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«Non pensavo che scienza e fede andassero così d’accordo»

Collegio Santa Chiara

«Devo ammettere che questo incontro mi ha molto colpito: non pensavo che scienza e fede potessero andare così d’accordo». Federica Bella (nella foto) ha 24 anni, è iscritta alla Laurea magistrale in Scienze Chimiche all’Università del Piemonte orientale, è originaria di Vercelli e come studentessa del Collegio Santa Chiara ha partecipato all’incontro “Scienza e fede a confronto”, un appuntamento del ciclo “Non essere qui senza esserci”, organizzati appositamente per i residenti nella struttura della diocesi. Giovedì 24 febbraio il nostro Vescovo ha dialogato con il professor Paolo Pagani, ordinario di Filosofia Morale all’Università Ca’ Foscari di Venezia, proprio su questo argomento. L’incontro è stato fortemente voluto dall’equipe educativa del Collegio, dato che molti studenti ospiti, come Federica, sono iscritti a facoltà scientifiche e da don Giuseppe Biasiolo, che ha moderato l’incontro. Anzitutto siamo andati a raccogliere le impressioni dei ragazzi, per capire se il rapporto tra scienza e fede rappresenti ancora una questione interessante.

Federica, puoi spiegarci in sintesi come è stato organizzato l’incontro?

«La serata si è svolta come un dialogo tra tre partecipanti: don Biagio si è posto delle domande, che ha girato al Vescovo e al professor Pagani. Entrambi hanno risposto, esponendo il loro punto di vista. L’impronta è stata di carattere filosofico e la domanda di fondo a cui si è cercato di dare risposta è stata questa: “Scienza e fede sono due linee parallele o possono incontrarsi?”».

E per te è stato un momento interessante?

«Devo ammettere che alcune risposte sono risultate per me abbastanza complicate: in alcuni punti ho fatto un po’fatica a seguire il discorso. Ma un aspetto mi ha colpito molto: scoprire quanti uomini di scienza del passato fossero anche persone di grande fede. Delle posizioni di Galileo ero a conoscenza anche io, ma che per esempio il matematico Joseph-Louis Lagrange fosse credente non ne avevo la minima idea».

Che cosa hai trovato di utile per la tua vita in tutto questo?

«Io personalmente pensavo che scienza e fede fossero due mondi paralleli e distinti, ma il professor Pagani mi ha acceso “una scintilla” quando ha detto che una è la continuazione dell’altra».

Puoi spiegarci meglio questo punto?

«Mi è rimasto impresso l’esempio degli studi sul cervello umano: sappiamo dell’esistenza delle sinapsi, ovvero i punti di contatto tra due cellule nervose che servono per propagare gli impulsi nervosi e passare le informazioni, ma questo non basta a spiegare il concetto di “anima” dell’uomo. Ho capito che questioni di questo tipo possono essere comprese cambiando sguardo. Essendo io una “chimica pura” facevo fatica a considerare questo aspetto: ora è come se mi si fosse aperto un mondo. Sono una donna di scienza e sono quindi sicura che con l’aiuto della tecnologia l’uomo potrà arrivare molto lontano, ma penso che alcune cose (come l’esempio dell’anima di cui sopra) non potranno mai essere spiegate solo con gli strumenti che la mentalità scientifica mette a disposizione, per quanti progressi si possano fare».

Dopo questo incontro è cambiato qualcosa, quindi?

«Io ho tutti i sacramenti, la mia famiglia me li ha fatti fare, ma ho smesso di frequentare la Chiesa perché lì non ho trovato risposte alle mie domande. Credo in qualcosa di superiore a noi, ma non saprei ben definire di quale Dio si tratti: devo mettermi a capire meglio. Magari arriverò alla conclusione che non farà per me, ma almeno potrò dire di aver considerato seriamente la questione. La fede per me è sempre stata qualcosa astratto, ma ho sentito molte persone dire, a proposito della loro conversione religiosa, “questo mi ha cambiato la vita”. Io vorrei capire davvero se funziona proprio così. A questo proposito, mi è rimasta in mente una frase che ha detto il Vescovo durante l’incontro: “Bisogna provare in prima persona, mettersi in gioco”. Voglio raccogliere questo invito, perché è lo stesso che mi ha fatto mio padre quando ha provato a spiegarmi come fa lui a credere in Dio. A parole ci si riesce, ma fino a un certo punto».

Come possiamo conoscere l’uomo? Il commento di don Biagio

Don Giuseppe Biasiolo, parroco di Bosco Marengo e Frugarolo, ha fortemente voluto questo incontro. Gli abbiamo chiesto che cosa desiderava che i ragazzi si portassero a casa dalla serata.

Come ti è sembrata l’accoglienza dei ragazzi al tema “Scienza e fede”?

«Sono molto contento che gli studenti del Collegio abbiano partecipato: per il prossimo incontro credo che sia importante lasciare più spazio proprio alle loro domande. Ci tenevo molto ad organizzare questo momento per loro perché già cinque anni fa, quando ero addetto alla pastorale universitaria con il professor Angelo Teruzzi, abbiamo messo in piedi un intervento simile: lì ho proprio toccato con mano la mentalità “scientista” degli studenti, un modo di pensare che fa passare la fede come un sentimento e non un prodotto della ragione. Secondo questa concezione, la fede è una questione privata e “intimista”: se ce l’hai o meno è affar tuo, quello che conta è il metodo scientifico, unico metro di analisi della realtà. I ragazzi sono vittime di questa concezione, che i professori al liceo passano loro: in università si radicalizzano queste convinzioni. Il mio scopo nel proporre al Collegio questo incontro è stato quello di cercare di infrangere questo sentire comune».

Qual è stato il messaggio più importante per gli studenti di tutto quello che si è detto nella serata secondo te?

«Il punto chiave toccato dal professor Pagani è stato quello di far capire ai ragazzi che non c’è incompatibilità ma neanche estraneità tra i due mondi, anzi: molti dei cultori di scienza seri del passato erano anche uomini di fede. Nelle domande che ho provocatoriamente fatto all’inizio ho insistito su un concetto: “La conoscenza scientifica, le scienze sperimentali, sono esaustive per la conoscenza di noi stessi?”. In altre parole, dopo che ho analizzato il cervello in tutte le sue molecole, posso dire di conoscere totalmente l’uomo? Quando la genetica e la robotica avranno toccato le vette più alte, saremo in grado di riprodurre esattamente un uomo? Il filosofo ha risposto di no: per cogliere l’essenza dell’essere umano nella sua totalità, manca una finestra sull’Infinito, manca il rapporto con Dio».

Zelia Pastore

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