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Elogio della storia locale

“Alessandria racconta” di Mauro Remotti

Cultori di storia locale si nasce o si diventa? A mio parere, si tratta di un percorso graduale che, di solito, inizia da bambini ascoltando i racconti dei nonni a proposito di eroi veri o leggendari: il villico Gagliaudo che si fa beffe dell’imperatore Federico Barbarossa, le mirabolanti imprese del brigante Mayno della Spinetta, senza dimenticare il generale Desaix, artefice della vittoria napoleonica a Marengo.

Certo, come sottolinea Fausto Bima nella prefazione della sua Storia degli Alessandrini: «La storia di Alessandria è oggettivamente una storia minore […] in questa storia minore vi sono però elementi che non solo contribuiscono alla migliore conoscenza dei momenti di progresso o di regresso di un popolo ma si trovano degli episodi che hanno talvolta un valore di conferma talvolta di eccezione alle linee convenzionalmente accettate dalla storiografia ufficiale».

Infatti, negli oltre 850 anni di storia cittadina, molti alessandrini si sono distinti in campi diversi: cultura, politica, religione, sport… Nel Primo dizionario dei cittadini illustri, Piercarlo Fabbio rileva che: «Alcuni di loro rivivono nelle targhe delle vie della città, passano di voce in voce ad indicare spazi che hanno acquisito il loro nome in luogo dell’anonimato».

Il cultore di storia locale è quindi un ricercatore curioso che approfondisce la materia soprattutto attraverso la lettura di libri scritti da noti autori. Personalmente consiglio, oltre alla citata opera di Bima, i seguenti testi: Alessandria. Compendio di Storia Municipale a cura di Piero Angiolini, La città mia di Nicola Basile, Lineamenti di storia alessandrina di Fausto Miotti e Alessandria da scoprire di Claudio Zarri. Altre importanti fonti sono gli articoli pubblicati sulle pagine dei giornali locali (ricordo, in particolare, all’interno de Il Piccolo, la Microstoria alessandrina di Andrea Valentini) e sui magazine online, quali il blog Alessandria in Pista di CorriereAl (www.corriereal.info).

Inoltre, è essenziale partecipare alle attività di associazioni che mirano alla divulgazione della storia e delle tradizioni del territorio, come il Museo Etnografico della Gambarina (www.museodellagambarina.com) e il Circolo culturale I Marchesi del Monferrato (www.marchesimonferrato.it). Dunque, per provare a smentire, almeno in parte, i famosi “pochi clamori tra la Bormida e il Tanaro” di cui parlava Umberto Eco, ho cercato di riportare in questa rubrica di Voce i fatti (noti e meno noti) che hanno caratterizzato il corso degli eventi della nostra città.

Alessandria racconta, nata nel mese di ottobre 2016, raggiunge ora “quota 100”, ma – con il favore del direttore e dei lettori – non avrebbe ancora intenzione di andare in pensione.

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