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Anno pastorale e Anno liturgico: iniziare insieme per ripartire

Novità in Diocesi: parla monsignor Guido Gallese

Eccellenza, ci saranno altre novità in Diocesi, dopo quelle che abbiamo raccontato la settimana scorsa su Voce. Da dove partiamo?

«Come tutti gli anni scriverò una Lettera, cercando di fornire ulteriori riflessioni sulle Unità pastorali. Ed ecco la prima novità: quest’anno abbiamo pensato di appaiare il cambio delle Unità pastorali con un altro genere di cambiamento…

Quale cambiamento?

«Faremo coincidere l’inizio dell’Anno pastorale con l’inizio dell’Anno liturgico. Quindi la prima domenica di Avvento, il 27 novembre, inizierà il nuovo Anno pastorale, che si concluderà con la festa di Cristo Re, ossia la domenica che precede la prima di Avvento».

Perché questa scelta?

«Perché è bene che una comunità segua il flusso della vita pastorale insieme con la Liturgia: l’attesa del Signore, il Natale, il tempo ordinario, la Quaresima, preparazione alla passione, morte e risurrezione del Signore, il tempo Pasquale fino alla Pentecoste, il tempo ordinario fino al ritorno del Signore alla fine dei tempi (solennità di Cristo Re). Organizzare la vita pastorale di una parrocchia sull’Anno liturgico non è uno sfizio estetico, ma è il ripercorrere insieme, rivedendoli ogni anno in modo sempre più approfondito, i Misteri che caratterizzano la nostra vita di salvati. Ci stacchiamo dal calendario scolastico, dunque: il nostro punto di svolta non sono le vacanze estive o il capodanno, ma il punto che segna veramente un cambiamento per noi è l’Anno liturgico. Quindi anche le vacanze fanno parte del cammino della Chiesa nel Tempo ordinario, che è fatto di lavoro e di vacanza. Così anche i centri estivi diventeranno, ancora di più, una questione pastorale e non semplicemente un “parcheggio”, come a volte può accadere».

Da qui al 27 novembre, liberi tutti?

«Adesso dettaglieremo il cammino da fare, ma chiaramente ci saranno delle attività volte a preparare l’inizio delle Unità pastorali, in modo adeguato».

Nei giorni scorsi lei ha presentato queste novità ai sacerdoti della Diocesi. Che reazioni ci sono state?

«La reazione dei sacerdoti, presenti in buon numero nonostante lo scarso preavviso e il tempo poco propizio (tra campi e riposo personale), è stata di ascolto attento e di interazione volta alla comprensione. Chiaramente è tutto in divenire perché il nostro cammino non è qualcosa di preconfezionato, ma un’interazione con lo Spirito Santo e la comunità nella quale scopriremo cosa il Signore vuole realizzare tra noi».

Quando presenterà la sua nuova Lettera pastorale?

«La presenterò il 10 settembre in Cattedrale. Il titolo non l’ho ancora deciso, ma il cammino sarà simile a quello dei primi due discepoli di Gesù: “Venite e vedrete!”».

E dopo la presentazione?

«Il cammino sinodale continuerà per accompagnare l’avvio delle Unità pastorale. Ci saranno degli incontri che si svolgeranno in quel periodo e accompagneranno alcuni passaggi. Per esempio, la prima cosa che verrà impostata, a livello di Unità pastorale, sarà proprio l’iniziazione cristiana».

Quindi chi ha fatto il catechista fino a oggi, dal 10 settembre non lo farà più?

«No, ma ho l’idea che dovremo parlarne con l’Ufficio catechistico, i parroci e i catechisti per ritrovare le modalità di fare l’iniziazione cristiana in modo diverso».

Qual è il suo catechista ideale?

«Un catechista ideale è una persona testimone di Cristo, come dovrebbe essere un cresimato. Il catechista ideale è un testimone di una gioia che ha voglia di comunicare agli altri, ed è espressione di una comunità. Non è uno a cui appalto l’iniziazione cristiana, e dico: “Occupatene tu, così noi siamo a posto…”. Davvero vorrei che le Unità pastorali si riappropriassero di questo ministero laicale dell’annuncio, nei confronti degli adolescenti che si preparano a ricevere i sacramenti dell’iniziazione cristiana».

Qualcuno potrebbe dire che nelle parrocchie ci sono pochi laici.

«Sicuramente mettendoci insieme i numeri aumenteranno, e poi troveremo il modo per stimolare altri membri della comunità cristiana a venir fuori e a fare questo servizio, per comunicare la loro gioia. Ma io sono convinto che lo Spirito ci aiuterà, perché suscita le cose».

Vuole aggiungere qualcosa riguardo a questi cambiamenti per il nuovo Anno pastorale?

«È un qualcosa in divenire di cui bisognerà parlare molto, perché stiamo facendo un cammino sinodale. E quindi… vedremo come andrà a finire!».

Andrea Antonuccio

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