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Imparare dagli altri che si può sopravvivere (anche) agli esami

Collegio Santa Chiara

«Sono felice che ci siano questi appuntamenti con cadenza regolare. Mi fa piacere seguirli: sono momenti in cui si tira il fiato dallo studio, ci si confronta a vicenda, si imparano cose sugli altri ma anche grazie agli altri che vivono qui». Chi parla è Andrea Calabrese, ha 19 anni e viene da Messina. È fresco di diploma all’istituto tecnico economico e ora si è iscritto al primo anno di giurisprudenza all’Upo. «Da grande vorrei diventare avvocato, o comunque lavorare in un ufficio legale». A lui abbiamo chiesto il suo punto di vista sull’incontro “Sessione d’esami: la fatica come opportunità” di cui abbiamo parlato nello scorso numero di Voce assieme alla direttrice Carlotta Testa.

Andrea, partiamo dalla tua storia: perché sei venuto a vivere al Santa Chiara?

«Io e mio papà eravamo alla ricerca della sistemazione migliore per me ad Alessandria: cercavamo un appartamento e ci siamo imbattuti nel Collegio. L’offerta ci era sembrata vantaggiosa, il luogo molto bello: sono entrato a settembre. In casa sicuramente hai più privacy, ma sei anche più isolato. Sono contento della scelta che abbiamo fatto: i primi giorni in Università non ho conosciuto nessuno ma qui per forza di cose sono stato “obbligato” a socializzare, anche solo nei momenti in cui si mangia insieme, volente o nolente, diciamo»

E come ti trovi oggi in Collegio?

«Devo ammettere che mi sto trovando meglio di quanto mi aspettassi, grazie soprattutto alle persone che ho incontrato. Essendo un ragazzo molto introverso, mi trovo obbligato in un modo o nell’altro a parlare. Per certi versi è come fare un corso di teatro: invece che salire sul palco, devo interagire con chi vive qui. Un altro aspetto estremamente positivo è il fatto che se dovessi avere qualsiasi problema, so che Carlotta o qualcuno dell’équipe è sempre pronto a rispondermi: di carattere chiedo raramente aiuto, ma sapere che posso contare su qualcuno mi fa davvero piacere. Abbiamo persino un gruppo di Whatsapp del Collegio».

Che cosa ti piace della vita qui?

«Apprezzo molto la possibilità che abbiamo di studiare insieme e di confrontarci. Per esempio, molti miei compagni studiano biologia e chimica: a loro mi capita di chiedere qualche consiglio medico, approfondimenti riguardanti le cose che studiano: imparo sempre qualcosa di nuovo. La struttura poi mi piace molto: è ampia, con un bel cortile recintato che mi fa sentire molto al sicuro».

Passiamo ora all’incontro di comunità di giovedì 27 gennaio: ci potresti raccontare brevemente di cosa si è parlato?

«Il tema portante dell’incontro è stata la sessione invernale che stiamo vivendo: abbiamo parlato di come affrontarla e come superarla, cosa fare se vieni bocciato, di come è normale che sia un periodo stressante ma anche un traguardo che può portare grandi soddisfazioni».

E tu, come stai affrontando la sessione d’esame dopo questo confronto?

«Trattandosi della mia prima sessione d’esame, sono molto emozionato ma anche un po’ disorientato. Credo sia normale, come ho capito ascoltando gli interventi durante la serata del 27: bisogna ingranare, un po’ di ansia all’inizio è del tutto legittima, sarebbe strano non averne. Ma avere un confronto con i ragazzi non più alle prime armi è stato molto rassicurante».

Cosa hai appreso di utile per la tua vita dopo questa serata?

«Non ho ancora “metabolizzato” tutto, ma mi ha colpito molto il “come” reagire di fronte a un’ingiustizia o a una bocciatura. In sintesi, i professori Lizzadri e Teruzzi ci hanno detto che non bisogna focalizzarsi su questo momentaneo stop: non serve rattristarsi o assolutizzare questo momento ma bisogna andare avanti senza arrendersi alla prima difficoltà».

Cosa hai imparato dai coetanei?

«Che con il tempo le cose diventeranno più facili. All’inizio il periodo di esami può essere visto come un muro invalicabile ma con il tempo può abbassarsi… o noi possiamo diventare bravi a scavalcarlo».

Zelia Pastore

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