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Il campo estivo di Libera, tra l’ex casa del boss e Santa Croce

Cascina Saetta di Bosco Marengo

La casa del boss e la dimora del Papa, San Pio V, in un unico percorso: il campo estivo di “Libera” è durato dal 27 fino al 30 luglio, a Bosco Marengo. Dopo 15 anni dal sequestro della casa del boss della ‘ndrangheta, avvenuta nel 2005 nell’ambito di un’inchiesta legata al traffico di videopoker a Genova, l’immobile trasformato ospiterà il campo estivo di sensibilizzazione sui temi della criminalità organizzata. Per tre giorni nella cascina, intitolata al giudice Saetta e a suo figlio, si sono alternati laboratori e momenti di riflessione.

Attività su come allevare pesci in modo naturale e a produrre insalata senza pesticidi, sfruttando il riciclo dell’acqua, per non sprecarla. È il progetto sperimentale dell’acquaponica a cui Libera, associazione “Parcival” e Comune di Bosco Marengo hanno destinato la struttura. Si sono alternati laboratori e momenti di riflessione non solo nella cascina, che si trova in frazione Donna, ma anche nel complesso monumentale di Santa Croce e nel parco del Po e dell’Orba.

Per partecipare è stato obbligatorio indossare la mascherina, munirsi di borraccia, repellenti anti-zanzara, guanti e abbigliamento da lavoro, un paio di scarpe chiuse e il pranzo al sacco. Perché non era prevista l’erogazione di pasti e la residenzialità. Il campo si è rivolto ai maggiorenni, al costo di 30 euro. Il programma di arte, natura e innovazione sostenibile rende il via all’alba di una nuova collaborazione con l’Università del Piemonte Orientale, che il prefetto di Alessandria, Igino Olita, ha tenuto a battesimo nei giorni scorsi.

«In provincia di Alessandria i beni confiscati sono cinque, Alessandria è seconda solo a Torino per numero di parcelle, con Upo si valuteranno nuovi progetti condivisi di utilizzo sostenibile» ribadisce Olita, con l’auspicio di un riutilizzo altrettanto qualificante, ma più celere. La rinascita della casa di Bosco è stata sofferta, all’inizio le associazioni avevano proposto un allevamento di uova di quaglia a cura dell’associazione “Senape”, ma nella casa a confine non era visto di buon occhio questo tipo di attività.

Nel 2012 Parcival progettava un vivaio di rose, infine, nel 2016 con l’appoggio anche economico degli enti locali ha vinto l’innovazione con il progetto di acqua ponica. Nell’edizione 2020 si è rivissuta proprio la storia dell’immobile: «Tra i temi proposti, è stato messo un accento particolare al tema trasversale della condizione femminile in diversi Paesi, e al protocollo “Liberi di scegliere”, per conoscere le storie di quelle donne che hanno scelto di rompere i legami con le proprie famiglie mafiose, per intraprendere un nuovo percorso di vita, e scegliere un futuro diverso per sé e per i loro figli, spesso accompagnate da Libera» dicono dall’associazione contro le mafie. La cascina, infatti, era la casa di Concetta, moglie del boss. Ma non sono mancate riflessioni sull’attualità.

«Abbiamo cercato di comprendere insieme come le mafie stiano ristrutturandosi in questo periodo di crisi economica e sociale: un’occasione per leggere insieme quel che ci circonda e comprendere meglio la realtà in cui siamo immersi». Dalla mafia alla povertà, che è terreno fertile per la microcriminalità: «La crisi va combattuta attivamente con azioni di prossimità, rese ancora più necessarie dall’emergenza causata dal Covid-19, per non lasciare sole le persone più fragili».

Daniela Terragni

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