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La critica e il rimpianto

“La testa e la pancia” di Silvio Bolloli

Mi piace pensare che il destino abbia voluto, per quest’ultima edizione (prima delle vacanze) del nostro giornale, portarmi a chiosare su Luca Di Masi. È improbabile che sia l’ultima volta che ne tratterò ma, per tutto quanto si è detto e scritto – e comunicato – in questi ultimi mesi, non posso escludere che, al momento di riprendere le uscite in edicola l’8 settembre, il nostro non sarà più al timone dell’Alessandria Calcio.

È ben vero che, in ordine alle presunte trattative finalizzate alla cessione del sodalizio grigio, si è già detto tutto ed il contrario di tutto, ma, fors’anche proprio per questo, nulla si può escludere.
Il punto è però un altro: negli ultimi giorni ho sentito crescere, anche da parte di persone che conosco da anni e che reputo intelligenti e moderate, un’ondata di un sentimento critico, finanche ostile, nei confronti di quello che continua ad essere il proprietario e il Presidente dell’Alessandria ma il bello è un altro.

Gli errori che gli vengono addebitati a vario titolo, dall’essersi fidato delle persone sbagliate, all’aver male investito le proprie risorse, all’aver difettato in comunicazione con la Curva o, più in generale, con l’intero popolo dei tifosi della maglia dell’Orso, per quanto più o meno condivisibili, non mi paiono tali da poter giustificare una ostilità che, nei suoi confronti, sta crescendo sempre di più.

La memoria è così corsa agli ultimi cinque decenni, tornando ad un tempo in cui ero troppo piccolo per poter andare allo Stadio, e mi ha fatto pensare a quanti Presidenti si fossero susseguiti al timone dell’Alessandria senza riuscire ad ottenere quello che è riuscito a Luca Di Masi, e sia in termini di raggiungimento della seconda Categoria del calcio italiano professionistico che in termini di storicità di certi traguardi.

Non so se questo malcontento si debba in misura maggiore al critico spirito mandrogno, al Dna italico (Enzo Ferrari una volta disse che in Italia tutto viene perdonato fuorché il successo) o, più in generale, alla condizione stessa dell’essere umano ma oggi mi viene solo da pensare che se Di Masi veramente lascerà l’Orso il maggior augurio che tutti tifosi dovrebbero farsi è quello di non doverlo rimpiangere amaramente.

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