Al via gli incontri di preparazione per la prossima Giornata mondiale della gioventù
La pastorale giovanile di Alessandria si sta avvicinando alla prossima Giornata mondiale della Gioventù in Corea del Sud (3-8 agosto 2027). E dal 23 ottobre è in programma un calendario di incontri (“Camminare, incontrare, partire”) in vista del grande appuntamento di Seul. «Ogni evento ecclesiale mondiale è sempre un’opportunità per rimettersi in gioco, per fare un percorso di approfondimento della propria vita cristiana e della propria appartenenza alla Chiesa. È vero che un evento non cambia la vita, però la vita, attraverso un evento, può trovare uno spunto in più o un’occasione nuova per poter dare più qualità» racconta don Mauro Mergola, responsabile della pastorale giovanile diocesana.
Don Mauro, raccontaci questo “Camminare, incontrare, partire”.
«Il cammino che abbiamo incominciato come diocesi di Alessandria è iniziato già nella scorsa primavera, quando abbiamo proposto ai giovani di andare a Seul. Sarà un’esperienza ricca a livello ecclesiale e culturale: andremo in un Paese lontano, nato dal sangue dei martiri laici, che ha sviluppato la propria adesione a Cristo rimanendo pur sempre un popolo, quello cristiano, di minoranza. In un contesto tipicamente asiatico, che è sempre affascinante e lontano dal nostro mondo occidentale. Ci siamo così messi in ascolto della pastorale giovanile nazionale e regionale, per capire come le altre diocesi si stavano muovendo. E abbiamo organizzato il nostro programma della Gmg, che si svolgerà dal 28 luglio al 9 agosto».
Cosa succederà in Corea?
«Vivremo alcuni giorni di gemellaggio nella diocesi di Incheon e poi i giorni della Gmg a Seul, insieme con tutti i giovani del mondo. Gli iscritti di Alessandria oggi sono 26, ma speriamo di poter allungare la lista perché abbiamo cinque posti ancora a disposizione per chi volesse unirsi entro i primi di gennaio. Il tema non è soltanto prepararsi per andare a Seul, ma prepararsi per vivere questo grande messaggio che papa Leone ha voluto utilizzare come slogan, riprendendo una frase del Vangelo che dice: “Abbiate coraggio, io ho vinto il mondo”. Poi la Gmg è soprattutto un incontro con il Signore, che si fa cercare laddove trova un cuore aperto: non basta semplicemente mettersi in viaggio. Si può anche andare fino a Seul ma non incontrare il Signore, incontrando tante altre cose; avere altri interessi, ma non avere un cuore aperto verso di Lui. Si può al contrario rimanere ad Alessandria ma avere l’opportunità di aprire il cuore maggiormente. Andare e rimanere sono ugualmente un’opportunità per incontrare il Signore, che è la cosa più importante, e così sentirsi parte della Chiesa».
Che cosa avete programmato per arrivare pronti a questo incontro?
«La pastorale giovanile ha organizzato un percorso che inizia il 23 ottobre e si conclude il 7 maggio, in cui saranno coinvolti i giovani che partiranno per la Corea ma anche coloro che sono interessati ad approfondire il proprio percorso di crescita spirituale, comunitario e di conoscenza della Chiesa. Il primo incontro sarà venerdì 23 ottobre nella Sala Iris del Collegio Santa Chiara: guarderemo all’impostazione di questo cammino insieme, per predisporre la nostra intelligenza, il nostro cuore, la nostra disponibilità mentre ci mettiamo in cammino, al seguito di Cristo, attraverso questa esperienza che la Chiesa ci propone. Poi ci sarà un momento di fraternità il 5 dicembre, che precede l’Adorazione eucaristica che ogni mese viene fatta nella Chiesa di San Giovannino».
Gli appuntamenti proseguiranno nel 2027.
