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Tre libri per un’estate di qualità

“La recensione” di Fabrizio Casazza

Le edizioni Ares propongono tre stimolanti libri, che possono accompagnare le meditazioni estive. In L’uomo oltre l’umano (pp 127, euro 16) sono raccolte un’omelia del 1439 e una lettera del 1463 di Niccolò Cusano, che è il nome latinizzato dal tedesco di Nikolaus Cryfftz. Nato nel 1401, studente presso le università di Heildelberg, Padova e Colonia, canonico in diverse città, protagonista del concilio di Basilea, legato pontificio, cardinale dal 1448, vescovo di Bressanone dal 1450, vicario generale del papa umanista Pio II dal 1458 alla morte, avvenuta nel 1464. È sepolto a Roma nella basilica di cui fu titolare, san Pietro in Vincoli. Come spiega nella Presentazione Matteo Andolfo, che ha curato questa nuova edizione aggiornata dopo la precedente del 1966, il pensiero di Cusano è utile per muoversi nell’attuale contesto di relativismo poiché, pur non escludendo l’esistenza di una verità oggettiva, non pretende che le singole opinioni possano esprimerla in maniera assoluta.

A proposito di contesto attuale don Carlo De Marchi, vicario segretario della Prelatura dell’Opus Dei per l’Italia, in Fammi innamorare della mia vita (pp 158, euro 15), offre alcune agili e sapide meditazioni sulla preghiera (che «non è un commercio ma una relazione»), il riposo (che porta a vivere volentieri la propria esistenza), la fiducia (per lasciarsi trovare da Dio e risorgere ogni giorno con lui in Cristo), il dolore e la riconciliazione (per vedere la realtà con una luce nuova, quella della speranza pasquale), la lotta e l’amore (impegnandosi a mettercela tutta perché il Signore possa far fruttificare la vita di ciascuno, anche nei suoi modi a volte imprevedibili). Insegnamenti preziosi per impostare bene le piccole ma decisive prassi della vita spirituale e morale.

Di drammatica attualità è infine La piccola Chiesa nella grande Russia (pp 190, euro 16), che riporta la conversazione tra il giornalista Riccardo Maccioni, caporedattore del quotidiano Avvenire, e l’arcivescovo Paolo Pezzi, Metropolita cattolico a Mosca. Originario di Russi, paese della diocesi di Faenza-Modigliana, durante il servizio militare conosce alcuni commilitoni appartenenti al movimento di Comunione e Liberazione (CL), che segnerà per sempre la sua vita. Infatti decise di entrare in quella che ora è una Società di Vita Apostolica di diritto pontificio, collegata a CL, la “Fraternità Sacerdotale dei Missionari di San Carlo Borromeo”, fondata da monsignor Massimo Camisasca, attualmente vescovo emerito di Reggio Emilia-Guastalla, di cui, dopo aver ricevuto l’ordinazione presbiterale nel 1990, fu segretario fino al 1993.

In quel medesimo periodo consegue la licenza in teologia pastorale, appena prima di essere inviato come sacerdote in Siberia prima e a Mosca e San Pietroburgo poi come rettore del seminario; nel mezzo una parentesi a Roma come vicario generale della Fraternità. Nel 2007 Benedetto XVI lo nomina Pastore della comunità cattolica di Mosca. Il suo stile nel ministero di arcivescovo? Il primo modo è «di non concepirsi come un governatore, ma come un pastore. E il pastore anche il suo nome lo rileva dalle pecore. Non esiste un pastore senza pecore. E non si governa qualcosa che non esiste. Si governa da pastore un gregge» (p. 45). Inevitabile un riferimento al rapporto con gli Ortodossi: la base «è abbastanza indifferente e diffidente» (p. 11), mentre l’incontro del 2016 tra papa Francesco e il patriarca Kirill «non ha lasciato tutto come prima ma non ha portato neppure a un significativo avvicinamento» (p. 107). Tra riflessioni filosofiche, spunti di meditazione, confronto con l’attualità c’è materiale di alta qualità da cui lasciarsi ispirare.

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