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L’Eucarestia su richiesta?

Lettere al direttore

Alcune riflessioni da parte di un lettore

Gentile Direttore,
scrivo in merito alla lettera a Lei indirizzata, pubblicata sull’ultimo numero di Voce e (con l’umiltà di non saperne a sufficienza, ma per questo appoggiandomi agli insegnamenti di chi ne sa più di me) in merito alla risposta del nostro Vescovo (leggi anche Non abbiate paura di quelli che uccidono il corpo). Trovo che concedere l’Eucaristia fuori dalla celebrazione eucaristica, quando ciò avvenga “su richiesta” come di fatto è detto possibile per questi giorni, sia in sé un controsenso: l’Eucaristia “è” la Messa. Fuori dalla Messa, si conceda, certo, la comunione ai malati e a quanti non possono muoversi, come avviene d’abitudine grazie ai ministri straordinari.

Ma, in questo contesto, concederla “su richiesta”, su ordinazione, solo perché per qualche giorno non è possibile celebrare Messa, mi sembra davvero eccessivo. L’ostia consacrata, il corpo di Cristo, rischia di diventare un feticcio, da cui non ci si riesce a staccare. A scanso di equivoci, non si dica che invito a “staccarsi” dall’Eucaristia, non è quello il senso. Conosco la forza che dona il sacramento eucaristico: fa parte della mia vita, del mio servizio, della vita della mia Comunità, e ne è la parte più importante, quella da cui scaturisce tutto il resto, a partire dai fecondi legami di relazione che ci uniscono, e che proprio l’Eucaristia crea e rigenera, rendendoli sempre vivi e sempre nuovi. Proprio per questo ritengo eccessiva e forse potenzialmente fuorviante, per chi non abbia strumenti per capirla, una scelta che vada nella direzione auspicata dalla lettrice e concessa dal Vescovo. Cristo è nell’Eucaristia, ma è anche (e soprattutto!) nel prossimo.

Se non possiamo nutrirci del suo corpo, possiamo prendercene comunque cura, in ogni momento, in chi abbiamo accanto. Il non riuscire a “staccarsi” da una particola, come (sembra) unico veicolo di Cristo, proprio in un tempo liturgico che ci mette alla prova e ci chiede rinunce, trovo sia quasi pericoloso per la vita spirituale. […] La ringrazio in anticipo per la disponibilità e l’apertura con cui, sono certo, avrà accolto queste mie righe, che comprendo troppo lunghe per essere pubblicate per intero e forse anche solo in parte.
Cordiali saluti,

Tommaso Brondolin

La risposta

Gentile Tommaso,
pubblico la sua lettera nella speranza che possa essere spunto di confronto e riflessione per tutti, in un clima di disponibilità e correzione fraterna. Anch’io ho la mia opinione sull’argomento, ma per ora la tengo per me. Questo spazio è vostro, cari lettori: diteci che cosa ne pensate.

Per le vostre domande e curiosità mandateci una mail scrivendo a direttore@lavocealessandrina.it

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