Vivere oggi come Francesco: intervista a Padre Lorenzo Tarletti

«Ci sono cuori innamorati di questo santo che sanno trasmettere bellezza»

Anche la nostra diocesi si prepara a festeggiare San Francesco. Il ricco programma di eventi e gli appuntamenti si concluderà nel fine settimana tra sabato 3 e domenica 4 ottobre, data in cui si celebra l’ottavo centenario della morte del Santo di Assisi. Abbiamo chiesto a padre Lorenzo Tarletti (nel tondo), superiore della Fraternità Francescana del Sacro Cuore Misericordioso di Alessandria, di raccontarci il valore spirituale e simbolico di questi due momenti.

Padre Lorenzo, ottobre sarà un mese importante. Cosa succede? 

«Succede che abbiamo l’opportuni-
tà di rinnovare la nostra fiducia e affetto nei confronti di un santo che nella storia ha detto, ha fatto e continua ancora a dire molto ai nostri cuori: San Francesco». 

Tu che sei dentro la famiglia francescana, oggi che cosa ci può dire San Francesco?

«Penso proprio che incontrare Francesco sia una grande opportunità, per un religioso o per un laico. Francesco ha trovato il modo per poter avvicinare chiunque a Gesù attraverso il proprio stile di vita e un contesto il più naturale possibile». 

Ma oggi è possibile vivere come lui?

«È un azzardo, qualcuno potrebbe pensare. Ma io credo di sì, perché ci sono molti cuori innamorati di lui che sanno ancora trasmettere questa bellezza».

Il 3 e il 4 ottobre sono due giorni chiave per voi. Partiamo dal 3… 

«Abbiamo la rivisitazione del Transito, che è il momento in cui Francesco si consegna totalmente a Dio, attraverso la sua esperienza di vita che è fatta di sacrificio, offerta e lode. Nel Transito viene ricordato il momento in cui lui si consegna, e possiamo dire che Francesco lascia un testamento importante».

Nel testamento che cosa dice?

«Dice: “Io ho fatto la mia parte, voi fate la vostra”. Soprattutto in quella forma di non possessione della vita stessa, ma di offerta: Francesco, proprio nel momento del Transito, si spoglia, vuole che sia nudo sulla terra, perché quella è la dimensione più vera. L’uomo nudo che si consegna, perché Dio lo possa rivestire di quella veste di luce che solo a Lui appartiene».

Lunedì 21 settembre hai assistito al Teatro San Francesco allo spettacolo di Pino Quartullo dedicato proprio al poverello di Assisi.

«Questo spettacolo mi ha impressionato molto positivamente. Siamo tutti abituati all’immagine classica del santo che corre felice nei campi, “figlio del sole e del cielo”, ma qui viene mostrato uno spaccato profondo, fatto di prove e sofferenze, vissuto prima di arrivare alle Stimmate. C’è il dubbio, la sensazione di potersi sentire abbandonati da Dio: dinamiche che appartengono a un autentico percorso di fede quando si sceglie di sperimentare fino in fondo la verità della Croce. Francesco questa verità la troverà e la vivrà sulla propria pelle, ed è proprio questo che libererà il suo cuore, trasformandolo nel “giullare di Dio” che oggi tutti conosciamo. Un’esperienza che passa attraverso un momento estremamente difficile, e questi ragazzi hanno saputo interpretarla davvero nel modo giusto».

Il 4 ottobre ci sarà la celebrazione per San Francesco al Santuario del Sacro Cuore.

«Sì, il 4 ottobre festeggeremo questo santo nelle nostre tre Messe domenicali, alle 8, alle 10.30 e alle 18: la celebrazione delle 10.30 sarà animata dall’Associazione San Francesco. Un’occasione per festeggiare il santo di Assisi e avvicinarsi all’Eucaristia».

In che cosa il carisma francescano ti ha aiutato di più nella vita?

«A essere me stesso nelle mie fragilità. Francesco ci ha aiutato a capire che, nella nostra piccolezza, che non è da temere, puoi permettere a Dio di fare grandi cose».

Qual è stato il più grande fraintendimento nei confronti di San Francesco e della sua vicenda umana?

«Il suo rapporto con Santa Chiara, forse non capito… Molti non credevano possibile un legame amicale tra un uomo e una donna. Invece, Francesco e Chiara hanno sposato un ideale che era quello della povertà e della verità di fronte al Crocifisso».

E oggi qual è il modo migliore per conoscere San Francesco?

«Cominciare a rendersi conto che c’è un mondo povero intorno a noi. Senza pensare a chissà quali grandi missioni, ma ci sono realtà anche nella nostra città che hanno bisogno di tanto aiuto. Diventa importante, quindi, rendersi utili in un servizio di volontariato, che potrebbe aiutarti a smantellare i pregiudizi che hai su un certo mondo. E magari scopri che è il modo migliore per percepire la presenza di Dio nella vita di questi ultimi».

Un esempio è la vostra mensa dei poveri.

«La mensa che abbiamo a Casa San Francesco è un’esperienza aperta a tutti: chi può dare delle ore, o anche solo un momento della propria giornata, lo può fare».

Che cosa si impara?

«Si impara a servire».

A.A.

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