone possono essere politici, di sinistra o di destra, a seconda dei casi, che sostengono che la religione debba rimanere confinata alla sfera privata: ognuno faccia ciò che vuole per conto proprio, ma lo Stato debba restare separato. Il fatto è che, quando mi sono recato in Francia, l’ho fatto principalmente per predicare il Vangelo, per annunciare la Buona Novella, per riaffermare ciò che Gesù Cristo stesso dice: “Io sono la via, la verità e la vita”. E quindi per proclamare la verità che Gesù ci offre. La difesa della vita è un principio che, come tutti sapete, la Chiesa insegna e in cui crede profondamente. Da un lato, ovviamente, sono consapevole che in Francia è stata recentemente approvata una legge in materia e che anche in altri Paesi europei, così come nel resto del mondo, è in corso un ampio dibattito sulle questioni legate al fine vita. Tuttavia, trovarsi in un luogo come Lourdes, dove le persone cercano qualcosa di molto più profondo e comprendono che la loro vita, anche in mezzo alla malattia, alla disabilità o a sofferenze di vario genere, ha un senso, è significativo. La Chiesa, nel nome di Gesù, vuole essere vicina a queste persone e riaffermare i valori che la vita stessa, a mio avviso, racchiude per tutti noi. Quindi direi che, se questo è fare politica, l’ho fatto; ma non intendevo certo immischiarmi nella politica francese. Volevo semplicemente insegnare ciò in cui la Chiesa crede realmente».
Manuela Tulli (Ansa): Santità, in tutto questo viaggio ha sottolineato la necessità del dialogo e, rivolgendosi all’Europa, ha parlato dell’illusione del riarmo. Ma allo stesso tempo ha detto di avere il coraggio di fare delle rinunce, dei sacrifici per il bene superiore della pace. Cosa intendeva quando parlava di questi sacrifici? Lei crede nel negoziato, ma come si può parlare con uno Stato che aggredisce, bombarda e minaccia non solo l’Ucraina ma anche altri stati europei?
«La prima cosa è sottolineare i principi della Dottrina sociale della Chiesa dove cerchiamo di non promuovere la violenza, l’odio, gli armamenti, i pericoli che ci sono nel mondo di oggi, anche da alcuni leader e Paesi che di nuovo iniziano a parlare di armi nucleari, di guerre che sono sempre più distruttive, soprattutto per la questione della vita umana. Continuare ad armare, a investire in questa tremenda industria militare che è già da molti decenni, dall’anno passato sono cinque anni, che continua a promuovere l‘investimento militare. Alcuni popoli stanno crescendo moltissimo con un’industria che promuove la guerra. Quando con queste migliaia di milioni di dollari, si potrebbero risolvere problemi come la fame nel mondo, la casa, le situazioni di disoccupazione, ecc. […] Non è per essere politico o non politico, ma serve una voce che cerca di promuovere i valori della dignità umana, dell’importanza della vita, della possibilità di spendere più per la salute e l’educazione e meno sulle armi. Credo che la Chiesa abbia la responsabilità di promuovere questi valori, invitando continuamente i leader, come quelli in Russia e in Ucraina e in altri Paesi, a venire, a sedersi, a dialogare, a cercare come risolvere i problemi senza continuare queste guerre che non hanno più senso. In quest’ottica, la Chiesa continua ad alzare la voce. Non possiamo obbligare nessuno, a volte sembra che sia inutile, ma continuiamo a parlare, continuiamo a invitare, continuiamo ad annunciare il Vangelo».
La Voce Alessandrina Settimanale della Diocesi di Alessandria
