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Occupiamoci dei malati, non solo della malattia

“Fede e medicina” di Franco Rotundi

Il lavoro, o meglio, la missione del medico, in questi ultimi quarant’anni, è molto cambiata: lo abbiamo già affermato. Io l’ho potuto vedere in prima persona, e anche negli anni precedenti attraverso la figura di mio padre, medico. La ricerca ha fatto passi enormi, orientandosi nel campo della diagnosi, della terapia, soprattutto della prevenzione.

Giusto ora, dopo tanto tempo, fare un bilancio: per quali e quante patologie abbiamo avuto un reale “progresso”, o meglio un reale sviluppo clinico? Un bilancio che debba essere spunto di scelte, per ripartire con nuovo impegno ed entusiasmo. Purtroppo, mi sono reso conto che molte malattie non hanno avuto grosse risposte in senso eziologico, cioè causale: il medico riesce ora a fare una serie di belle “fotografie”, una serie di concatenazioni e sequenze logiche, ma spesso non si risale alla causa prima sicura.

Per fare esempi chiari possiamo parlare della malattia neoplastica, di molte malattie degenerative e metaboliche, di molte malattie neurologiche. Un capitolo a parte, poi, meriterebbe la malattia mentale che da sempre costituisce un affascinante quanto doloroso “mistero” clinico, oltreché sociale e morale. Citerò un ricordo personale di laureando, quando chiesi a un mio compagno di corso su quale specialità si orientasse, ed egli, carico di giusto orgoglio, mi disse, volendo abbracciare la Neurologia, che si sarebbe recato a Washington per la ricerca sul Parkinson: sperimentale terapia con cellule staminali (speriamo non embrionali).

Non so come sia andata quella ricerca: possiamo dire che, ad oggi, questa malattia non ha avuto grossi “miglioramenti” (negli occhi di noi tutti è ancora la figura sofferente di San Giovanni Paolo II), anzi si direbbe che, con le stesse terapie praticate allora, ora vediamo molti casi in età giovanile. Parlando di prevenzione, si è visto inoltre che molte neoplasie sono realisticamente prevenibili, altre invece molto meno, a fronte di costi sanitari e disagi, per i pazienti, improponibili. Le uniche malattie eziologicamente certe, cioè le malattie infettive, come abbiamo visto ora, portano a rivelare “buchi” nella prevenzione e nella terapia.

Tutto questo deve scoraggiarci e bloccare lo studio e la ricerca? Assolutamente no: deve anzi, ritrovando una umiltà di fondo, spingerci a compiere delle scelte. Le scelte devono essere di Vita, ispirate solo dalla fede in Dio Creatore: devono essere orientate alla persona malata, non soltanto alla malattia come sterile ricerca fine a se stessa.

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