«Il 15 gennaio ci sarà la tappa interdiocesana con la diocesi di Asti, per celebrare insieme l’Eucarestia e condividere insieme questo percorso di preparazione. Per il 6 marzo, invece, l’idea è quella di conoscere la cultura, la religiosità e le testimonianze dei martiri coreani: inviteremo una interprete coreana, con sede a Roma, che è incaricata ufficiale della Conferenza episcopale coreana per aiutare i vescovi a partecipare a incontri presso la Cei e la Santa Sede. Ci aiuterà a entrare nel loro mondo, nella loro mentalità e religiosità. E concluderemo con l’Adorazione eucaristica nella Cattedrale di Alessandria. Infine, il 7 maggio ci saranno le ultime indicazioni per coloro che partiranno, ma anche le indicazioni di come, a livello regionale, si potrà vivere la Gmg anche da casa. Si tratta per tutti di un’opportunità per crescere spiritualmente, nell’appartenenza alla Chiesa e nella consapevolezza che i martiri coreani siano un invito a testimoniare, grazie a Dio non nel sangue ma nella vita, la mia appartenenza a Cristo».
Tu a quante Gmg hai partecipato?
«Sono stato alla prima del 1985: un giorno solo a Roma, con Giovanni Paolo II, dalla mattina alla sera. Ma ho fatto anche Parigi nel 1997, Roma nel 2000 e Colonia nel 2005. Poi sono invecchiato e mi hanno cambiato di ruolo (sorride)».
Qual è il tuo consiglio per chi parte?
«Alla Gmg bisogna andare con l’animo di chi sa ascoltare, vedere ed è disponibile a mettersi in gioco, superando pregiudizi o interessi diversi. La ricchezza di un’esperienza come questa è proporzionata alla cura della propria preparazione spirituale. Ricordo bene a Colonia, per esempio, la liturgia penitenziale che è stata proposta: ho visto dei giovani che in quei momenti hanno avuto la forza e il coraggio di avere una visione più approfondita sulla loro vita. Come capita nei pellegrinaggi: è vero che uno può cambiare a casa propria, ma è anche vero che, in un posto diverso, siamo diversi anche noi, e quindi siamo stimolati a rimetterci in gioco. Infine, diventa importante non essere “autodidatti”: bisogna avere il coraggio di farsi accompagnare, inserendo l’esperienza della Gmg all’interno del proprio contesto di vita. Altrimenti il rischio è che sia solo una parentesi: l’ho vissuta, mi ha emozionato e mi è piaciuta oppure no, è finita e la mia vita va avanti come prima».
In questi eventi emerge il volto giovane della Chiesa, che magari a casa nostra non si nota…
«Da una parte, occorre far sì che i giovani si sentano a casa all’interno della Chiesa e che la loro presenza sia visibile. Dall’altra, anche i giovani devono vedere nelle nostre comunità il luogo in cui sono chiamati a essere costruttori. Serve il coraggio di chi dice: “Anche se intorno e dentro di me vedo tanta fatica e magari forme di deserto spirituale, non mi demoralizzo e provo a dare il mio contributo”».
Il tuo invito a vivere questo percorso?
«Abbiate il coraggio di andare oltre le paure, i pregiudizi, la tentazione di adattarsi alla massa. E il coraggio di quel “Io ho vinto il mondo” è anche l’occasione per dire: “Quel pezzo di mondo che mi impedisce di rifiorire è dentro di me, e lo devo sconfiggere”. Nella misura in cui faccio questo cammino incontrando Cristo, avrò la forza di sconfiggere quel mondo che in me non si apre a Lui e che mi impedisce di fare scelte importanti. Poi c’è l’incontro con il Papa, che è il successore di Pietro. Sarà un’occasione speciale ed è certamente un tassello importante della sua missione: aiutare la Chiesa a essere segno e testimone di quella “pace disarmata e disarmante” che è diventata il suo tratto distintivo. Penso che il Santo Padre avrà in quell’occasione una forza grande per aiutare i giovani a essere coraggiosi testimoni di Cristo, nel tempo e negli spazi che vivono, valorizzando la cultura che essi possiedono».
La Voce Alessandrina Settimanale della Diocesi di Alessandria

